Notifica effettuata da un ufficiale giudiziario territorialmente incompetente: è nulla?

In materia di notificazione a mezzo posta e competenza territoriale dell’ufficiale giudiziario, la Suprema Corte di Cassazione potrebbe dar vita ad un revirement, sconfessando il consolidato orientamento che ritiene nulla la notificazione eseguita, a mezzo posta, da ufficiale giudiziario territorialmente incompetente.

Difatti con l’ordinanza n. 179 del 8 gennaio 2018, la II Sezione civile ha trasmesso gli atti al Primo Presidente – per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite – ritenendo la questione sottopostale di particolare importanza, impattando su qualsiasi tipologia di contenzioso e rendendosi necessario un coordinamento con ulteriori recenti pronunce della stessa Corte.

La vicenda prende il via da una controversia in materia di pagamento di penale per il ritardo nella consegna di opere di ristrutturazione. La società di costruzioni, ricevuto il decreto ingiuntivo, proponeva opposizione. Senonché il Tribunale, decidendo in contumacia dell’opposta, accoglieva l’opposizione e revocava il decreto. L’opposta proponeva appello, ma la Corte d’Appello di Firenze lo rigettava, con sentenza del 4/11/2013. Ed è proprio tale sentenza a contenere importanti novità.

Tra i motivi per i quali era stato proposto appello, il più rilevante era la supposta nullità della sentenza, contestandosi la validità della notifica dell’atto di citazione in opposizione in quanto effettuata da un ufficiale giudiziario territorialmente incompetente. La Corte d’Appello, contraddicendo il pacifico orientamento sul punto, come riporta la Cassazione, ha ritenuto invece “che la notifica dell’opposizione a decreto ingiuntivo, ancorché eseguita da ufficiale giudiziario addetto a una sede differente da quelle di appartenenza, non sia nulla – in ciò consapevolmente ponendosi di contrario avviso rispetto a giurisprudenza consolidata -, e ciò sia in quanto l’art. 160 cod. proc. civ. non annovera tale ipotesi fra le cause di nullità della notifica, sia in ogni caso in quanto la signora omissis non avrebbe mai contestato di aver ricevuto l’atto;”.

L’appellante – rifacendosi a consolidata giurisprudenza civile – sosteneva che la “notifica sia nulla in quanto sanabile dalla sola costituzione della parte in giudizio o dalla rinnovazione disposta dal giudice…”.

L’ordinanza al fine di ricostruire il quadro, tira le somme di quelle che sono gli orientamenti – non solo civili – giurisprudenziali sul tema.

La giurisprudenza civile è praticamente concorde nel ritenere che l’incompetenza per territorio dell’ufficiale giudiziario procedente costituisca motivo di nullità, sanabile, della notificazione sulla base del principio generale secondo il quale sono invalidi gli atti compiuti dal funzionario pubblico in assenza di poteri (cfr. Cass. n. 19834 del 19/09/2014, n. 14355 del 06/06/2013).

La nullità sarebbe sanabile esclusivamente con la costituzione in giudizio della parte, potendo in caso contrario il giudice disporre unicamente la rinnovazione della notifica (nel caso specifico, non essendo avvenuto nulla di ciò, la Corte d’Appello di Firenze – qualora si fosse conformata all’orientamento suesposto – avrebbe dovuto dichiarare la nullità della sentenza impugnata).

La Corte d’Appello ha motivato la sua decisione ritenendo che le cause di nullità delle notificazioni siano esclusivamente quelle previste dall’art. 160 cod. proc. civ., che le norme del d.p.r. n. 1229 del 1959 (competenza degli ufficiali giudiziari) avendo mero carattere organizzativo dovrebbero comportare esclusivamente conseguenze disciplinari e infine che nel caso di specie essendosi la notificazione realizzata a mezzo posta “sarebbe stato l’agente postale a certificare la consegna del plico, con atto che potrebbe ben essere considerato valido a prescindere da quello, meramente preparatorio, dell’ufficiale giudiziario territorialmente incompetente che ne ha richiesto l’invio;”. In ogni caso rileverebbe come sanatoria il raggiungimento dello scopo derivante dalla consegna, mai contestata da controparte.

L’Avvocato generale della Corte di Cassazione ha ritenuto condivisibili le argomentazioni svolte in sentenza dalla Corte d’Appello ed ha auspicato una rimessione alle Sezioni Unite.

La Seconda Sezione ha evidenziato come la giustizia amministrativa, abbia già da tempo orientamenti differenti rispetto a quella civile. La prima infatti ritiene che essendo la notifica completata dall’ufficio postale del luogo di residenza dell’intimato, nella fattispecie in discussione si tratterebbe esclusivamente di una mera irregolarità e non certo di nullità.

La Cassazione, inoltre, ricorda che la legge notarile sanziona in maniera espressa con la nullità l’atto posto in essere dal notaio fuori dal distretto della corte d’appello in cui è ubicata la sua sede.

In senso sfavorevole ad una modifica dell’attuale orientamento, parrebbero deporre sia la stretta connessione tra riparto territoriale e struttura retributiva degli ufficiali giudiziaria, sia il consolidato principio, in materia di attività certificativa, secondo il quale “i pubblici ufficiali, ai quali la legge elettorale conferisce il potere di autenticare le sottoscrizioni delle liste di candidati, siano legittimati ad esercitare il potere certificativo esclusivamente nel territorio di competenza dell’ufficio di cui sono titolari o al quale appartengono, con conseguenze invalidanti delle autenticazioni e, indirettamente, della idonea presentazione delle liste.”.

Non manca l’importante richiamo alla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 14916 del 20/07/2016, che ha ridefinito i confini dell’inesistenza della notificazione sancendo che sia “configurabile, in base ai principi di strumentalità delle forme degli atti processuali e del giusto processo, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto qualificabile come notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale nella categoria della nullità.”.

La Corte di Cassazione, nell’ordinanza in commento, ritiene sia fondamentale statuire se sia esistente la potestas dell’ufficiale giudiziario operante fuori dal territorio assegnatoli. Questo a maggior ragione alla luce della sopra citata sentenza delle Sezioni Unite, in quanto in caso negativo si avrebbe l’inesistenza dell’atto, determinandosi così una conseguenza ben più grave della nullità fino ad ora sostenuta.

Tuttavia, in una valutazione generale dello stato dell’arte sul sistema delle notificazioni, la Corte ha rilevato come negli ultimi anni ci siano state profonde evoluzioni, tali da far perdere sempre più spazio e importanza alla funzione notificatoria espletata dagli ufficiali giudiziari. Difatti da un lato sta crescendo l’utilizzo delle notificazioni tramite piattaforme telematiche e dall’altro sono sempre più coinvolti i difensori, abilitati quale organo notificatore senza limiti di competenza territoriale.

Non mancano da ultimo richiami al diritto dell’unione europea e più in generale alla situazione degli stati membri. Emerge sotto vari aspetti come non sarebbe errato riflettere sul corretto genus nel quale far ricadere una notificazione effettuata secondo le modalità in discussione.

Alla luce della puntuale ricostruzione svolta, la Seconda Sezione è giunta così a concludere che “appaiono sussistere le condizioni per la rimessione degli atti al primo presidente, affinché valuti l’opportunità di assegnare la trattazione e la decisione del ricorso alle sezioni unite, atteso che le questioni sopra accennate possono qualificarsi, anche per l’impatto rilevante sul contenzioso di qualsiasi tipologia, oltre che per la necessità di effettuare un delicato coordinamento della soluzione con l’arresto nomofilattico n. 14916 del 2016, “di particolare importanza” ai sensi della predetta disposizioni di rito.”.

Ora quindi la parola passa al Primo Presidente. Cambierà l’orientamento?

Cass., Sez. II Civ., 08 gennaio 2018, ordinanza n. 179

Angelo Pasculli – a.pasculli@lascalaw.com

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