La notifica degli atti giudiziari alle società: aspetti critici

di Pietro Gobio Casali, in Giustizia Civile, n. 6/12, pag. 1523

L’art. 145 c.p.c. non indica come si debba procedere qualora non possa eseguirsi la notifica presso la SEDE E – NEL CONTEMPO – L’ATTO DA NOTIFICARE SIA PRIVO DEI DATI RELATIVI ALLA PERSONA CHE RAPPRESENTA L’ENTE; né la decisione in esame fornisce chiarimenti su questo punto.

Sorge, quindi, il dubbio se il notificante possa avvalersi anche oggi dell’indicazione giurisprudenziale, relativa alla precedente formulazione della norma, che legittimava, direttamente nei confronti della società, la notifica agli irreperibili ex art. 140 c.p.c.. In effetti, se ciò non fosse ritenuto ammissibile, sarebbe difficile per l’istante completare il procedimento di notificazione, visto che in questo caso la giurisprudenza ritiene inapplicabile l’art. 143 c.p.c.

D’altronde, nei casi in cui sia impossibile la notifica presso la sede – senza che si conosca quella effettiva – e l’atto sia privo dell’indicazione del legale rappresentante, l’istante rischierebbe di entrare in una fase di stallo, dalla quale le norme non indicano chiaramente come uscire.

Come ricorda la Cassazione nel caso in esame, la notifica alle persone giuridiche può essere effettuata tramite il servizio postale, ai sensi, dell’art. 149 c.pc., non essendovi alcuna previsione di legge ostativa: si applica quindi la disciplina speciale prevista dalla l. n. 890 del 1982.

Sul punto la decisione precisa, però, che la notifica a mezzo posta può essere effettuata, se dall’atto risultino gli elementi identificativi del legale rappresentante, soltanto mediante consegna a persone abilitate a ricevere il piego, “mentre deve escludersi la possibilità del deposito dell’atto e dei conseguenti avvisi che costituiscono formalità equivalenti alla notificazione ex art. 140 c.pc.”.

Va, però, tenuto conto che il legale rappresentante, o la persona incaricata di ricevere le notifiche, possono ritirare personalmente l’atto proprio a seguito del suo deposito presso l’ufficio postale e dell’invio del relativo avviso ex art. 8 l. n. 890 cit., con la conseguenza che l’affermazione della Suprema Corte dovrebbe valer solo per l’ipotesi in cui al deposito del plico non segua il suo ritiro.

Peraltro l’enunciato della Cassazione appare comunque discutibile visto che, una volta ammessa la notifica alle società tramite il servizio postale, si dovrebbe applicare la relativa disciplina e quindi pure il comma 4 dell’art. 8 cit., secondo cui – nel caso di mancato recapito per assenza del destinatario o delle persone legittimate – la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla spedizione dell’avviso del postino o dal ritiro del piego, se anteriore.

La decisione in oggetto, oltretutto, esclude la possibilità del deposito dell’atto e dei conseguenti avvisi postali “se dall’ atto risultino indicati gli elementi identificativi del legale rappresentante

Pertanto, si dovrebbe dedurre a contrario che la notifica postale per compiuta giacenza sia invece valida quando tali elementi manchino, ciò che comporterebbe evidentemente una illogica disparità (che dipende esclusivamente dalla scelta discrezionale di inserire o meno nell’atto i dati del rappresentante).

(Walter Pirracchio – w.pirracchio@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Con ordinanza n. 24081 emessa in data 3 ottobre 2018, la Suprema Corte si è pronunciata nuovamente ...

Diritto Processuale Civile

La Suprema Corte si è espressa di recente in tema di compensazione delle spese legali, ponendo di f...

Diritto Processuale Civile

Il Giudice che, nel pronunciare la sentenza ometta totalmente di indicare una delle parti costituite...

Diritto Processuale Civile