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La mediazione diventa stabile e pensa a estendersi

La mediazione obbligatoria diventa stabile. Con l’approvazione definitiva della manovra (decreto legge 50, convertito in legge dal Senato giovedì scorso), la mediazione esce infatti dal periodo di sperimentazione di quattro anni, che sarebbe terminato il prossimo 21 settembre. Ma la messa a regime non chiude il cantiere aperto intorno alla conciliazione.

L’istituto
L’obbligo di cercare un accordo di fronte a un mediatore prima di agire in giudizio in alcune materie civili e commerciali è stato introdotto nel 2013. Si è trattato, in verità, di un ritorno. Il primo tentativo di imporre la mediazione come «condizione di procedibilità» in giudizio risale infatti al 2010; ma le disposizioni del decreto legislativo 28 che contenevano l’obbligo erano state bocciate dalla Corte costituzionale perché erano andate oltre i limiti della delega.
La mediazione oggi va tentata prima di iniziare una causa in diverse materie: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno da responsabilità medica e da diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. E dal mediatore i litiganti devono presentarsi assistiti dai rispettivi avvocati.
È quest’ultima una delle principali novità introdotte nel 2013, anche con l’intento di recuperare il dialogo con una parte del mondo forense che inizialmente aveva espresso riserve nei confronti della mediazione obbligatoria. Peraltro, la Corte di giustizia Ue, con la sentenza 457 depositata il 14 giugno scorso, ha precisato che l’assistenza legale in mediazione non può essere obbligatoria per i consumatori; questo perché il vincolo contrasta con la direttiva 11/2013.
Quali sono stati gli effetti della mediazione obbligatoria in questi primi anni di operatività? Senz’altro ha contribuito a chiudere le liti fuori dai tribunali; è vero che il “tasso di successo” può apparire limitato, ma sale se le parti decidono di partecipare attivamente al procedimento svolgendo effettivamente la mediazione. In base agli ultimi dati del ministero della Giustizia, delle quasi 52mila controversie approdate di fronte agli organismi di mediazione nei primi tre mesi del 2017, l’11,5% si è concluso con un accordo; ma la percentuale sale al 42,2% se si considerano solo i casi in cui le parti, superato il primo incontro, restano al tavolo negoziale ed entrano effettivamente in mediazione.
In futuro l’impatto della mediazione dovrà essere valutato con attenzione. La manovra prevede indatti che dal 2018 il ministro della Giustizia dovrà riferire annualmente al Parlamento sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti con l’obbligatorietà.

Le prospettive
La mediazione resta al centro di riflessioni e progetti di riforma. Sono infatti allo studio ipotesi di ampliamento delle liti soggette all’obbligo di conciliazione e di revisione della disciplina, alla luce dell’esperienza di questi anni e degli orientamenti della giurisprudenza, che hanno fatto emergere alcuni problemi interpretativi ma anche l’evoluzione di buone prassi per l’effettività della mediazione.
La commissione del ministero della Giustizia, presieduta da Guido Alpa, ha proposto infatti di estendere la mediazione obbligatoria ai rapporti “di durata” o che comunque comportano relazioni durature, alle controversie in materia di società di persone, ai contratti d’opera, di opera professionale, di appalto privato, franchising, leasing, fornitura e somministrazione, concorrenza sleale “pura”, trasferimento di partecipazioni sociali di società di persone, con un limite di 250mila euro per le controversie di competenza del tribunale delle imprese.
Resta da verificare se, in questo scorcio di legislatura, le proposte della commissione Alpa troveranno un canale per concretizzarsi. Una chance potrebbe essere rappresentata dal disegno di legge delega sulla giustizia civile, all’esame (da oltre un anno) della commissione Giustizia del Senato.
Se l’ampliamento del raggio d’azione appare incerto, quel che invece sta senz’altro avvenendo è il cambio culturale legato alla conciliazione. E dopo la svolta segnata dal congresso forense dello scorso anno, che è stato proprio dedicato alla possibilità di ottenere giustizia seguendo percorsi extragiudiziali, l’avvocatura assume un ruolo cardine non soltanto per l’efficienza e la qualità del processo, ma anche per la mediazione e per le altre procedure alternative al processo.

Marco Marinaro

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