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La May scende a patti con i Tory anti-Brexit e scongiura la rivolta

Ancora una volta un compromesso dell’ultima ora ha salvato Theresa May. Il dibattito in Parlamento sul Brexit Bill, la legge che punta a sostituire tutta la legislazione europea con leggi britanniche in vista dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, non ha portato alla sconfitta del Governo come previsto.
La legge ieri è tornata ai Comuni oberata da ben 15 emendamenti votati dalla Camera dei Lord. Una consistente pattuglia di deputati conservatori pro-Ue aveva minacciato di votare a favore delle modifiche e quindi contro la strategia della premier su Brexit. Una ribellione nei ranghi Tory avrebbe indebolito ulteriormente la May e inasprito lo scontro interno al partito tra i Brexiter più oltranzisti e i sostenitori di un’uscita “morbida” dalla Ue. Alla fine i deputati hanno votato per 324 voti contro 298 contro l’emendamento sul “voto significativo”, il più importante dei 15 e quindi il più pericoloso per il Governo. I Lord avevano concordato che spetta ai deputati l’ultima parola sull’accordo su Brexit, stabilendo una scadenza del 30 novembre entro la quale Londra dovrebbe raggiungere l’intesa con la Ue. Dopo quella data il Governo dovrebbe seguire le indicazioni del Parlamento. L’emendamento quindi avrebbe tolto potere all’Esecutivo dandolo ai deputati, che in teoria potrebbero anche optare per un secondo referendum su Brexit come molti chiedono. Una prospettiva inaccettabile per la May e giudicata «del tutto incostituzionale» da Downing Street.
Fino a ieri mattina una sconfitta sembrava probabile, a causa della profonda insoddisfazione di molti deputati conservatori per il modo in cui il Governo sta negoziando l’uscita dalla Ue senza consultare il Parlamento. Lo ha dimostrato il sottosegretario alla Giustizia Phillip Lee, che ieri a sorpresa ha dato le dimissioni, spiegando che la sua coscienza gli impedisce di sostenere un Governo che «continua a marginalizzare il Parlamento» e che preferisce quindi tornare semplice deputato per poter esprimere liberamente il suo dissenso sulla strategia su Brexit.
Sia la May che il ministro per l’uscita dalla Ue David Davis si erano rivolti direttamente ai possibili “ribelli” implorandoli di votare contro gli emendamenti per «non danneggiare la posizione negoziale britannica». L’ex leader del partito Ian Duncan Smith aveva avvertito che votare a favore avrebbe fatto cadere la May e quindi spianato la strada a un Esecutivo laburista. Le trattative tra Governo e deputati conservatori sono continuate apertamente in Parlamento fino al momento del voto.
Alla fine la mossa decisiva che ha evitato la sconfitta è stata l’idea di Dominic Grieve, deputato Tory pro-Ue, di promettere ai ribelli che in autunno, se il Parlamento voterà contro l’accordo raggiunto dal Governo su Brexit, entro una settimana ci sarà una nuova mozione parlamentare a riguardo che i deputati potranno votare o emendare. Il compromesso sembra avere convinto quasi tutti i ribelli conservatori: hanno votato contro solo Anna Soubry e l’ex ministro del Tesoro e della Giustizia Ken Clarke. La giornata che avrebbe potuto essere funesta per il Governo si è alla fine conclusa positivamente e la sterlina si è rafforzata sia contro il dollaro che contro l’euro.

Nicol Degli Innocenti

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