La Cassazione precisa il risarcimento dovuto alla Concedente a seguito della risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore nel leasing traslativo

Cass., 7 febbraio 2012, Sez. III, n. 1695

Massima: “Nell’ipotesi di leasing traslativo, vale a dire il contratto di locazione finanziaria finalizzato al trasferimento del bene, in caso di inadempimento dell’utilizzatore si applica la risoluzione del contratto ex articolo 1526 Cc, che tuttavia non detta criteri ermeneutici (come nel caso degli articoli 1362 Cc e seguenti sull’interpretazione dei contratti in base alla volontà dei contraenti), non potendosi non osservare che la disposizione rimette al giudice del merito l’apprezzamento di fatto circa il possibile esercizio del potere di riduzione dell’indennità convenuta: ne consegue che l’utilizzatore del bene inadempiente non può dolersi che il giudice non abbia disapplicato la clausola penale prevista dal contratto, sul rilievo che il cumulo fra essa e la restituzione del bene locato porterebbe asseritamente al concedente un’utilità complessivamente maggiore a quella che sarebbe scaturita dalla regolare esecuzione delle obbligazioni, laddove di fronte a una complessa economia contrattuale non conta quanto abbia pagato il contraente inadempiente per un uso limitato nel tempo del bene locato quanto invece quale sia stata la perdita subita dal contraente che abbia dato regolare esecuzione al contratto.” (leggi la sentenza per esteso)

Nella giurisprudenza vengono tradizionalmente distinte due tipologie di locazione finanziaria.

1) Il leasing caratterizzato dallo scopo di godimento, nel quale la durata del contratto viene commisurata all’ammortamento economico del bene, di cui le parti prevedono all’esito il completo deperimento, ove l’opzione finale d’acquisto costituisce un’opportunità di valore nominale sostanzialmente equivalente al valore reale. 2) Il leasing traslativo, caratterizzato invece dalla permanenza di un valore residuo del bene alla scadenza del contratto sensibilmente superiore all’importo dell’opzione.

In caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore nel primo caso (leasing di godimento) va esclusa la retroattività dell’effetto risolutivo ex art. 1456 c.c. e la Concedente ha diritto di incamerare i canoni maturati prima della risoluzione; nel secondo caso (leasing finalizzato al trasferimento del bene locato) posto che i canoni scontano una corrispettività ulteriore al semplice godimento del bene, in quanto anticipano la prestazione finale della controparte, si applica la regola dell’effetto retroattivo, in modo da coinvolgere anche i canoni già versati, salva la necessità di accordare al proprietario l’equo compenso previsto dall’art. 1526 c.c. per il godimento del cespite. Tale articolo prevede l’ipotesi in cui sia convenuto che le rate pagate restino acquisite al venditore a titolo di indennità e la possibilità che il Giudice riduca tale indennità.

A quest’ultimo riguardo la terza Sezione della Suprema Corte (sentenza n. 1695 del 7 febbraio 2012) ha sottolineato che è rimesso al Giudice l’apprezzamento di fatto circa il possibile esercizio del potere di riduzione dell’indennità convenuta.

Di conseguenza l’utilizzatore inadempiente non può dolersi che il Giudice abbia ritenuto di applicare la clausola penale prevista dal contratto cumulandola alla restituzione del bene locato asserendo che la Concedente otterrebbe in tal modo un’utilità maggiore a quella che sarebbe scaturita dalla regolare esecuzione delle obbligazioni contrattuali. La Cassazione ha precisato che di fronte ad una complessa economia contrattuale non conta quanto abbia pagato il contraente inadempiente per un uso limitato nel tempo del bene locato (utilizzatore) quanto invece quale sia stata la perdita subita dal contraente che abbia dato regolare esecuzione al contratto (concedente).

Il risarcimento può quindi non essere commisurato alla differenza necessaria per raggiungere il vantaggio che la Concedente si aspettava qualora il contratto fosse giunto alla naturale scadenza.

Su tali rilievi nel caso di specie la Corte ha pertanto disatteso il ricorso di un autotrasportatore, utilizzatore di otto autocarri oggetto di leasing traslativo, condannato nel precedente grado di giudizio a pagare un significativo conguaglio in favore della Concedente, oltre alla restituzione dei mezzi.

Si tratta peraltro di principio espresso in altre pronunce, anche dalla giurisprudenza di merito che ha osservato che, a seguito di risoluzione del contratto di leasing “traslativo” per inadempimento del conduttore, la Concedente deve restituire l’importo dei ratei corrispostigli salvo il diritto ad un equo compenso per l’uso della cosa, rilevando peraltro che quest’ultimo ben potrebbe essere ragguagliato all’importo dei ratei pagati (Trib. Parma, Sez. I, 21/6/2010).

(Francesco Giovanni Pagliari – f.pagliari@lascalaw.com)

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