La Cassazione precisa: il danno morale non è scomparso per assorbimento nel danno biologico ed il danno esistenziale deve essere liquidato nelle ipotesi di grave sconvolgimento dell’esistenza

Cass., 12 settembre 2011, Sez. III, n. 18641

Massima: "Deve ritenersi escluso che la modifica del 2009 della tabelle del tribunale di Milano, che la Corte di cassazione ha dichiarato applicabili, da parte dei giudici di merito su tutto il territorio nazionale, abbia cancellato la fattispecie del danno morale intesa come "voce" integrante la più ampia categoria del danno non patrimoniale: né avrebbe potuto farlo senza violare un preciso indirizzo legislativo, manifestatosi in epoca successiva alla sentenza delle Sezioni unite civili che ridisegnavano l'idea del pregiudizio non patrimoniale, indirizzo contenuto nei Dpr 37/2009 e 181/2009 dal quale il giudice, di legittimità e non, evidentemente non può in alcun modo prescindere in una disciplina (e in una armonia) di sistema che, nella gerarchia delle fonti del diritto, privilegia ancora la disposizione normativa rispetto alla produzione giurisprudenziale." (leggi la sentenza per esteso)

La terza sezione della Cassazione, occupandosi ancora una volta dei criteri di liquidazione del danno non patrimoniale, con la sentenza n. 18641/2011 ha precisato che né le note sentenze delle Sezioni Unite del 2008, né le recentissime sentenze n. 12408/2011 e n. 14402/2011, con le quali è stata sancita l’applicazione generale delle tabelle del Tribunale di Milano, hanno cancellato la fattispecie del danno morale.
In primis, la Corte ha affermato che le pronunce delle Sezioni Unite del 2008 “ad una più attenta lettura, non hanno mai predicato un principio di diritto funzionale alla scomparsa per assorbimento ipso facto del danno morale nel danno biologico, avendo esse viceversa indicato al giudice del merito soltanto la necessità di evitare duplicazioni risarcitorie”.

Inoltre, anche con le recentissime sentenze che hanno dato alle tabelle del Tribunale di Milano il ruolo di criterio generale di liquidazione del danno non patrimoniale, applicabile in tutto il territorio nazionale, la Cassazione non ha inteso eliminare il danno morale. Infatti, nella stessa relazione introduttiva alle tabelle milanesi del 2009 si precisa che l’Osservatorio per la giustizia civile di Milano, “a seguito del nuovo indirizzo giurisprudenziale, rilevata l’esigenza di una liquidazione unitaria e constatata l’inadeguatezza dei valori monetari finora utilizzati, propone la liquidazione congiunta del danno non patrimoniale conseguente alla lesione permanente della integrità psicofisica suscettibile di accertamento medico legale e del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di dolore, sofferenza soggettiva in via di presunzione in riferimento a un dato tipo di lesione, vale a dire la liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo di danno biologico standard, personalizzazione del danno biologico, danno morale”.

É chiaro, quindi, che i valori indicati nelle attuali Tabelle milanesi non sono altro che la somma di quanto, sempre nei casi standard, si dovrebbe liquidare a titolo di danno biologico e a titolo di danno morale.

Pertanto, la sentenza 12408/2011 che ha stabilito che le tabelle milanesi debbano costituire un criterio paralegislativo di valutazione al quale i giudici di merito dovranno attenersi nella liquidazione del danno non patrimoniale, non ha operato la cancellazione del danno morale.

Peraltro la Cassazione, in un sistema delle fonti del diritto che privilegia la disposizione normativa rispetto alla produzione giurisprudenziale, dopo l’emanazione dei due DPR n. 37 e n. 191 del 2009, che contengono una norma che distingue concettualmente i due danni, biologico da una parte e morale dall’altra, e che prevede la liquidazione del secondo in una percentuale della primo, non avrebbe potuto sancire la cancellazione del danno morale senza incorrere nella violazione di un preciso indirizzo legislativo.

Ma la sentenza in esame va oltre, e ribadisce l’opportunità di applicare le Tabelle milanesi, ma allo stesso tempo la necessità di personalizzare la liquidazione del danno non patrimoniale, liquidando in via equitativa un’ulteriore somma rispetto al valore previsto dalle tabelle, nelle ipotesi in cui, a seguito di analitica disamina rimessa al giudice di merito, si ritenga sussistente un “danno esistenziale” particolarmente grave, inteso come uno sconvolgimento irrimediabile dell’esistenza e un gravissimo peggioramento della qualità della vita.

(Maria Valeria De Leo – v.deleo@lascalaw.com)

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