Se la buca è piccola il comune non paga

Nessun risarcimento per i danni derivanti da una caduta causata da una buca. Con ordinanza del 29 marzo la Suprema Corte ha ritenuto che i danni derivanti da un’insidia stradale di dimensioni modeste non siano attribuibili al Comune.

Il caso in oggetto ha visto una signora agire in giudizio nei confronti del Comune per il ristoro dei danni patiti a causa di una caduta provocata da una buca nel manto stradale. In primo grado il Tribunale aveva aderito alle argomentazioni dell’Attrice condannando la pubblica amministrazione al pagamento.

La decisione veniva tuttavia ribaltata in sede di Appello e l’attrice ricorreva quindi in Cassazione lamentando la violazione e falsa applicazione degli artt. 346 e 112 cod. proc. civ., nonché degli artt. 2043 e 2051 cod. civ..

La Suprema Corte, aderendo a quanto stabilito dal Giudice di seconde cure, ha affermato che “la sentenza impugnata, infatti, ha premesso, con un’affermazione che non è superata dai ricorrenti se non con generiche affermazioni, che la domanda era stata inquadrata dal giudice di primo grado come azione risarcitoria di cui all’art. 2043 cod. civ.; dopo di che, con un accertamento in fatto non suscettibile di riesame in questa sede, ha affermato che non era stata raggiunta la prova né del fatto che la buca fosse realmente un’insidia né della sussistenza del nesso di causalità tra la buca e l’evento lesivo. Ed ha aggiunto che si trattava di una buca poco profonda, di modeste dimensioni, tale da poter essere evitata prestando una semplice attenzione nel camminare.
Tale ricostruzione in fatto è sufficiente a condurre al rigetto del ricorso e rende irrilevante stabilire se la domanda sia stata posta effettivamente ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. ovvero dell’art. 2051 del codice civile. Ed infatti, ferma restando la diversità tra le due norme soprattutto in ordine al riparto dell’onere della prova ed al tipo di prova liberatoria che il custode è chiamato a fornire (v., tra le altre, la sentenza 5 agosto 2013, n. 18609), l’accertata mancanza della prova positiva dell’esistenza del nesso di causalità tra la caduta e la buca condurrebbe al rigetto del ricorso anche nell’ipotesi in cui l’art. 2051 cod. civ. fosse stato invocato a sostegno della domanda fin dal giudizio di primo grado, posto che, anche facendo applicazione di tale norma, l’onere della prova dell’esistenza di tale nesso è a carico del danneggiato (ordinanza 11 maggio 2017, n. 11526)”.

Alla luce di tali argomentazioni, la VI Sez. Civile ha rigettato le domande della ricorrente condannandola al pagamento delle spese.

Cass., Sez. VI- 3 Civ., 29 marzo 2018, ordinanza n. 7887

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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