La bancarotta assorbe l’appropriazione indebita commessa prima del fallimento

I delitti di ricettazione e riciclaggio riguardanti il provento del reato di bancarotta fraudolenta sono configurabili anche nell’ipotesi di distrazioni fallimentari compiute prima della dichiarazione di fallimento, in tutti i casi in cui tali distrazioni erano ab origine qualificabili come appropriazione indebita. Questo avviene in ragione del rapporto in cui si trovano il delitto di appropriazione indebita ed il delitto di bancarotta patrimoniale, dove il secondo assorbe il primo quando la società, a danno della quale l’agente ha realizzato la condotta appropriativa (che diviene distrattiva), venga dichiarata fallita.

Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale territoriale pronunciava sentenza di non luogo a procedere nei confronti degli imputati in ordine al reato loro ascritto di riciclaggio per avere sostituito denaro proveniente dal delitto di bancarotta fraudolenta monetizzando assegni circolari derivanti dal conto corrente della società successivamente fallita.

Il Giudice, sulla scorta del principio di diritto fissato dalla Corte di legittimità con sentenza n. 23052 del 23 Aprile 2015, aveva ritenuto che il delitto contestato agli imputati potesse configurarsi solo in relazione a condotte poste in essere in epoca successiva alla declaratoria del fallimento perché, solo in tale data, si poteva considerare consumato il delitto di bancarotta presupposto.

Avverso tale provvedimento proponeva ricorso in Cassazione il Procuratore della Repubblica presso il medesimo Tribunale sostenendo come il delitto presupposto non poteva considerarsi inesistente o non perfezionato posto che, se anche gli elementi costitutivi dell’ipotesi di bancarotta non si erano tutti avverati in quanto il fallimento non era stato ancora dichiarato, le condotte che avevano consentito il lucro oggetto del contestato delitto di riciclaggio avevano pur sempre rilievo penale, concretando, a danno della società poi fallita, il delitto di appropriazione indebita aggravata, un delitto che non poteva, però essere contestato sotto quella forma, una volta che era subentrata la dichiarazione di fallimento.

Il Supremo Collegio, ritenendo fondato il ricorso, annullava la sentenza con rinvio al Tribunale territoriale per un nuovo esame.

Secondo, infatti, il più recente arresto di legittimità (Cass. Pen., Sez. II, n. 33725 del 19.04.2016) “i delitti di ricettazione e riciclaggio riguardanti il provento del reato di bancarotta fraudolenta sono configurabili anche nell’ipotesi di distrazioni fallimentari compiute prima della dichiarazione di fallimento, in tutti i casi in cui tali distrazioni erano “ab origine” qualificabili come appropriazione indebita”.

Questo in virtù del rapporto in cui si trovano il delitto di appropriazione indebita aggravata (e, pertanto, procedibile anche d’ufficio) e il delitto di bancarotta patrimoniale in ragione del quale il secondo assorbe il primo (ai sensi dell’art. 84 c.p.), divenendo l’appropriazione un elemento costitutivo della bancarotta quando la società -a danno della quale l’agente ha realizzato la condotta appropriativa che diviene di natura distrattiva- venga dichiarata fallita.

Diversamente argomentando si finirebbe per non tenere conto di tale progressione criminosa e si finirebbe per affermare, erroneamente, l’irrilevanza penale delle indicate condotte di appropriazione indebita solo perché le stesse sono state non correttamente qualificate come condotte di bancarotta fraudolenta patrimoniale, in contrasto con il potere, ed il dovere, del giudice di attribuire al fatto storico sottoposto al suo giudizio l’esatta qualificazione giuridica.

A tacer del fatto che il Supremo Consesso ha sostenuto che, ai fini della configurabilità del reato di riciclaggio, non si richiedono l’esatta individuazione e l’accertamento giudiziale del delitto presupposto, essendo sufficiente che lo stesso risulti, alla stregua degli elementi di fatto acquisiti ed interpretati secondo logica, almeno astrattamente configurabile.

La Corte, pertanto, annullava la sentenza di non luogo a procedere del Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale con rinvio al medesimo ufficio per nuovo esame.

Cass., V Sez. Penale, 5 Gennaio 2017, n. 572 

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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