Procedura L.C.A.: il periodo sospetto decorre dalla dichiarazione di insolvenza o dal provvedimento amministrativo?

Nella procedura di L.C.A., anche nell’ipotesi in cui la sentenza dichiarativa di fallimento sia successiva al provvedimento amministrativo che dispone la liquidazione coatta, il c.d. “periodo sospetto” ai fini dell’esercizio dell’azione revocatoria fallimentare decorre a ritroso dalla data del provvedimento amministrativo.

Nel caso in esame la Procedura ricorrente lamentava la violazione e falsa applicazione dell’art. 12 disp. prel. c.c., degli artt. 67, 195, 202 e 203 l.f. e dell’art. 2935 c.c., sostenendo che il periodo sospetto, nel caso di accertamento dello stato di insolvenza successivo al provvedimento amministrativo di I.c.a., debba essere computato a ritroso non dalla sentenza che accerta lo stato di insolvenza, bensì dalla data del provvedimento amministrativo.

Nel provvedimento impugnato, infatti, la Corte di Appello di Perugia (respingendo l’appello proposto dalla l.c.a. avverso la sentenza con la quale il Tribunale aveva rigettato la domanda revocatoria dalla stessa proposta) ha affermato che in tema di liquidazione coatta amministrativa la decorrenza del c.d. periodo sospetto di cui all’art. 67, comma 2, l.f. deve essere ancorata al momento in cui viene accertato lo stato di insolvenza, indipendentemente dalla circostanza che tale provvedimento preceda o segua il decreto ministeriale che provvede alla ammissione alla procedura concorsuale.

Il motivo è stato ritenuto fondato.

I Giudici, in primo luogo hanno evidenziato come la Corte di Appello abbia fatto riferimento ad un precedente giurisprudenziale (Cass. 9177/2008.) che gli stessi non ritengono più condivisibile.

La Corte, infatti, ha ritenuto di doversi uniformare al suo recente orientamento per cui il rinvio operato dall’art. 203 l.f. alle disposizioni del titolo 2, Capo 3, Sezione 3 della stessa l.f. non fa altro che estendere all’impresa insolvente posta in l.c.a. le disposizioni dettate per il fallimento quanto agli effetti che questo comporta sugli atti pregiudizievoli ai creditori e ad identificare nella data di emissione del provvedimento amministrativo il momento a partire dal quale esse sono applicabili in detta procedura.

Tuttavia, dal medesimo inciso non si trae alcun elemento che possa modificare le condizioni delle azioni contemplate dagli artt. 64 e ss. l.f, in particolare non essendo individuato alcun autonomo momento di collegamento con il termine di decorrenza per il periodo sospetto, che va dunque computato a ritroso con l’accertamento giudiziale dell’insolvenza.

Quest’ultimo, però, è da intendersi non con stretto riguardo alla data di emissione della sentenza dichiarativa, ma, in senso ampio, al momento anteriore della messa in l.c.a..

Se poi, come nella fattispecie ed ai sensi dell’art. 200 l.f., l’apertura della procedura abbia preceduto l’accertamento giudiziale dell’insolvenza, detto accertamento va compiuto con riguardo al momento di emissione del provvedimento amministrativo (ex multis: Cass. 6042/2016; Cass. 803/2016).

La Corte, pertanto, ha accolto il ricorso e cassato la sentenza impugnata, rinviando alla Corte di Appello di Perugia.

Cass. civ. Sez. I, Ord., 13 luglio 2018, n. 18728

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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