Irragionevole durata del processo: possono gli eredi agire in via surrogatoria per chiederne il risarcimento?

Con l’ordinanza n. 22975 del 2 ottobre 2017, la Corte di Cassazione si è espressa sulla possibilità, da parte degli eredi, di agire in via surrogatoria in relazione al diritto all’equa riparazione del danno non patrimoniale subito a causa della non ragionevole durata del processo, di cui alla L. 89/2001 (c.d. Legge Pinto).

Nel caso di specie, gli eredi impugnavano per Cassazione il decreto con il quale la Corte d’Appello aveva respinto l’opposizione dagli stessi proposta avverso il decreto del Giudice Delegato, il quale aveva accolto solo parzialmente la loro domanda di equa riparazione per eccessiva durata del processo avanzata in relazione ad un giudizio introdotto dal loro comune dante causa e che si era protratto per più di vent’anni.

I ricorrenti lamentavano, in particolare, la violazione della L. n. 89/2001 e degli artt. 2 e 6 della CEDU da parte della corte territoriale nella parte in cui scomponeva il giudizio in fasi riferibili rispettivamente al de cuius ed agli eredi e negava il diritto all’equa riparazione per il periodo intercorrente tra la morte del dante causa e la costituzione in giudizio degli eredi.

La Suprema Corte, richiamando e confermando quanto dalla stessa statuito con sentenza n. 183/2017, ha rigettato le doglianze sopra esposte rilevando come, nei confronti dell’erede della parte deceduta nel corso del giudizio, il diritto all’indennizzo iure proprio sorge soltanto per il periodo successivo alla costituzione volontaria in giudizio dello stesso o dopo che nei suoi confronti sia stato notificato un atto di riassunzione, sul presupposto che, al di fuori di tali casi, questi potrebbe anche non essere a conoscenza dell’esistenza del giudizio.

Secondo il Giudice di legittimità, infatti, è soltanto a seguito della riassunzione o della costituzione in giudizio che l’erede viene formalmente coinvolto nello stesso e ne subisce le conseguenze, anche in termini di patema d’animo per la sua eccessiva durata, mentre prima che ciò accada potrebbe anche non essere al corrente dell’esistenza del giudizio, aver rinunciato all’eredità o, infine, trovarsi nella posizione di mero chiamato.

In conclusione, l’azione surrogatoria non può essere esercitata in relazione al diritto all’equa riparazione del danno non patrimoniale conseguente alla non ragionevole durata del processo, in quanto tale diritto può essere esercitato soltanto dal suo titolare.

Cass., Sez. II Civ., 02 ottobre 2017, ordinanza n. 22975

Nicolò Izzi – n.izzi@lascalaw.com

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