Invenzioni biotech ed embrioni “umani”

Corte di giustizia dell’Unione europea, 18 dicembre 2014 C-364/13 (leggi la sentenza)

La Corte di Giustizia UE, con la sentenza C-364/13 del 18 dicembre 2014, ha stabilito un innovativo principio in materia di biotech invention: un organismo non in grado di svilupparsi in un essere umano non rappresenta un embrione umano come previsto dalla direttiva sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche. La decisione della Corte trae origine da una vicenda inglese in cui l’Isco (Internetional Stem Cell Corporation) aveva espresso il proprio diniego sulla brevettabilità di invenzioni legate alla manipolazione di ovociti anche se non fecondati.

A questo proposito, esisteva già un precedente giurisprudenziale, la cd. sentenza Brustle (C-34/10) che a sua volta argomentava partendo dalla direttiva 98/44/CE che disciplina tutt’ora la materia. La sentenza stabiliva che la normativa andasse interpretata nel senso di escludere qualsiasi brevettabilità quando il rispetto dovuto alla dignità umana poteva esserne pregiudicato e, conseguentemente, la nozione di «embrione umano» doveva essere intesa in senso ampio, ivi includendo appunto gli ovociti pur non fecondati.

Contrariamente alla sentenza Brustle, invece, con la sentenza in oggetto, la Corte ha argomentato diversamente sulla base del seguente diritto e principio che assume quale fondamentale: il continuo progresso in campo biotecnologico non deve subire ingiuste restrizioni che potrebbero avere delle conseguenze negative sul fronte delle scoperte. Dall’altra parte, però, la Corte ricorda il limite al concetto di brevettibilità costituito sia dall’ordine pubblico che dal buon costume.

I giudici europei, quindi, trovandosi di fronte a tali imprescindibili esigenze hanno ritenuto che le operazioni effettuate su un ovulo umano, di divisione e sviluppo, non costituiscono un embrione umano. Il tutto, naturalmente, si legge nella sentenza, rapportato alle attuali conoscenze scientifiche in base alle quali un ovulo – seppur manipolato – non può svilupparsi in essere umano.

Si legge nelle motivazioni della Corte: «L’articolo 6, paragrafo 2, lettera c) della direttiva 98/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 1998, sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche, deve essere interpretato nel senso che un ovulo umano non fecondato, il quale attraverso la partenogenesi sia stato indotto a dividersi e a svilupparsi, non costituisce «embrione umano», qualora sia privo in quanto tale della capacità intrinseca di svilupparsi in essere umano, circostanza che spetta al giudice nazionale verificare».

6 febbraio 2015

Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com

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