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Intesa, via 11 miliardi di sofferenze Visco: banche, rafforzare i bilanci

Intesa Sanpaolo chiude la trattativa con la svedese Intrum, a cui oggi cederà la piattaforma di recupero crediti più 10,8 miliardi nominali di “ sofferenze” — quelli in mora —, un contratto decennale di gestione e 600 propri dipendenti.
Una mossa che devia dalla filosofia originaria della maggiore banca italiana, per anni orgogliosa di gestirsi “in casa” i crediti problematici, un fardello limitato in relazione all’attivo totale, ma ragguardevole in assoluto, poiché nel 2017 erano 52 miliardi di euro. La mossa, però, non devia dalle promesse dell’ad Carlo Messina, di non far pesare sul conto economico la cessione di crediti: tra i 500 milioni di incasso per la piattaforma e i 3,1 miliardi di «valutazione dei crediti oggetto di cartolarizzazione » ( gli 11 miliardi saranno impacchettati e venduti sul mercato secondario), la banca stima «una plusvalenza di 400 milioni dopo le imposte», presumibilmente del 2018 dato che il perfezionamento dell’operazione è previsto a novembre.
Proprio l’aver tardato a vendere sofferenze e l’avere messo in competizione Intrum con i cinesi di Cefc, consente a Intesa Sanpaolo di spuntare prezzi medi pari al 28,7% del nominale, molto sopra le medie passate. Pur in un mercato che migliora fisiologicamente, è ben oltre il 18% a cui le quattro “ good bank” nate dalle banche del Centro Italia si liberarono di 10 miliardi di Npl; per non dire del 13% medio pagato a Unicredit per 17 miliardi di Npl nel 2017.
Intrum ha inoltrato « un’offerta vincolante per una partnership strategica » , riporta una nota Intesa Sanpaolo, che la porta in cda stamani, e consta di due parti. La prima è la messa in comune della piattaforma di recupero, dove Intrum avrà il 51% e Intesa il 49%, con dote di un contratto a 10 anni per gestirne 40 miliardi nominali, più « importanti piani di sviluppo in Italia » . Ci lavorerà un migliaio di dipendenti, tra cui «circa 600 provenienti dal gruppo Intesa Sanpaolo » , per i quali sta per partire un confronto sindacale. L’altra parte dell’accordo riguarda la cartolarizzazione dei 10,8 miliardi di Npl. A comprare la parte rischiosa sarà per il 51% un veicolo in cui, con Intrum, « potrebbero entrare « uno o più coinvestitori», e al 49% ancora Intesa. La parte meno rischiosa (senior) dei nuovi titoli, pari al 60% del totale, passerà a un gruppo di banche. Tutto a prezzi «in linea col valore di carico già determinato — nel bilancio — per la parte di sofferenze con caratteristiche di cedibilità ». La cessione ridurrà dall’11,9% al 9,6% il rapporto tra crediti deteriorati lordi e attivo, da « best in class in Italy» nota Credit Suisse.
Proprio nello smaltimento dei crediti inesigibili, quintuplicati in cinque anni e due recessioni, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha fatto ieri parziale ammenda, in una lezione a Tor Vergata. «Quando l’ammontare dei crediti deteriorati iniziò a divenire rilevante, invitammo gli intermediari a gestirli in modo attivo — ha detto Visco — . Successivamente, in particolare a seguito degli accertamenti ispettivi, emerse che quanto era stato fatto era insufficiente » , anche perché Via Nazionale aveva lasciato libertà di manovra ai banchieri su tempi e modi dello smaltimento. « L’azione delle banche avrebbe dovuto essere più tempestiva — nota Visco — . Nell’ultimo biennio comunque l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale si è significativamente ridotta: è un risultato che si tende a non riconoscere pienamente».
Per Visco l’attuale congiuntura favorevole «rappresenta un’opportunità che le banche devono cogliere per rafforzare ancora i bilanci » , anche se « costringerle a cedere Npl troppo in fretta e a prezzi troppo bassi potrebbe rappresentare fonte di instabilità e dar luogo a indesiderati trasferimenti di valore » a chi compra.
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