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Intesa Sanpaolo-Intrum, alleanza sulle sofferenze La banca cede 10,8 miliardi

Maxi cessione e cartolarizzazione di crediti in sofferenza per Intesa Sanpaolo — ben 10,8 miliardi di euro in un colpo solo sui 52,1 miliardi lordi oggi a bilancio — e, nello stesso tempo, creazione di una nuova società in partnership con il colosso svedese degli npl, Intrum Justitia, che gestirà 40 miliardi di euro di crediti deteriorati portati in dote dalle due società — 30 dal mondo Intesa Sanpaolo e 10 da Intrum che li gestisce già per conto di banche terze — e impiegherà mille persone, di cui 600 che saranno esternalizzate da Intesa Sanpaolo. È la proposta vincolante che l’istituto guidato da Carlo Messina ha ricevuto ieri e che oggi porterà in consiglio di amministrazione per l’approvazione.

Per il gruppo italiano si tratta di una tappa decisiva del piano industriale al 2021 che prevede di dimezzare i crediti deteriorati lordi nel 2021 a 26,4 miliardi di euro, per scendere a un rapporto tra crediti e npl netti del 2,9%, tra i più bassi in Europa, dall’attuale 5,5% di fine 2017; in più per l’istituto la doppia operazione — cartolarizzazione e creazione della newco al 51% per gli svedesi e al 49% per gli italiani, nome in codice «Omega» — comporta una plusvalenza nette di 400 milioni di euro: sono i parametri fissati da Messina per procedere alla cessione di npl. Passa anche dal minore loro peso in bilancio il raggiungimento degli obiettivi triennali: una patrimonializzazione «molto solida» al 13,1% nel 2021 e 6 miliardi di euro di risultato netto nel 2021 con un rote al 14,6% e un payout ratio di circa il 85% nel 2018 e di circa il 70% nel 2021.

L’operazione di deconsolidamento delle sofferenze è, per entità, la terza più grande realizzata da una banca italiana dopo i 27 miliardi di euro lordi del Montepaschi e i 17 miliardi lordi messi sul mercato da Unicredit con l’operazione «Fino». Ad essa ha lavorato Mediobanca, come advisor unico dell’operazione (con Goldman Sachs come consulente del board di Intrum) fin dal mese di settembre, fino alla decisione finale attesa per oggi.

La differenza con le altre due operazioni è che quella della Ca’ de Sass non è legata a esigenze di pulizia di bilancio in vista di un aumento di capitale. La strategia seguita da Messina è piuttosto di accelerare nella riduzione del carico di crediti deteriorati che era già stata avviata nel precedente piano industriale 2014-2017 con la creazione della «Capital light bank» affidata alla guida di Giovanni Gilli, che continuerà ad esistere.

Per agevolare il cosiddetto «de-risking» Intesa Sanpaolo aveva già elevato la copertura sugli npl al 57%, tra le più alte del sistema. In questo modo Messina ha potuto vendere gli npl a valore di carico senza registrare perdite. Al contrario, partecipare alla società al 49% consente a Intesa Sanpaolo di ottenere commissioni dalla gestione degli npl.

La svedese Intrum, che è già il principale operatore di npl in Europa, diventa così in Italia dopo DoBank il secondo gruppo di gestione di npl.

Dal punto di vista tecnico la cartolarizzazione dei 10,8 miliardi lordi — valorizzati 3,1 miliardi — attraverso un veicolo (spv) avverrà in più step: Intrum prenderà l’80% del 51% del veicolo (il 20% residuo sarà di altri investitori), Intesa Sanpaolo il restante 49%. La cartolarizzazione prevede che il 60% del prezzo del portafoglio sarà in una tranche «senior» che sarà sottoscritto da un pool di banche; il 40% sarà in tranche «mezzanine» e «junior» sottoscritte dal veicolo.

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