Ingerenza dei soci nelle scelte gestorie del liquidatore

Il Tribunale di Milano, nel pronunciarsi in merito ad un ricorso cautelare d’urgenza ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 700 cpc e 2487 c.c., volto ad ottenere la revoca cautelare del liquidatore di nomina giudiziale per asserita mala gestio, affronta in realtà un’altra importante tematica.

Se (e, nel qual caso, fino a che punto) il diritto di informazione dei soci di una società a responsabilità limitata possa comportare un’ingerenza nella gestione sociale tale da imporre al liquidatore l’obbligo di condivisione preventiva con i soci delle proprie scelte inerenti la liquidazione.

In proposito, il provvedimento in commento precisa chiaramente che “Benché il secondo comma della norma ora ricordata (art. 2476, c.c., ndr) attribuisca ai soci che non partecipano alla gestione un diritto di completa informazione, di gran lunga maggiore di quello dei soci della spa, anche attraverso l’accesso diretto ai documenti sociali, va tuttavia rilevato che le modalità di attuazione di tale diritto non possono spingersi ad intralciare l’attività corrente, né ad imporre all’organo gestorio (e liquidatorio) una pedante informazione preventiva rispetto ad ogni decisione. Diversamente opinando, verrebbe anche meno la ratio della previsione dell’obbligo ex art. 2487, comma 1, lett. c), cc di deliberare il piano di liquidazione (che già descrive il perimetro entro il quale il liquidatore deve poi operare in ragionevole autonomia), nonché la distinzione funzionale fra assemblea e liquidatore, posto che la prima finirebbe per recuperare il potere di gestione attraverso una sorta di veto generalizzato”.

Nel caso di specie, peraltro, se i soci avessero avuto questo diritto di ingerenza, ci si sarebbe trovati nel paradosso di avere, da un lato, un liquidatore nominato dal Tribunale stante il mancato funzionamento dell’Assemblea soci e, dall’altro, i soci (che fino a quel momento non erano stati in grado di prendere alcuna decisione all’interno della sede assembleare) con il diritto di dare il loro benestare prima che il liquidatore adotti qualunque scelta gestoria.

Tribunale di Milano, sentenza del 3 novembre 2017 (leggi la sentenza)

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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