Indirizzo PEC, manutenzione a carico dell’avvocato

Con la recente sentenza del 23.01.2018, la Corte di Cassazione ribadisce un consolidato orientamento riguardante le comunicazioni e notificazioni via PEC effettuate nei confronti dei difensori delle parti, nonché delle conseguenze della non corretta manutenzione della casella di Posta Elettronica Certificata.

Nel caso oggetto di analisi, il difensore lamentava che la cancelleria avrebbe dovuto effettuare la notificazione dell’ordinanza al numero di fax indicato nel ricorso introduttivo e solo in subordine all’indirizzo PEC e che, comunque, l’esito negativo della notificazione telematica doveva addebitarsi ad un “disguido tecnico” quindi allo stesso non imputabile.

La Corte di Appello aveva richiesto specifica attestazione della cancelleria del Tribunale, dalla quale emergeva che successivamente al rigetto del messaggio inviato all’Avvocato all’indirizzo PEC la cancelleria procedeva in pari data alla ricerca presso il registro INIPEC, la ricerca si rivelava infruttuosa dando come esito “l’utente non esiste”. La Corte di Appello rigettava, dunque, le domande proposte.

La Corte di Cassazione, investita della questione, ha confermato la decisione della Corte D’Appello sottolineando che la mancata ricezione del messaggio PEC sarebbe stata completamente imputabile al difensore ricevente poiché, si ravvisava il corretto invio da parte della Cancelleria del Tribunale.

Va premesso che l’art. 20 del d.m. 21/02/2011 n. 44 (recante “Regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, ai sensi dell’articolo 4, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito nella legge 22 febbraio 2010, n. 24”), disciplina i “requisiti della casella di PEC del soggetto abilitato esterno”, imponendo a costui una serie di obblighi finalizzati a garantire il corretto funzionamento della casella di PEC e, quindi, la regolare ricezione dei messaggi di posta elettronica.

Solo quando non è possibile procedere ai sensi del comma 4 per causa non imputabile al destinatario, nei procedimenti civili si applicano l’articolo 136, terzo comma, e gli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile e se non è possibile procedere a mezzo PEC, il biglietto di cancelleria contenente la comunicazione viene trasmesso a mezzo telefax o è rimesso all’ufficiale giudiziario per la notifica, come stabili to dalla corte in una precedente pronuncia (Cass Civ. n. 25968 del 15.12.2016).

Sulla base dei predetti presupposti la Corte conclude che deve ritenersi regolarmente perfezionata la comunicazione o la notificazione mediante deposito in cancelleria, ai sensi dell’art. 16, comma 6, d.l. n. 179 del 2012, nel caso in cui la mancata consegna del messaggio di PEC sia imputabile al destinatario, ciò che si verifica quando il destinatario medesimo, venendo meno agli obblighi previsti dall’art. 20 d.m. n. 44 del 2011, non si doti dei necessari strumenti informatici ovvero non ne verifichi l’efficienza.

Cass., Sez. Lavoro, 23 gennaio 2018, n. 1647

Giuseppe Randazzo – g.randazzo@lascalaw.com

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