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Inchiesta sulle banche il governo accelera ma è scontro sui poteri

Sull’urgenza tutti d’accordo. Ma sui poteri di indagine, su chi bisognerà indagare e chi dovrà presiederla, i partiti già litigano.
La commissione d’inchiesta sulle banche – che ha appena ottenuto il placet della Camera col sì alle mozioni trasversali martedì scorso – nascerà ben che vada a fine di febbraio. Serviranno due passaggi parlamentari del ddl che la istituirà, al Senato dal 31 e poi alla Camera. I presidenti Grasso e Boldrini accelereranno il percorso e ieri il Senato ha già varato la procedura d’urgenza. Il resto è tutto avvolto dalla nebbia. A cominciare dalla composizione: vogliono entrare tutti i gruppi e diventerà dunque una delle “grosse” bicamerali da almeno 30 parlamentari. Dovrà scandagliare da cima a fondo l’affaire Mps secondo alcuni, fare luce su tutto il sistema creditizio italiano, secondo tanti altri. Quel che nessuno, maggioranza o opposizione, riesce a prevedere, è se la commissione avrà realmente i tempi per approdare a qualcosa, con la spada di Damocle del voto anticipato. «Sarà un buon lavoro preparatorio per la prossima legislatura», prevede il presidente della Commissione Bilancio della Camera, il pd Francesco Boccia. Arrivederci al 2018?
Non si comincerà da zero, va detto, perché tutta una serie di audizioni e indagini sono state portate avanti già dalla commissione Finanze del Senato presieduta dal pd Mauro Maria Marino che depositerà una relazione conclusiva il 17. Sarà la base di lavoro per la commissione d’inchiesta. Che poi però dovrà prendere il largo. Come? Con quali poteri? Saranno messi nero su bianco nel ddl. E qui l’affare si complica.
Quel che è già sancito, pur passato sotto traccia, è che il governo ha dato parere favorevole e la Camera ha approvato alcuni punti di rilievo contenuti nella mozione del gruppo Civici (ex montiani), ora vincolanti. Norme assai stringenti in stile Usa. Tra le altre, l’inefficacia di tutti gli accordi che prevedano bonus o remunerazioni straordinarie per gli amministratori dimissionari o revocati in banche in cui è intervenuto lo Stato. Ancora, la previsione che ogni compenso degli amministratori in carica venga liquidato solo dopo che lo Stato avrà recuperato quanto erogato. E in quel caso, il potere dello Stato di promuovere sempre azione di responsabilità contro gli amministratori. Infine, paletti per impedire che vengano addossate alla clientela le passività degli istituti.
Renato Brunetta di Fi è tra gli alfieri della commissione e ora pone le sue condizioni. «Fare chiarezza sulle responsabilità degli amministratori, dei debitori, di chi doveva vigilare e non l’ha fatto. Certo, anche Bankitalia e Consob. E con poteri di indagine della magistratura: il Parlamento è sovrano. La presidenza? Dovrebbe spettare all’opposizione ». E Fi ci punta. Il proponente in casa Pd, il senatore Andrea Marcucci, frena, invita alla cautela. «Giusto andare a fondo su tutto il sistema, ma dovremo rispettare i campi di competenza della magistratura che ha già delle inchieste in corso. E sui controllori vigileremo, ma rispettando le competenze. Quanto alla presidenza, beh no: siamo stati noi a volere la commissione, ad accelerare i tempi, è corretto che vada al Pd». La Lega ha votato le mozioni, ma Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini, è più che scettico. «Servirebbe una commissione monocamerale e snella, 20 al massimo, invece si concluderà la legislatura con un nulla di fatto. Noi oltre ai nomi dei debitori insolventi vogliamo sapere chi sono i partiti che hanno avuto grandi aperture di credito dalle banche. E ci sarà da divertirsi». Piena luce sugli amministratori e sui mancati controlli chiede la Sinistra con la De Petris. I verdiniani hanno le loro richieste. Ci vorrà del tempo per mettere tutti d’accordo sul testo che darà vita alla commissione. E chissà se prenderà davvero il largo.

Carmelo Lopapa

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