Inadempimento di un solo credito? Sei comunque insolvente

Lo stato di insolvenza non richiede l’accertamento definitivo del credito e può ritenersi sussistente anche alla stregua di un solo – ingente – inadempimento.

Nel caso di specie, sotteso alla sentenza in commento, la Suprema Corte ha ritenuto correttamente valutata – sia dalla Corte d’Appello (che aveva accolto il reclamo avverso il rigetto dell’istanza di fallimento, rimettendo la questione al Tribunale) che dal Tribunale stesso – la situazione debitoria di una società sulla base dell’accertamento di un solo credito vantato da Equitalia, già compiuto dalla Commissione Tributaria in due gradi di giudizio, non rilevando che detta pronuncia non fosse ancora divenuta definitiva, considerato che l’accertamento dello stato di insolvenza non richiede l’accertamento definitivo del credito.

Secondo la Corte di Cassazione, infatti, lo stato di decozione ben poteva ritenersi sussistente alla stregua anche di un solo inadempimento e, nel caso de quo, era stata accertata l’esistenza di un debito – ingente – verso l’Erario.

È stato, infine, precisato che, ai fini del giudizio di sussistenza dello stato di insolvenza, ex art. 5 L.F., non occorra l’accertamento definitivo dei crediti, sostanziandosi detto giudizio nella valutazione complessiva di uno stato di impotenza patrimoniale, non transitorio, al regolare adempimento delle proprie obbligazioni.

Predetto stato di decozione – ha evidenziato la Suprema Corte – può essere ricondotto alla stregua dell’inadempimento anche di un solo credito, purché ingente – come nel caso sotteso alla sentenza de qua – che possa essere valutato come indicativo dello stato di illiquidità e, in quanto tale, idoneo a palesare “l’incapacità dell’impresa stessa di rendere sostenibile la struttura finanziaria della società”.

Cass., Sez. VI – 1 Civ., 28 marzo 2018, ordinanza n. 7589

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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