Inadempimento delle obbligazioni concordatarie: è possibile far dichiarare il Fallimento?

Ferma l’obbligatorietà della falcidia concordataria sui crediti anteriori, il giudice deve verificare se l’inadempimento di tali crediti è tale da potersi definire come insolvenza ai sensi dell’art. 5 L.F.

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 7 novembre 2017, n. 29632, ha ribadito, riprendendo quanto già dalla stessa sostenuto con sentenza n. 17703/2017, che non sussistono preclusioni alla dichiarazione di fallimento di società in concordato preventivo omologato ove si faccia questione dell’inadempimento di debiti già sussistenti alla data del ricorso ex art. 160 – 161 L.F. e però modificati con detta omologazione, dovendo, tuttavia, verificare il giudice di merito, al momento della decisione, i presupposti di cui agli artt. 1 e 5 L.F.

Secondo la Cassazione l’azione del creditore, volta ad ottenere il Fallimento della società in concordato, costituisce legittimo esercizio della propria autonoma iniziativa ai sensi dell’art. 6 L.F., non condizionata dalla risoluzione del concordato preventivo, il cui procedimento andrebbe azionato solo ove l’istante volesse far valere non il credito nella misura ristrutturata, ma in quella originaria.

Tale principio si evince dalla caduta, con la riforma del 2005/2006, di ogni automatismo tra risoluzione del concordato e fallimento.

Si tratta, dunque, di dar corso ad un principio generale che permette ai soggetti legittimati ex artt. 6 e 7 L.F. di provocare la dichiarazione di Fallimento del debitore commerciale insolvente, escludendosi che la specialità dell’art. 186 L.F., pur predicabile, abbia portata soppressiva delle prime disposizioni.

Dunque, omologato il concordato e scaduto il termine per la sua risoluzione, per un verso il debitore continua ad essere obbligato al suo adempimento e, per altro verso, si riapre lo scenario comune delle possibili iniziative dirette a farne accertare l’insolvenza, con possibilità di promozione delle stesse non solo dai creditori concorsuali (e nella citata misura falcidiata), ma anche dal P.M., dallo stesso debitore, oltre che da altri creditori.

Tuttavia, la Cassazione precisa che i creditori soggiacciono agli effetti del concordato, anche qualora il loro credito sia accertato in data successiva e pur se non siano stati compresi nell’elenco verificato dal commissario giudiziale e non abbiano partecipato alla deliberazione sulla proposta di concordato.

Sulla base di detti principi la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal Fallimento avverso la sentenza con cui è stato accolto il reclamo proposto avverso la sentenza di declaratoria di Fallimento reso su originaria istanza del P.M.

Cass., Sez. VI civ., 11 dicembre 2017, n. 29632

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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