Sono inadempiente? Non so, dipende dal valore

Ai fini della risoluzione del contratto, l’indagine circa la gravità della inadempienza deve tener conto del valore – da determinarsi mediante il criterio di proporzionalità – che la parte dell’obbligazione non adempiuta ha rispetto all’intero rapporto contrattuale. E’ quanto ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza dell’11 giugno 2018.

Il caso portato all’attenzione della II Sez. Civile trae origine da una controversia in materia di esecuzione di contratto ed inadempimento. A seguito del mancato pagamento della seconda rata per l’acquisto di un immobile l’acquirente veniva formalmente diffidato, ex art 1454 c.c. ad eseguire la propria obbligazione; allo stesso tempo controparte rifiutava di eseguire i lavori di ampliamento dello stabile stesso.

Il Giudice di primo grado, riteneva legittimo il rifiuto anche in ragione alla formale diffida ad adempiere. Tale decisione veniva sostanzialmente ribadita nel giudizio di Appello nel quale si faceva anche riferimento al fatto che il pagamento doveva servire a fornire ai promittenti la provvista necessaria per effettuarli.

L’acquirente ricorreva quindi in Cassazione lamentando con uno dei motivi che la Corte di Merito avesse valutato la gravità dell’inadempimento in rapporto all’ammontare della seconda rata e non al prezzo complessivo.

La Suprema Corte, in accoglimento del ricorso, ha quindi osservato che  “la sentenza, nel valutare la gravità dell’inadempimento, ha considerato il rapporto fra quanto pagato dal promissario venditore per la seconda rata e quanto avrebbe dovuto pagare per il medesimo titolo, rimarcando che ben oltre il 40% della rata non era stato corrisposto. Diversamente, ai fini della risoluzione del contratto nel caso di parziale o inesatto adempimento della prestazione, l’indagine circa la gravità della inadempienza deve tener conto del valore, determinabile mediante il criterio di proporzionalità, che la parte dell’obbligazione non adempiuta ha rispetto al tutto, nonché considerare se per effetto dell’inadempimento si sia verificata ai danni della controparte una sensibile alterazione dell’equilibrio contrattuale (Cass. 6367/93; n. 3742/2006; n. 24003/2004)”.

La sentenza veniva quindi cassata e rimessa alla Corte d’Appello di Catania.

Cass., Sez. II Civ., 11 giugno 2018, n. 15052

 Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Con la sentenza in esame la Suprema Corte è tornata a confermare, come ormai in molti precedenti, u...

Contratti

Un contratto può dirsi concluso “mediante scambio di corrispondenza” anche quando lo scambio de...

Contratti

Con la sentenza dell’11 settembre 2018 la Suprema Corte ha stabilito valida ed efficace la clausol...

Contratti