Il Tribunale di Bologna torna a fare il punto sulle principali criticità della materia

Tribunale di Bologna, 17 aprile 2015, n. 1277

Con una recente sentenza pubblicata in data 14/04/2015, Il Tribunale di Bologna (est. Dr. Mariacolomba Giuliano), è tornato ad affrontare nuovamente, ed ad “ampio raggio”, alcuni dei più comuni riflessi giudiziali del leasing.

La pronuncia in esame rappresenta la coda di una vicenda giudiziale di opposizione a decreto ingiuntivo, nella quale l’opponente aveva sollevato una serie di contestazione ed eccezioni, tutte nella stessa misura infondate.

Più precisamente:

(i)      decadenza ex art. 1957 c.c., per non aver il creditore proposto le proprie istanze nei confronti del debitore principale entro i sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione principale, e vessatorietà della clausola contrattuale che deroga al suddetto principio;

(ii)     indeterminatezza del credito azionato in sede monitoria;

(iii)    natura traslativa del contratto di leasing, con conseguente applicazione in via analogica dell’art. 1526 c.c.;

(iv)    eccessiva onerosità della penale;         

In tale contesto, il Tribunale petroniano ha affrontando puntualmente ciascuna delle eccezioni avversarie, dopodiché, respinta l’eccezione di decadenza ex art. 1957 c.c. – poiché non può considerarsi vessatoria la clausola delle condizioni generali del contratto di fideiussione che deroga espressamente la previsione dell’art. 1957 c.c. – e ritenuto parimenti infondata l’eccezione di indeterminatezza del credito ingiunto, si è soffermato a lungo sulla natura del contratto di leasing, nonché sulla legittimità della clausola penale.

In particolare, ancora una volta il Tribunale felsineo ha aderito al più recente e condivisibile orientamento giurisprudenziale (cfr. Trib. Bologna, 26.02.2013, Trib. Udine, 10.02.2012, Trib. Treviso, 19.01.2012, Trib. Milano, 22.11.2007, Trib. Monza, 24.09.2005, Trib. Monza, 07.12.2004, e Trib. Milano, 05.11.2002) che, nel superare la tradizione distinzione tra leasing translativo e di godimento, identifica nell’operazione di locazione finanziaria un’unica tipologia di contratto, caratterizzata “dalla causa di finanziamento (e non da quella delle vendita con riserva di proprietà)”.

E ciò, prosegue il Giudice adito, senza dimenticare che “L’opponente, gravato del relativo onere probatorio, non ha comunque dimostrato trattarsi di leasing traslativo. In ogni caso, egli non ha avanzato domanda di restituzione dei canoni versati al netto del corrispettivo per l’uso secondo la previsione dell’art. 1526 c.c.”.

Il che, non può che portare ad un’unica conclusione: la questione relativa alla natura del leasing è irrilevante, tanto più se si considera che da esse prescinde l’applicabilità della penale convenuta all’art. 8, che stabilisce, quale conseguenza della risoluzione, l’obbligo del conduttore di pagare tutto quanto sia contrattualmente convenuto, e quindi sia le rate già scadute – e rimaste insolute – sia quelle non ancora scadute alla data di risoluzione del contratto, fatto salvo, in ogni caso, il diritto dell’Utilizzatore di ottenere che il prezzo ricavato dalla vendita del cespite sia portato a deconto del maggior dovuto.

Dunque, possiamo senz’altro affermare che in presenza di una clausola penale, la distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo è destinata a passare in secondo piano, posto che la disciplina pattizia prevale su qualsiasi disquisizione giuridica in ordine all’applicazione, o meno, dell’art. 1526 c.c.

Pertanto, il punto controverso è semmai un altro; ossia se la clausola penale, così come formulata possa essere considerata legittima, ovvero, se al contrario, questa appaia eccessivamente onerosa per l’Utilizzatore.

E la risposta è la seguente: “sul piano dell’equilibrio delle prestazioni con riferimento al margine di guadagno che il concedente si riprometteva di trarre dall’esecuzione del contratto (Cass. 4969/07), ma anche con riguardo al momento in cui la prestazione è stata tardivamente eseguita o è rimasta definitivamente ineseguita. Nel caso di specie l’eccessività della penale va positivamente esclusa considerato l’esborso sostenuto per l’acquisto del bene concesso in leasing, la somma percepita sino alla risoluzione del contratto, e la mancata restituzione dei beni…; considerato che, in caso di recupero dei beni, l’importo ricavato dalla loro vendita va decurtato dalla penale risarcitoria, resta anche astrattamente escluso che la […omississ…] possa ricavare  dall’applicazione della penale contrattuale un vantaggio manifestamente eccessivo, superiore a quello che sarebbe derivato dalla regolare esecuzione del contratto”.

26 maggio 2015

Iliza Ugliano – i.ugliano@lascalaw.com

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