Il diritto di voto nel concordato preventivo

Il novellato art. 178 l.f., rubricato “adesioni alla proposta di concordato” prevede che:

I. Nel processo verbale dell’adunanza dei creditori sono inseriti i voti favorevoli e contrari dei creditori con l’indicazione nominativa dei votanti e dell’ammontare dei rispettivi crediti. È altresì inserita l’indicazione nominativa dei creditori che non hanno esercitato il voto e dell’ammontare dei loro crediti.

II. Il processo verbale è sottoscritto dal giudice delegato, dal commissario e dal cancelliere.

III. Se nel giorno stabilito non è possibile compiere tutte le operazioni, la loro continuazione viene rimessa dal giudice ad un’udienza prossima, non oltre otto giorni, dandone comunicazione agli assenti.

IV. I creditori che non hanno esercitato il voto possono far pervenire il proprio dissenso per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale. In mancanza, si ritengono consenzienti e come tali sono considerati ai fini del computo della maggioranza dei crediti. Le manifestazioni di dissenso e gli assensi, anche presunti a norma del presente comma, sono annotati dal cancelliere in calce al verbale.

Le novità (evidenziate in grassetto) introdotte con il decreto sviluppo sono molteplici. Innanzitutto, in base al primo comma, nel verbale relativo all’adunanza dei creditori deve essere inserita l’indicazione nominativa dei creditori che non hanno espresso il voto. In tale categoria rientrano sia coloro che , pur presenti, non hanno votato, sia coloro che non erano presenti all’adunanza dei creditori.

Deve inoltre essere indicato l’ammontare dei crediti non votanti.

Il terzo comma introduce ora l’onere, a carico del Commissario,  di comunicare agli assenti l’eventuale rinvio dell’adunanza, laddove le operazioni di voto non si concludano alla prima udienza.

Si tratta di un adempimento divenuto imprescindibile stante il disposto dell’ultimo comma dell’art. 178 l.f. il quale prevede che il mancato voto equivale a voto favorevole.

Sino all’11 settembre 2012 , ai fini dell’approvazione della proposta concordataria, era necessario il raggiungimento  della maggioranza dei crediti ammessi al voto (i.e. il 51% dei crediti) che poteva essere raggiunto in sede di adunanza o nei 20 giorni successivi.

In quest’ultimo arco temporale era consentito esprimere, rigorosamente per iscritto (a mezzo lettera o fax), solo il voto favorevole.

A seguito della riforma è ora previsto che nei 20 giorni successivi all’adunanza può essere espresso solo il voto negativo. Ciò vuol dire che, laddove il creditore non si sia presentato all’adunanza oppure, pur presente, non abbia votato, può ancora, nei 20 giorni successivi all’adunanza,  esprimere il proprio  voto sfavorevole.

In difetto, il voto viene considerato favorevole a tutti gli effetti.

Si possono così delineare le seguenti ipotesi:

–          voto favorevole/ sfavorevole espresso in sede di adunanza;

–          mancato esercizio del voto da parte del creditore presente;

–          mancata presentazione (e , quindi, mancata votazione) del creditore (assente);

–          esercizio (o non esercizio)  del voto (solo sfavorevole) nei 20 giorni successivi all’adunanza.

Con una precisazione: il creditore che, all’adunanza, era presente ma non ha votato e il creditore che non era presente possono, comunque, nei 20  successivi esprimere il voto sfavorevole nei 20 giorni.

Alcuni Autori (D.Finardi, “Le modifiche al regime di voto nel concordato preventivo e le conseguenze sui crediti postergati” (Riflessioni sul d.l. 83/2012 convertito, con modifiche, nella l. 134/2012) non hanno mancato di rilevare come si possano profilare fondati dubbi  di legittimità costituzionale: “infatti anche il voto non espresso in adunanza dovrebbe subire la regola del silenzio – assenso, altrimenti significherebbe giudicare differentemente nelle due fasi uno stesso atteggiamento (l’indifferenza): nella prima fase [quella dell’adunanza] come neutrale , nella II fase dei voti tardivi [quella dei 20 giorni successivi], come voto favorevole”.

Proprio quest’anno, con decreto del 23 febbraio 2012,  il Tribunale di Milano aveva rimesso alla Corte Costituzionale la questione relativa alla legittimità costituzionale dell’art. 178 l.f. nella parte in cui solo le adesioni e quindi solo i voti favorevoli alla proposta potevano essere espressi terminata l’adunanza (così, Filippo Lamanna, La legge fallimentare dopo il “Decreto sviluppo”, in Il Civilista, 2012, n. 3) e non anche quelli dissenzienti.

La riforma del 2012 dovrebbe aver risolto tali profili di illegittimità ma, come si è visto sopra,  nuove ipotesi  di rimessione alla Corte si delineano all’orizzonte.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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