Il Behavioural Advertising e il recepimento della nuova Direttiva e-Privacy

Il Behavioural Advertising è la tecnica pubblicitaria che si basa sulla raccolta di dati online relativi al comportamento degli utenti su internet ed ai loro percorsi di navigazione. Mediante l’elaborazione di queste informazioni è possibile prevedere le preferenze ed i gusti degli utenti così da poter indirizzare la pubblicità mirata che apparirà sui siti visitati dagli stessi al momento del loro accesso.

Le informazioni vengono raccolte attraverso i c.d. “cookies” – file di testo che tengono traccia delle attività dell’utente ed associano le informazioni ad un determinato computer o altro dispositivo – inviati dagli operatori pubblicitari.
E’ facile comprendere come sulla possibilità di profilare gli utenti mediante l’utilizzo dei cookies si appuntino notevoli interessi economici, tenuto conto che al comportamento dell’utente in rete è possibile associare l’offerta di determinate categorie di beni, specifiche politiche dei prezzi o ricerche di mercato che consentono di orientare gli investimenti su nuovi prodotti.

Non deve stupire, quindi, che il tema dell’utilizzo dei cookies sia oggi nell’agenda dei legislatori in ogni parte del mondo. Anche perché è un fenomeno che desta vive preoccupazioni in ordine al pericolo di un utilizzo indiscriminato dei dati personali raccolti nella rete e alla necessità di prevedere forme di tutela della privacy degli utenti.

Mentre sino ad oggi il legislatore italiano si è posto sostanzialmente in contrasto con la possibilità di utilizzare i cookies per finalità di profilazione degli utenti (v. art. 122 del Codice Privacy), proprio in questi giorni l’Italia si è allineata agli altri paesi europei recependo i principi comunitari del c.d. Telecoms Package.

Anche se in ritardo rispetto alla scadenza imposta dal legislatore comunitario, fissata il 25 maggio 2011, infatti, il Parlamento con la legge comunitaria 2010 – in vigore dal 17 gennaio 2012 – ha delegato il Governo ad adottare entro tre mesi un decreto legislativo di recepimento della Direttiva 2009/136/CE (Direttiva e-Privacy), individuando, tra l’altro, i criteri che dovranno ispirare il legislatore delegato allorché verrà riformato il testo dell’art. 122 del Codice Privacy.

All’art. 9, lettera i) della direttiva si legge, infatti, che dovrà essere realizzato un “rafforzamento delle prescrizioni in tema di sicurezza e riservatezza delle comunicazioni, nonche' di protezione dei dati personali e delle informazioni gia' archiviate nell'apparecchiatura terminale, fornendo all'utente  indicazioni chiare e comprensibili circa le modalita' di espressione del proprio consenso, in particolare mediante le opzioni dei programmi per la navigazione nella rete internet o altre applicazioni”.

Si direbbe che il legislatore italiano abbia voluto ascoltare le istanze dell’industria pubblicitaria e degli operatori web che a gran voce avevano sollecitato la possibilità di ritenere le impostazioni del browser idonee ad ottenere il consenso richiesto dalla Direttiva e-Privacy.

(Rocco Lanzavecchia – r.lanzavecchia@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Il 13 aprile 2018, Banca d’Italia ha sottoposto a consultazione pubblica i Provvedimenti attuativi...

Vigilanza

In data 28 marzo 2018, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (“IVASS”) ha pubblicato...

Antiriciclaggio

In data 30 marzo 2018 la Banca d'Italia ha pubblicato gli orientamenti di vigilanza (gli “Orientam...

Vigilanza