I limiti allo svolgimento di attività “extrassicurative” da parte di imprese assicurative

Cass., 30 dicembre 2011, Sez. Un., n. 30174

Massima: "Alle assicurazioni è inibita ogni attività sistematica di mediazione finanziaria fra cui l'assunzione di garanzie di obbligazioni di terzi, incluse le fideiussioni ai clienti anche se previste dallo Statuto societario. Non solo. Il debitore che non ha partecpato alla transazione non può usufruirne. D'altronde, i limiti posti dal legislatore alla possibilità che un'impresa di assicurazioni svolga attività extrassicurativa hanno carattere inderogabile, perchè rispondono ad un interesse di ordine generale – che si è soliti identificare con l'esigenza di non dilatare eccessivamente l'area del rischio imprenditoriale cui tali imprese sono esposte, oltre che nel più agevole controllo su di esse da parte delle autorità di vigilanza – derivante dalla natura stessa dell'assicurazione e dalla funzione sociale che le è propria. Ne consegue che i contratti eventualmente stipulati in violazione di tale divieto sono da considerare nulli, a norma dell'art. 1418, comma 1, c.c.." (leggi la sentenza per esteso)

Il legislatore pone dei limiti rigorosi alla possibilità che un’impresa di assicurazioni svolga attività che non siano direttamente ed immediatamente afferenti all’attività assicurazione, riassicurazione o capitalizzazione. Si tratta di limiti legislativi certamente inderogabili, in quanto rispondono all’interesse di ordine generale di  non dilatare l’area del rischio imprenditoriale a cui le imprese assicurative, per la stessa natura dell’attività svolta, sono esposte.

Le Sezioni Unite, chiamate a stabilire se una società assicurativa possa acquisire partecipazioni in società  aventi oggetto diverso e prestare garanzie per i debiti delle società controllate, con la sentenza 30174/2011 hanno indicato il criterio generale per stabilire quali operazioni possano essere considerate lecite perchè connesse all’oggetto dell’impresa  assicurativa.

La verifica della sussistenza del  nesso di strumentalità, richiamato esplicitamente dall’art. 11 d.lgs n. 209/2005, è l’operazione necessaria per stabilire la liceità dell’operazione e consiste nell’accertare che gli atti extrassicurativi siano espletati in vista delle stesse finalità che connotano l’impresa.

Il legislatore, per non comprimere le esigenze dinamiche delle imprese assicurative, ha scelto di non fissare a priori un elenco di atti connessi o non connessi all’oggetto assicurativo, e si è limitato ad indicare nella verifica dell’attinenza alle mutevoli finalità dell’impresa il criterio per stabilire, caso per caso, la liceità dell’operazione. Unico limite imprescindibile è che il compimento dell’operazione extrassicurativa “non si traduca in una sistematica attività implicante l’assunzione di un rischio imprenditoriale indipendente e estraneo rispetto a quello tipico dell’assicuratore”.

Applicando i predetti principi generali al caso oggetto della decisione, la Cassazione ha ritenuto che  ”non può dirsi di per sè vietato che una società esercente attività assicurativa acquisisca partecipazioni in società aventi oggetto diverso, volta che tale acquisizione non comporti attività di trading finanziario incoerente con l’oggetto assicurativo, ma sia uno dei mezzi adoperati per la conservazione delle riserve patrimoniali di cui detta società ha bisogno per assolvere correttamente i propri compiti istituzionali”. Di conseguenza, se può considerarsi lecito che un’impresa assicurativa detenga una partecipazione di controllo in una società avente oggetto diverso, può considerarsi lecito, in via di principio, anche che la società capogruppo presti garanzia per le società controllate, nella misura in cui vi sia un interesse del gruppo nel suo insieme e  di riflesso, della società controllante.

In conclusione, per le Sezioni Unite “il prestare garanzia, in sè considerato, lungi dall’integrare gli estremi di un’attività commerciale incoerente ed incompatibile con l’oggetto sociale della garante, ben può configurarsi come un atto strumentale alla conservazione del valore della partecipazione azionaria di cui la stessa garante è titolare, e quindi condividere la medesima finalità cui è ispirata la detenzione della partecipazione”.

(Maria Valeria De Leo – v.deleo@lascalaw.com)

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