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Guerra aperta Bankitalia-Consob accuse incrociate sui crac in Veneto

Alla fine il faccia a faccia tra la Consob e la Banca d’Italia è saltato. Lo scontro tra le due principali autorità di controllo sulle banche in Italia si è consumato ancora una volta con due audizioni separate, senza poi arrivare al confronto incrociato perché alla fine non è emersa nessuna vera «discordanza» tra la versione del direttore generale della Consob Angelo Apponi e quella del capo della Vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo, solo «valutazioni divergenti». Divergenze non di poco conto, però. Il nodo principale è il prezzo eccessivo delle azioni delle due banche venete. La Consob sostiene di aver avuto modo di rendersene conto solo nel 2015, mentre la Banca d’Italia aveva rilevato anomalie per Veneto Banca nel 2013, e per la Vicenza già dal 2001. Nel caso della popolare di Gianni Zonin non c’è stata alcuna comunicazione: Bankitalia non lo ha ritenuto necessario, spiega Barbagallo, perché l’istituto aveva prontamente recepito le indicazioni degli ispettori, individuando un meccanismo oggettivo di formazione del prezzo e nominando un esperto per una valutazione indipendente. Mentre per Veneto Banca l’informazione c’è stata, nel 2013, in occasione dell’aumento di capitale varato quell’anno.
«In una lettera che la Banca d’Italia ci ha inviato – dice Apponi – si dice che il price book value (il rapporto tra il prezzo delle azioni e il patrimonio netto, ndr) di 1,43 è incoerente con il contesto economico e con le negative performance reddituali dell’esercizio 2012. Tale livello risulta d’ostacolo al compimento di operazioni societarie per le ricadute sull’azionariato». Indicazione che la Consob ritiene importante, ma non allarmante, e si limita pertanto a segnalare nel prospetto informativo. Ma nel 2015, quando gli esposti si moltiplicano, avvia un’ispezione e a quel punto chiede i verbali integrali del 2013 a Bankitalia, scoprendo che «il procedimento di formazione del prezzo non seguiva canoni di completezza e razionalità».
La lettera del 2013, replica polemicamente Barbagallo, «non è una lettera di Natale, ma è aderente a quanto scritto nel rapporto ispettivo. Abbiamo dato tutti gli elementi». E non si parlava di prezzo “alto” delle azioni, sottolinea il capo della Vigilanza, ma di prezzo «incoerente » con una redditività negativa e con la crisi in corso. Dunque già dalla lettera del 2013 la Consob avrebbe potuto trarre tutte le informazioni necessarie per intervenire con maggiore energia sulla banca: «I protocolli sono perfettibili conclude, facendo riferimento agli accordi con la Consob – ma l’eccesso di informazione finisce per essere inutile». Una migliore intesa tra le due autorità avrebbe forse potuto evitare almeno le perdite disastrose subite dai risparmiatori. «È chiaro che ci sono cose che non hanno funzionato », conclude infatti Casini, auspicando una revisione dei meccanismi di vigilanza.

Rosaria Amato

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