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Gratuito patrocinio con l’accordo in mediazione

Il patrocinio a spese dello Stato si applica anche alla mediazione obbligatoria, quando le parti giungono ad una conciliazione. Infatti, l’avvocato della parte ammessa al patrocinio gratuito, che all’esito del procedimento ha risolto la lite con un accordo, ha diritto alla liquidazione del compenso a carico dello Stato.
Sono le conclusioni cui perviene il presidente del Tribunale di Firenze (estensore Breggia) con il decreto del 13 dicembre 2016 dove, dopo aver confermato l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, al legale è liquidata la parcella professionale per l’attività stragiudiziale prestata per l’assistenza nel procedimento di mediazione.
La lite conciliata aveva ad oggetto lo scioglimento di una comunione, materia per la quale la mediazione è prevista quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Il tribunale fiorentino che, con il decreto del 13 gennaio 2015, per primo si era pronunciato sulla questione in maniera favorevole, ribadisce la sua posizione, ripercorrendo le motivazioni già adottate, che fanno leva soprattutto sulla rilettura dell’articolo 75 del Dpr 115/2012, alla luce dei princìpi costituzionali nel sistema italo-comunitario delle fonti, in quanto tale norma consente di ritenere che l’ammissione al patrocinio sia valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate ed accidentali, comunque connesse, compresa «la fase della mediazione obbligatoria pre-processuale, anche quando la mediazione, per il suo esito positivo, non sia seguita dal processo».
Tuttavia, sulla questione interpretativa non c’è univocità di vedute in giurisprudenza, in quanto c’è chi sostiene la tesi opposta, affermando che in questi casi difetti proprio l’esecuzione «di un mandato alle liti, conferito per la rappresentanza e la difesa in giudizio» (e ciò a prescindere dall’obbligatorietà ex lege della mediazione) giudizio che, secondo quanto chiarito dalla Cassazione con la sentenza 24723/2011, permetterebbe di considerare giudiziali alcune attività stragiudiziali. Inoltre, la carenza della fase giudiziale farebbe ritenere che «la mediazione (in virtù dello stesso esito positivo avuto) avrebbe anche potuto svolgersi in via informale tra le parti, senza l’indispensabile adesione a un organismo di mediazione e l’assistenza di un legale» (Tribunale di Tempio Pausania, 19 luglio 2016; pres. Cucca, est. Pastori).
Il Tribunale di Firenze prende atto dell’opposto orientamento, evidenziando a supporto della sua tesi quanto espresso dalla Cassazione con la sentenza 9529/2013, nella quale si valorizza il nesso teleologico fra l’attività stragiudiziale e la successiva azione giudiziaria. In altri termini, si ritiene sufficiente una «valutazione sostanziale di strumentalità dell’attività stragiudiziale volta a comporre un conflitto in vista (secondo le espressioni della sentenza da ultimo citata) della futura ed eventuale domanda giudiziale».
Peraltro, sempre secondo la tesi fiorentina, non può condividersi l’accenno del tribunale sardo ad una «mediazione informale tra le parti»: sostenere che le parti avrebbero potuto trovare l’accordo “da sole”, implica infatti una svalutazione della funzione del mediatore.

Marco Marinaro

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