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Google frena la concorrenza l’Ue pronta a una maximulta

La Commissione europea è pronta a colpire nuovamente Google, sempre per abuso di posizione dominante e con una multa che potrebbe far segnare un nuovo record per l’Antitrust comunitaria. Nel mirino della titolare per la Concorrenza nel collegio guidato da Juncker, la danese Margrethe Vestager, questa volta è Android, il sistema operativo di telefonia mobile sviluppato dal gigante di Mountain View sotto inchiesta Ue da anni. La notizia riportata dal Wall Street Journal non è stata né smentita né confermata da Bruxelles. Lo scorso giugno l’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin era già stata colpita dalla Ue con l’allora multa Ue più salata di sempre: 2,4 miliardi contro il servizio Google Shopping, accusato di distorcere la concorrenza.
Questa volta la stangata potrebbe essere anche superiore ai 2,4 miliardi, fino a un massimo di 10, ovvero il 10% del giro d’affari globale che è il tetto massimo con il quale l’Europa può colpire le aziende che finiscono nel suo mirino. La sanzione dovrebbe essere accompagnata da richieste di modificare Android con una serie di rimedi per mettere fine all’abuso di posizione dominante. La richiesta potrebbe consistere nell’obbligo di modificare i contratti siglati con le società che producono gli smartphone con il sistema Android.
La Commissione Ue indaga da tempo su questo secondo filone del caso Google, con il sospetto che Alphabet, la holding a cui fa capo il gigante di Internet, possa avere ostacolato i potenziali concorrenti per tutelare le attività legate alla pubblicità mobile. Bruxelles è quanto mai decisa a far rispettare le regole europee ai giganti della Rete. Da mesi si discute la Web Tax, un balzello Ue per costringere le multinazionali americane a pagare le tasse dove generano profitti visto che oggi riescono ad aggirare il fisco dei paesi europei grazie a una serie di accordi concessi loro dai governi dove installano i loro quartier generali nel Vecchio Continente ( nel mirino specialmente Irlanda e Lussemburgo). Non solo, la Commissione ha proposto la contestata (dalla Silicon Valley) direttiva sul copyright appena bocciata con rinvio a settembre dall’Europarlamento dopo una battaglia che ha anche portato a minacce di morte contro i deputati di Strasburgo: la norma consentirebbe agli editori europei di ricevere un giusto compenso per l’utilizzo da parte delle piattaforme – Google o Facebook – delle notizie grazie alle quali realizzano ampi profitti in pubblicità e raccolta dati.
Lo scorso anno Google aveva opposto un ricorso da centinaia di migliaia di pagine contro la decisione della Commissione europea sul suo servizio Shopping: c’è da scommettere che farà altrettanto se Bruxelles confermerà la nuova maxi multa.

Alberto D’Argenio

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