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Google e Facebook multate La difesa: Android? È gratuito

Abuso di posizione dominante di Android, il sistema operativo per telefonia mobile: è questa la ragione per cui l’Unione europea imporrà una maximulta a Google. La sanzione potrebbe superare quella da 2,4 miliardi di euro imposta l’anno scorso al colosso di Mountain View per abuso di posizione dominante del motore di ricerca. Secondo alcune fonti, questa volta si potrebbero toccare i 10 miliardi di euro.

L’autorità antitrust dell’Unione europea ritiene infatti che Alphabet, la holding a cui fa capo Google, possa avere ostacolato i potenziali concorrenti per tutelare le attività legate alla pubblicità mobile e che Google possa aver imposto condizioni illegali sui produttori di dispositivi Android, a danno della concorrenza e dei consumatori, la cui possibilità di scelta sarebbe stata ridotta. Per il momento non è dato sapere che misure correttive Bruxelles imporrà alla società, ma è possibile che siano richieste modifiche dei contratti che Google sigla con le aziende che producono gli smartphone con sistema operativo Android.

«Nel 2007, abbiamo lanciato Android, un sistema operativo gratuito e open-source. Gli smartphone di allora erano una rarità costosa. Volevamo cambiarlo — stimolare l’innovazione e aumentare la scelta per i consumatori — e ha funzionato», ha commentato il senior vice president di Google Kent Walker. Per «difendersi» ha poi fatto riferimento alla «democratizzazione», cavallo di battaglia del colosso: «Android consente ai produttori di non acquistare o costruire costosi sistemi operativi mobili. Di conseguenza, gli smartphone sono ora disponibili a prezzi sensibilmente più bassi e sono diventati molto più accessibili — aggiunge —. Oggi, oltre 24.000 dispositivi di 1.300 marchi funzionano su Android. Gli sviluppatori europei sono in grado di distribuire le loro app a oltre un miliardo di persone in tutto il mondo. Android non è una “strada a senso unico”: è un’autostrada di scelte multicorsia».

La sanzione era già stata annunciata da Bruxelles lo scorso giugno. Google aveva subito negato le accuse ma da parte dell’Unione Europea non c’è stato nessun segno di apertura, neanche in termini di possibile patteggiamento.

Anche Mark Zuckerberg non è incolume da grattacapi dovuti a nuove multe. È scattata ieri la prima sanzione per Facebook per omesso controllo sul caso di Cambridge Analytica. Ad annunciarla è stata l’autorità britannica per la privacy e la protezione dei dati personali (Information Commissioner’s Office, Ico) per un ammontare di circa 500 mila sterline (oltre 565 mila euro). Si tratta del massimo previsto dalla vecchia normativa in vigore nel Regno Unito all’epoca dei fatti, ma in cifra assoluta una penalità modesta «per una contravvenzione molto grave», ammette Elizabeth Denham, responsabile dell’Ico, sottolineando come la nuova legge potrebbe permettere di infliggere un’ammenda di decine se non centinaia di milioni di sterline.

Giulia Cimpanelli

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