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Goldman sceglie il dopo-Blankfein

È il banchiere d’investimento David Solomon il prescelto alla successione di Lloyd Blankfein alla guida di Goldman Sachs. E con questa svolta Goldman appare intenzionata a perseguire una strada di rinnovamento, fatto di strategie ispirate alla maggior diversificazione del business e alla sensibilità a problematiche di gestione dei dipendenti, rispetto al vecchio, un successo sempre più appannato costruito sull’aggressiva volatilità e rischio del trading.
La gara a due, tra Solomon e l’altro co-direttore generale Harvey Schwartz, si è risolta quando quest’ultimo ha accettato di rassegnare le dimissioni fin dal mese prossimo, il 20 aprile. La sua uscita di scena lascia le redini operative del colosso di Wall Street interamente nelle mani di Solomon, cancellando ogni incertezza su chi i vertici del gruppo preparano alla promozione. Il duello è stato breve: soltanto venerdì scorso era venuto alla luce che Blankfein aveva deciso di uscire di scena dopo dodici anni al comando, scegliendo quale data la fine del 2018 o gli inizi del 2019, in occasione del 150esimo anniversario della nascita di Goldman. Il 56enne Solomon e il 54enne Schwartz, che viene da una carriera nel trading, erano subito parsi in pole position, promossi entrambi meno di un anno e mezzo fa sulle poltrone di co-direttori generali. Un duello insolito al vertice di Goldman, che tradizionalmente ha preferito indicare senza indugi il delfino.
L’apparente vittoria di Solomon ha tuttavia una valenza strategica che va al di là degli aspiranti stessi: a esser stato bocciato è infatti il candidato del trading, del quale era già espressione lo stesso Blankfein, in anni passati motore di performance e profitti. Ma le trasformazioni del settore finanziario nel dopo-crisi mettono oggi in ombra questa attività, assai meno prevedibile e solida. Se Goldman non appare intenzionata ad abbandonare la propria reputazione nel trading e nel rischio, ha spostato crescenti energie e risorse su altri rami meno aggressivi, dal consumer banking a fondi legati a indici. E il nuovo mix di business ha obiettivi ambiziosi che diventeranno la prima sfida del prossimo amministratore delegato: il progetto è di aumentare le entrate di cinque miliardi di dollari su base annuale entro il 2020.
Solomon ha dalla sua una lunga esperienza, non solo a Goldman, per cercare di restituire smalto alla società di Wall Street per eccellenza. I suoi inizi negli anni Ottanta li deve a Drexel Burnham Lambert, pioniere della finanza seppur poi bruciato da scandali sui junk bond. Poi fu il momento di Bear Stearns e solo successivo è l’approdo a Goldman, nel 1999, con l’incarico di sviluppare attività sul debito ad alto rischio e alto rendimento. Per dieci anni, tra il 2006 e il 2016, capitanò l’intera divisione di investment banking, che sotto la sua leadership accrebbe le entrate del 70 per cento. Più di recente è stato tra i promotori di riforme e cambiamenti interni, quali l’alleggerimento del carico di lavoro dei banchieri junior e la promozione di un maggior numero di donne. Ha inoltre spinto per ampliamenti del business verso sempre nuovi fronti quali i prestiti.

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