Gli ordini di investimento: non è necessaria la forma scritta

La Corte di Legittimità è tornata ad esprimersi in merito ai requisiti formali degli ordini di investimento e ai limiti di applicabilità dell’art. 23 TUF.

Nel caso di specie un investitore, nel contestare l’operato della banca e l’informativa resa in merito all’acquisto di obbligazioni Argentina (acquistate nel 1999), adduceva quale motivo di nullità dell’operazione di investimento il fatto che non fosse stato conferito ordine scritto di acquisto dei titoli di debito. In subordine, l’investitore chiedeva di condannare la banca al risarcimento del danno e di dichiarare la risoluzione del contratto di negoziazione.

L’attore, nel dettaglio, proponeva una lettura estensiva dell’art. 23 TUF sostenendo che questo richiederebbe – a pena di nullità – la forma scritta sia del contratto disciplinante in generale la prestazione dei servizi di investimento, sia dei singoli ordini di investimento e disinvestimento.

La Corte, tuttavia, richiamando le sentenze di primo e secondo grado le quali avevano respinto integralmente tale tesi interpretativa, ha confermato l’orientamento secondo cui la norma (l’art. 23 TUF) prevede la forma scritta del solo contratto di negoziazione, posto che i singoli ordini di acquisto e vendita dei titoli non hanno natura negoziale, con conseguente inapplicabilità della stessa.

Nel decidere la questione, infatti, i Giudici di legittimità hanno rilevato che “come questa Corte ha avuto modo di affermare ripetutamente (cfr. ex multis: Sez.l. n.28432/11; n. 384/12; n.18140/13; n. 612/16) la prescrizione dell’art. 23 d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, secondo cui i contratti relativi alla prestazione di servizi di investimento debbono essere redatti per iscritto a pena di nullità del contratto, attiene al contratto di negoziazione (c.d. contratto – quadro), che disciplina lo svolgimento successivo del rapporto volto alla prestazione del servizio di negoziazione di strumenti finanziari, e non ai singoli ordini di investimento (o disinvestimento) che vangano poi impartiti dal cliente all’intermediario, la cui validità non è soggetta a requisiti di forma”.

 Pertanto la Corte, ancora una volta, consolida la tesi secondo cui il requisito della forma scritta non è applicabile agli ordini di investimento e disinvestimento, in quanto la disciplina finanziaria ne sancisce, a contrario, la piena libertà di forma.

Cass., Sez. I, 11 ottobre 2016, n. 20446

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

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