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Fondi immobiliari, la guerra tra Enasarco e Sorgente porta la Finanza da Mainetti

Da una parte Valter Mainetti e la sua Sorgente sgr, che gestisce fondi immobiliari per quasi due miliardi e mezzo. Dall’altra Enasarco, l’ente di previdenza e assistenza degli agenti di commercio, che eroga pensioni a circa 120mila persone e che dopo aver sottoscritto due fondi gestiti proprio da Sorgente ha revocato il mandato alla società di Valter Mainetti. Nel mezzo una guerra sanguinosa a colpi di esposti e di ricorsi al tribunale che ormai si trascina da oltre tre anni, ferocemente combattuta dal vecchio presidente di Enasarco, Brunetto Boco e proseguita con l’attuale gestione. Che, per inciso, continua ad essere attraversata da forti tensioni, tanto che il bilancio 2017 di Enasarco in assemblea ha avuto 21 voti contrari su 60.
Megas e Michelangelo due sono i due fondi al centro dello scontro. Le quote di Megas sono tutte di proprietà di Enasarco, Michelangelo due, invece è in condominio con altri enti previdenziali, tra cui Enpam e Inpgi. La gestione è affidata per l’appunto a Sorgente sgr. Ma da tempo i due soggetti litigano su tutto, compresi i rendimenti ottenuti dai fondi; a fine 2017 dai primi conteggi la performance annuale di Michelangelo due segna un – 0,64% mentre per Megas il rendimento annuale è del 2,7%. Da qualche settimana la Guardia di Finanza ha acquisito presso la sede romana di Sorgente una serie di documenti; una mossa che fa seguito a un’analoga visita, di poco precedente, presso Enasarco. I rapporti tra i due soggetti, del resto, sono più tesi che mai: Enasarco infatti ha revocato il mandato di gestione a Sorgente, muovendosi per giusta causa e dolo, a causa di «gravi criticità riscontrate nelle conduzioni dei due fondi». Revoca confermata dall’assemblea di Megas all’unanimità, mentre per Michelangelo i proprietari delle altre quote si sono astenuti. Anche se a loro volta Enpam e Inpgi non paiono troppo soddisfatti: un anno fa hanno presentato un esposto a Banca d’Italia segnalando alcune criticità nella gestione. Più o meno negli stessi giorni Sorgente aveva a sua volta fatto causa ad Enasarco, presso il tribunale civile di Milano, anticipando tra l’altro che in caso di revoca del mandato « in mancanza di una giusta e comprovata causa » avrebbe chiesto il risarcimento danni. È quello che ragionevolmente si avvia a fare, anche se Mainetti non chiude tutte le porte: «Ci sono ancora spazi per definire la questione Enasarco».
A questo punto a Sorgente sgr è affidata solo la gestione ordinaria dei due fondi, ma presto si dovrà procedere ad una gara per individuare un nuovo gestore; un cdastraordinario di Enasarco dovrebbe essere convocato nei prossimi venti giorni. Il processo si annuncia piuttosto lungo e sulle sue modalità è stata interrogata la Covip (l’autorità che vigila sui fondi pensione e sulle Casse previdenziali). Ci vorrà del tempo insomma prima che i due fondi escano definitivamente dal perimetro di Sorgente sgr, ma il conto per Mainetti si profila comunque salato. A fine 2017 le masse dei fondi complessivamente gestiti da Sorgente sgr erano pari a 2,48 miliardi. Su queste masse l’uscita di Megas e di Michelangelo due peserebbe quasi per il 40%. Secondo ambienti vicini a Sorgente, tuttavia, entro luglio dovrebbero arrivare nuovi asset per circa 500 milioni. Se così fosse l’uscita di Megas e di Michelangelo porterebbe ad una contrazione “solo” del 20% (e comunque Michelangelo due scade a fine 2018).
Il braccio di ferro ha coinvolto anche le autorità di vigilanza, sia Bankitalia sia Consob. Non ci sono ispezioni in corso, ma gli uffici stanno lavorando. Anche perché il carteggio delle parti in causa è molto intenso. Qualche tempo fa sembrava essere vicina una soluzione salomonica: la vendita degli asset di Megas e forse di Michelangelo Due. Si erano fatti avanti Hines e poi per più breve tempo Kkr. In entrambi i casi, non si è arrivati alla conclusione. Nel frattempo Mainetti, oggi ad di Sorgente sgr, si appresta a fare un passo indietro: resterà in consiglio, ma il nuovo ad ( probabilmente in giugno) sarà Carlo Petagna e il presidente Gualtiero Tamburini.
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