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Il Fisco rilancia gli investimenti ma credito ancora sotto media Ue

Gli investimenti italiani ripartono, ma per tornare ai livelli precedenti alla crisi c’è ancora un pezzo di strada da fare. Il motore, nel quadro della fiducia ritrovata che caratterizza tutte le economie avanzate, è alimentato anche dagli aiuti fiscali del pacchetto Impresa 4.0 e dalle misure della finanza per la crescita, mentre il credito è ancora un problema soprattutto per i settori innovativi.
Il «caso Italia» raccontato dalle nuove indagini della Bei su «Investimenti e competitività», presentati ieri al ministero dell’Economia, mostra un quadro animato da un’evoluzione su cui pesa una doppia incognita: l’incertezza sull’evoluzione del quadro normativo, che in Italia è un fattore di preoccupazione per l’89% delle imprese mentre in Europa agita in media il 72% delle aziende, e un settore pubblico che fatica a cambiare ritmo.
Proprio quest’ultimo aspetto spiega molti dei tasselli che mancano al ritorno degli investimenti ai volumi 2006-2007, perché se impianti e macchinari hanno recuperato quella distanza anche grazie alla ripresa dell’ultimo anno non c’è traccia di recupero alla voce «fabbricati e opere pubbliche». La preoccupazione è rilanciata dagli stessi costruttori, articolati nelle 10 sigle del settore che ieri all’Ance hanno presentato il «manifesto unitario» indicando alla politica le misure per recuperare i 600mila posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni. «Sugli investimenti pubblici – ha riconosciuto ieri il ministro dell’Ecomia Pier Carlo Padoan alla presentazione delle indagini Bei – stiamo ancora pagando le scelte di taglio di qualche anno fa, ma cominciamo a vedere la ripresa». Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo del decreto di Palazzo Chigi sulla distribuzione del fondo infrastrutture dell’ultima legge di bilancio, che insieme a quello della manovra 2017 «metterà a disposizione 83 miliardi fino al 2033. Un flusso costante – rivendica Padoan – che aiuterà a raggiungere tassi di crescita più alti degli attuali». Il risultato, nell’ottica del ministero dell’Economia, sarebbe più rotondo se il cambio di passo riguardasse anche gli enti locali, dopo l’addio al Patto di stabilità sostituito dalla regola del pareggio di bilancio. Ma sono gli stessi numeri della Bei a inquadrare un problema che persiste: il 47% delle amministrazioni locali italiane riconosce di aver investito «troppo poco» (contro il 34% della media Ue), e più che nel budget l’ostacolo maggiore è individuato nella lunghezza del processo di approvazione degli investimenti (lo spiegano 8 amministrazioni su 10).
Il pallino resta insomma nelle mani delle imprese, che però guardano con qualche incognita al futuro. «Siamo preoccupati perché temiamo che le policy messe in campo in questa legislatura siano rimesse in discussione – spiega Marcella Panucci, dg di Confindustria – mentre oggi serve un lavoro di messa a punto e consolidamento dopo lo shock necessario nella fase di avvio».

Gianni Trovati

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