Fine di una relazione? L’ex compagno non e’ tenuto a restituire i soldi alla ex

La Suprema Corte si è pronunciata sul caso di una donna la quale, al termine di una relazione amorosa durata quattro anni, aveva convenuto in giudizio l’ex compagno per vederlo condannare alla restituzione di una somma, a lui prestata, pari a Euro 22.000.

In particolare, l’attrice chiedeva in via principale la condanna alla restituzione della somma prestata e in via subordinata che venisse riconosciuto l’arricchimento senza causa del convenuto.

I giudici di merito, sia in primo grado sia in appello, rigettavano le domande di parte attrice.

Quest’ultima, quindi, presentava ricorso per Cassazione.

La Suprema Corte, nella sentenza in commento, rigetta il ricorso e conferma la sentenza della Corte d’Appello di Trieste.

Secondo gli ermellini, infatti “a prescindere dalla qualificazione del rapporto, spettava all’attrice la prova del conti-atto di mutuo. In ogni caso per Cass n. 17050 del 28/07/2014 la parte che chieda la restituzione di somme date a mutuo è tenuta a provare, oltre alla consegna, anche il titolo dal quale derivi l’obbligo di controparte alla restituzione, purchè l’attore fondi la domanda su un particolare contratto, senza formulare neppure in subordine una domanda volta a porre in questione il diritto della controparte di trattenere la somma ricevuta, ferma restando, la necessità che il rigetto della domanda di restituzione sia argomentato con cautela, tenendo conto della natura del rapporto e delle circostanze del caso, idonee a giustificare che una parte trattenga senza causa il denaro indiscutibilmente ricevuto dall’altra”.

In assenza di prova dell’esistenza di un contratto di mutuo tra le parti, tenuto conto del fatto che tra di esse era in corso una relazione, si deve presumere, quindi, che la somma sia stata data volontariamente dall’attrice all’ex compagno per ragioni di affetto e che, pertanto, non sussista alcun obbligo di restituzione in capo a quest’ultimo.

Cass., Sez. II, 7 novembre 2016, n. 22576 (leggi la sentenza)

Sara Severoni s.severoni@lascalaw.com

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