Mancata ricostituzione del capitale sociale: responsabile l’amministratore

La Corte di Cassazione si è pronunciata in tema di responsabilità di un amministratore derivante dalla mancata attivazione dello stesso per la ricostituzione del capitale sociale, o per lo scioglimento della società, in presenza di perdite.

Nel caso di specie, il curatore di una S.r.l. dichiarata fallita, conveniva in giudizio gli eredi dell’amministratore unico della stessa al fine di vederli condannare al risarcimento del danno cagionato alla società dalla condotta inerte e negligente del loro dante causa; quest’ultimo reo, secondo la pretesa avanzata dal curatore, di non essersi attivato al fine di procedere o allo scioglimento della società o alla ricostituzione del patrimonio sociale azzerato dalle perdite.

I convenuti si costituivano in giudizio eccependo, tra l’altro, il parziale risanamento delle perdite tramite finanziamenti effettuati da soci.

In primo grado il Tribunale di Catanzaro accoglieva la domanda condannando gli eredi al risarcimento; questi ultimi vedevano rigettata, da parte della Corte d’Appello, anche la conseguente impugnazione

Con successivo ricorso in Cassazione i convenuti eccepivano, tra l’altro, come la sentenza impugnata – nel ritenere i finanziamenti effettuati dai soci inidonei a ripianare le perdite – conferiva importanza all’iscrizione di detti finanziamenti in bilancio come “altri debiti” non ponendo evidenza invece sulle finalità pratiche perseguite dai soci ed i sottesi interessi; per altro verso, sempre secondo quanto sostenuto dai convenuti, i giudici del merito nel valutare la fattispecie non ponevano particolare attenzione alla circostanza per la quale i soci, nell’effettuare i finanziamenti, mai avevano dato luogo a pretese restitutorie né ad istanze di insinuazione al passivo del fallimento.

La Cassazione ha sostenuto come la sentenza impugnata “Pur avendo affermato, in linea generale, che, in quanto connotati dall’assenza dell’obbligo di restituzione al socio conferente e dalla conseguente inclusione nel capitale di rischio i versamenti in conto capitale sono assoggettati all’onere di contabilizzazione nel patrimonio netto della società come riserve di capitale ed alla distinta indicazione di tale natura nella nota integrativa, essa si è infatti attenuta correttamente all’orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui l’individuazione della natura del versamento dipende dalla ricostruzione della comune intenzione delle parti, la cui prova va desunta in via principale dal modo in cui il rapporto ha trovato concreta attuazione, dalle finalità pratiche cui appare diretto e dagl’interessi allo stesso sottesi, e solo in subordine dalla qualificazione che i versamenti hanno ricevuto in bilancio, la cui portata può risultare determinante, in mancanza di una chiara manifestazione di volontà negoziale, in considerazione della sottoposizione del bilancio all’approvazione dei soci (cfr. Cass., Sez. 1, 23/03/2017, n. 7471; 3/12/2014, n. 25585; 13/08/2008, n. 21563)”. Sul punto i giudici di legittimità hanno sottolineato come “la Corte distrettuale si è messa alla ricerca di altri elementi, eventualmente acquisiti agli atti, idonei ad evidenziare una natura diversa da quella attribuita ai versamenti dalla sentenza di primo grado, rilevando tuttavia che gli appellanti non avevano fornito alcuna prova al riguardo”.

Per altro verso la Corte di Cassazione ha continuato affermando che “Non può ritenersi decisiva, in contrario, la circostanza, fatta valere dai ricorrenti, che i versamenti in esame non abbiano dato luogo a pretese restitutorie da parte dei soci, neppure in sede concorsuale, trattandosi di una scelta che, in quanto successiva all’effettuazione delle predette operazioni e comunque revocabile in qualsiasi momento, non appare di per sé sintomatica dell’intento di rinunciare definitivamente al rimborso delle erogazioni compiute”.

Alla luce (anche) di queste motivazioni circa uno dei motivi di impugnazione proposti dai convenuti, la Corte ha rigettato il ricorso proposto, cristallizzando alcuni principi regolatori, dei quali si è data evidenza, in materia di responsabilità degli amministratori.

Cass., Sez. I Civ., 08 giugno 2018, ordinanza n. 15035

Alessandro Passanisi – a.passanisi@lascalaw.com

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