• Ferrari, i sindacati firmano l’integrativo modello Fiat

    MARANELLO (Modena) — Cinquemila euro di premio di produzione per ognuno dei 2.700 dipendenti. Cinquanta milioni di euro di ulteriori, nuovi investimenti. Oltre un centinaio di assunzioni in arrivo. E gli iscritti Fiom che — almeno qui, di fronte a un integrativo fresco di firma e di benefici non solo economici — cominciano a chiedersi quale senso sindacale abbia la guerra continua al modello contrattuale Fiat. Certo la Ferrari è un’azienda particolare e per molti aspetti unica, non solo all’interno dell’universo Lingotto. Tra l’altro: fa utili, a differenza del resto dell’auto italiana. Però anche Maranello — come ogni altra impresa Fiat o Fiat Industrial — è uscita da Confindustria e applica non più le norme nazionali ma il «contratto collettivo di gruppo» voluto da Sergio Marchionne. E anche a Maranello i metalmeccanici Cgil si oppongono, vanno avanti con le cause. Non c’è la loro sigla, sull’integrativo che Amedeo Felisa e Mario Mairano — l’amministratore delegato e il direttore relazioni industriali della società guidata da Luca Cordero di Montezemolo — hanno chiuso l’altra sera con Fim, Uilm, Fismic. È il primo contratto di secondo livello firmato e già approvato dal referendum dei lavoratori in una controllata Fiat dopo lo «strappo» nazionale. E si può pure dire che la Ferrari, con i suoi 315 milioni di utili su 2,2 miliardi di fatturato, può permetterselo. Di più: «deve». Per usare le parole di Felisa: «Qui c’è altissima tecnologia. Ogni auto richiede dalle 90 alle 130 ore di lavoro: sono praticamente fatte a mano. È chiaro che non potremmo raggiungere certi risultati senza la passione, la professionalità, la partecipazione di ognuno dei nostri dipendenti». È quella che Montezemolo ha battezzato «Formula Uomo» e che si traduce, per esempio, in un welfare aziendale unico. Ribadito e rafforzato dall’integrativo firmato ieri. Che però porta con sé molte più novità. Legate, almeno per una parte, al piano Fiat per il rilancio di Grugliasco. Il made in Maranello, ossia il lato del contratto che dipende dai risultati Ferrari, è il robusto premio di produzione. Potrebbe arrivare a un minimo di 5 mila già adesso, e salire ancora nei due anni successivi. In parallelo, c’è il capitolo investimenti-occupazione. E il link con quanto il Lingotto completerà entro il 2012 a Grugliasco. Si produrranno Maserati, là (obiettivo: 50 mila auto). Ci sarà bisogno di motori di altissima gamma. Molti li fornirà la Ferrari e ciò significa 50 milioni di investimenti (sui circa 300 impiegati ogni anno) e soprattutto nuove assunzioni. Oltre un centinaio, prevedono a Maranello. A maggior ragione qui, cuore di quell’Emilia devastata dal terremoto per la quale, tra l’altro, martedì Montezemolo organizzerà online un’asta del Cavallino. Incassi ai familiari delle vittime.

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