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		<title>Dl pagamenti, prima le imprese</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima il pagamento dei debiti verso le imprese. Solo dopo quello verso le banche. In alternativa, la creazione di un fondo volto all&#8217;ampliamento del plafond a disposizione della p.a., finanziato tramite gli stessi pagamenti che le banche hanno ricevuto. Le risorse messe a disposizione dal dl 35/2013 infatti, non coprono nemmeno il 50% del totale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Prima il pagamento dei debiti verso le imprese. Solo dopo quello verso le banche. In alternativa, la creazione di un fondo volto all&#8217;ampliamento del plafond a disposizione della p.a., finanziato tramite gli stessi pagamenti che le banche hanno ricevuto. Le risorse messe a disposizione dal dl 35/2013 infatti, non coprono nemmeno il 50% del totale dei debiti esistenti. Queste le proposte, avanzate ieri dai relatori, Giorgio Santini e Antonio Dalì, durante l&#8217;esame del testo del decreto, da parte della Commissione bilancio del senato. Nonostante i tempi stretti (il termine ultimo per la conversione in legge del decreto è il 7 giugno), non è quindi escluso che il testo venga modificato. Tra le questioni che dovranno essere affrontate, quella relativa al ruolo svolto dalle banche. Ad oggi infatti, il meccanismo delle compensazioni non fa distinzione tra i pagamenti che la p.a. deve effettuare verso le imprese e quelli verso gli istituti di credito. A questo proposito, secondo il relatore Santini (Pd), «è necessario che sia data priorità ai pagamenti verso le imprese, perché versano in uno stato di maggiore difficoltà». Di diverso avviso invece, Antonio Dalì (Pdl), secondo cui «la priorità è ampliare i fondi per poter saldare i debiti verso le imprese e questo», spiega il senatore, «potrà essere fatto solo se verranno saldati i debiti che la p.a. ha con le banche, in modo che quest&#8217;ultime possano, a loro volta, mettere a disposizione quanto ricevuto, per ampliare di circa 10 miliardi il plafond a disposizione per i pagamenti». Tra le altre proposte avanzate dai relatori, quella di semplificare il sistema di certificazione del credito, facendo in modo che le imprese, una volta inoltrata la richiesta di certificazione, non debbano attendere la risposta della p.a., ma possano contare sul silenzio assenso. Discorso a parte invece per l&#8217;Imu. Non è stata infatti ancora stabilita la collocazione dell&#8217;impianto normativo. Due le alternative. O resta all&#8217;interno del decreto pagamenti o viene scorporato e reso autonomo.</p>
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		<title>La fattura termina il servizio</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:24:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle prestazioni generiche, il ricevimento della fattura del fornitore estero può assumersi come indice dell&#8217;ultimazione del servizio ai fini dell&#8217;applicazione dell&#8217;Iva da parte del committente nazionale. Quest&#8217;ultimo non è comunque sanzionabile se provvede in anticipo a integrare la fattura del fornitore, o a emettere l&#8217;autofattura, liquidando dunque l&#8217;imposta prima che sia effettuata l&#8217;operazione. Questi alcuni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle prestazioni generiche, il ricevimento della fattura del fornitore estero può assumersi come indice dell&#8217;ultimazione del servizio ai fini dell&#8217;applicazione dell&#8217;Iva da parte del committente nazionale. Quest&#8217;ultimo non è comunque sanzionabile se provvede in anticipo a integrare la fattura del fornitore, o a emettere l&#8217;autofattura, liquidando dunque l&#8217;imposta prima che sia effettuata l&#8217;operazione.</p>
<div></div>
<p>Questi alcuni chiarimenti contenuti nella circolare 16/E del 21 maggio 2013, dell&#8217;Agenzia delle entrate. La circolare, da un lato, fornisce indicazioni di carattere generale sul momento di effettuazione delle prestazioni di servizi generiche e sui connessi adempimenti ai fini Iva, dall&#8217;altro, risponde a specifici interrogativi concernenti il settore dei servizi di telecomunicazione.</p>
<p>Indicazioni generali. L&#8217;art. 6, comma 6, del dpr 633/72 stabilisce che, in deroga al terzo comma, le prestazioni di servizi previste all&#8217;art. 7-ter, le così dette prestazioni generiche, scambiate fra soggetti passivi nazionali ed esteri, si considerano effettuate:</p>
<p>- al momento della loro ultimazione, oppure, se a carattere periodico o continuativo, alla data di maturazione del corrispettivo, a meno che non avvenga un pagamento anticipato anche parziale</p>
<p>- al momento della maturazione del corrispettivo e comunque, se di durata ultrannuale, al 31 dicembre di ciascun anno. È fatto salvo l&#8217;eventuale pagamento anticipato. In questo caso infatti, la prestazione si considera effettuata alla data del pagamento, limitatamente all&#8217;importo pagato. Non è invece rilevante, in assenza di eventi come l&#8217;ultimazione, la maturazione, il pagamento, l&#8217;emissione anticipata della fattura. In proposito, dopo avere ricordato quali sono gli adempimenti, che il committente nazionale deve porre in essere al fine di applicare l&#8217;imposta alle prestazioni ricevute da fornitori esteri, la circolare osserva che per determinare il momento di effettuazione, è fondamentale la distinzione tra prestazioni uniche, o istantanee, oppure periodiche o continuative. Allo scopo di fornire criteri utili per tale distinzione, la circolare osserva che nell&#8217;ordinamento interno, vi sono sia contratti che comportano una sola esecuzione sia contratti nei quali, invece, la prestazione è distribuita o reiterata nel tempo. In questi, la durata è quindi una caratteristica essenziale. In particolare, appartengono a questa seconda tipologia i contratti nei quali il protrarsi dell&#8217;adempimento per un certo tempo, è condizione affinché si produca l&#8217;effetto voluto. Per la distinzione, occorre quindi basarsi sul contenuto e sulle finalità dell&#8217;obbligazione contrattuale. In merito alle prestazioni continuative, poi, la circolare osserva che la maturazione del corrispettivo (ad esempio, al termine di ciascun bimestre) non sempre coincide con il momento del pagamento (es. il giorno 15 del mese successivo). In questo modo quindi, viene chiarito che, nel caso dell&#8217;ultima ipotesi, l&#8217;effettuazione della prestazione coincide con la scadenza del bimestre e non con quella del pagamento. L&#8217;agenzia ricorda comunque di avere già fornito indicazioni per la distinzione fra servizi istantanei e servizi continuativi, a proposito della compilazione dei modelli Intrastat, nella circolare 36/2010</p>
<p>I casi particolari. Un problema particolare, si pone poi, qualora la prestazione sia ultimata, ma il corrispettivo non sia ancora determinabile secondo le previsioni contrattuali. In tal caso, la circolare chiarisce che assumerà rilevanza il momento in cui si realizzeranno gli elementi che permettono di determinare il corrispettivo. Infine, le Entrate chiariscono che, l&#8217;emissione della fattura da parte del fornitore Ue, oppure di un documento da parte del fornitore extra Ue, volto a certificare l&#8217;operazione resa, può ritenersi indice dell&#8217;ultimazione. Con la conseguenza che la ricezione della fattura, o del documento, deve essere assunta come momento di effettuazione della prestazione anche in mancanza di pagamento.</p>
<p>Problematiche specifiche dei servizi di telecomunicazione.</p>
<p>Uno dei chiarimenti forniti con specifico riguardo al settore delle telecomunicazioni assume in realtà valenza più ampia. Era stato chiesto infatti, di chiarire il trattamento delle prestazioni che, pur non avendo carattere continuativo o periodico, sono compiute in un arco temporale lungo e prevedono la maturazione di corrispettivi a stato d&#8217;avanzamento lavori, come ad esempio per gli appalti o la progettazione software. Al riguardo, la circolare chiarisce che, in tale ipotesi, non assumendo rilevanza la maturazione del corrispettivo, rilevando il momento di ultimazione del servizio nonché gli eventuali pagamenti anteriori.</p>
<p>Riguardo poi a particolari tipologie contrattuali, nelle quali l&#8217;ultimazione del servizio non è sufficiente per determinare il corrispettivo, data la necessità di ulteriori elementi condivisi tra le parti, la circolare chiarisce che si può assumere il momento di emissione della fattura, entro la fine del mese successivo a quello in cui il servizio è reso. La circolare, precisa infine, che l&#8217;eventuale anticipata liquidazione dell&#8217;Iva da parte del committente nazionale, sia mediante integrazione che autofatturazione, non è sanzionabile, salvo che vi siano profili di abuso.</p>
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		<title>Scambio dati, avanti Ue</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:23:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bruxelles a caccia di evasori. I leader dei 27 paesi Ue si sono dati appuntamento al Consiglio europeo in programma per oggi con l&#8217;intento di arrivare a delineare il futuro fiscale del Vecchio continente. Una sfida epocale in un momento di bilanci in rosso per i governi, alle prese con 1.000 miliardi di euro di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles a caccia di evasori. I leader dei 27 paesi Ue si sono dati appuntamento al Consiglio europeo in programma per oggi con l&#8217;intento di arrivare a delineare il futuro fiscale del Vecchio continente. Una sfida epocale in un momento di bilanci in rosso per i governi, alle prese con 1.000 miliardi di euro di mancati introiti generati da lacune giuridiche, differenze tra i sistemi fiscali e la mancanza di cooperazione.</p>
<div></div>
<p>Una serie di problemi contro cui sembra essersi attrezzata la Commissione Ue che proprio oggi presenterà ai leader Ue la propria ricetta per metter fine ai mali fiscali del Vecchio continente. Austria e Lussemburgo permettendo. Nonostante l&#8217;accordo raggiunto in seno all&#8217;Ecofin di conferire alla Commissione il mandato di rinegoziare gli accordi fiscali con la Svizzera, Andorra, Monaco, San Marino e Liechtenstein, i leader di Vienna e del Principato non sembrano ancora disposti a deporre le armi accettando la revisione della norma sulla fiscalità sul risparmio. In attesa di conoscere i dettagli del piano operativo di contrasto all&#8217;evasione messo a punto dalla Commissione, intanto, Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna hanno ribadito ieri la propria volontà a proseguire sulla strada del progetto pilota (come anticipato il mese scorso da ItaliaOggi) che prevede lo scambio automatico di informazioni finanziarie tra i rispettivi paesi. Posizione ribadita dallo premier italiano, Enrico Letta, di fronte alle camere. «Il Consiglio europeo dovrà conferire alla Commissione il mandato ad avviare negoziati con paesi terzi per rafforzare gli accordi in materia di cooperazione fiscale», ha affermato il presidente del Consiglio. «Resta ancora sul tavolo, invece, il tema della revisione della direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio, su cui, come è noto, insistono sensibilità diverse in seno all&#8217;Unione. Noi vogliamo che il Consiglio decida una serie di priorità d&#8217;azione per il futuro nel campo dell&#8217;evasione e della frode fiscale, a partire dall&#8217;attuazione del piano d&#8217;azione della Commissione sulla frode fiscale presentato nel dicembre 2012 e delle raccomandazioni agli stati membri sulle pratiche fiscali aggressive e sulla buona governance fiscale nei confronti dei paesi terzi».</p>
<p>Le risoluzioni del Parlamento Ue. A far fronte comune contro l&#8217;evasione è arrivato ieri anche il sì del Parlamento europeo a due risoluzioni contro frodi ed evasione con l&#8217;obiettivo di dimezzare entro il 2020 i 1.000 miliardi di euro che ogni anno sfuggono al Fisco dei 27. Gli eurodeputati hanno sollecitato gli stati membri a concordare una chiara e comune definizione di «paradiso fiscale» e a redigere una lista nera dei centri offshore. Non solo. La plenaria di Strasburgo ha ribadito il proprio no al finanziamento pubblico per le frodi fiscali. «Nessun finanziamento Ue o statale dovrebbe andare alle imprese che hanno violato le norme fiscali comunitarie, e qualsiasi ditta che concorre per un appalto pubblico dovrebbe essere tenuta a rivelare i dettagli di eventuali sanzioni o condanne per reati fiscali», si legge nel documento approvato ieri. «Le autorità pubbliche dovrebbero poter sciogliere il contratto se un fornitore viola gli adempimenti fiscali, successivamente al conseguimento dell&#8217;appalto». I deputati hanno poi esortato i governi nazionali a lavorare insieme per armonizzare le basi imponibili, far rispettare le misure per evitare che le imprese spostino i profitti nei paradisi fiscali, e migliorare il controllo incrociato dei dati doganali e fiscali in modo da ridurre le frodi Iva. «L&#8217;Unione europea dovrebbe guidare i negoziati internazionali per migliorare la trasparenza fiscale e lo scambio d&#8217;informazioni», si legge nella risoluzione approvata ieri. «L&#8217;evasione fiscale nei paesi in via di sviluppo porta infatti a una perdita stimata di in 125 miliardi di euro l&#8217;anno, vale a dire quasi il doppio di quanto gli stessi paesi ricevono in aiuti internazionali». Infine, per contribuire a ridurre l&#8217;evasione fiscale, gli eurodeputati hanno chiesto che stati membri utilizzino le banche dati sui veicoli a motore, immobili e yacht e utilizzino fonti protette d&#8217;informatori e giornalisti. I deputati hanno poi esortato i governi nazionali a lavorare insieme per armonizzare le basi imponibili, far rispettare le misure per evitare che le imprese spostino i profitti nei paradisi fiscali, e migliorare il controllo incrociato dei dati doganali e fiscali in modo da ridurre le frodi Iva.</p>
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		<title>Patente, addio al tagliando</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:21:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nuove procedure per il rinnovo della patente mediante l&#8217;emissione di un duplicato, senza più l&#8217;apposizione dei tagliandi adesivi. Le prevede lo schema di decreto del ministero delle infrastrutture e dei trasporti che sarà esaminato la prossima settimana dalla conferenza unificata. La legge n. 120/2010 aveva modificato l&#8217;art. 126 del codice stradale stabilendo che la validità [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nuove procedure per il rinnovo della patente mediante l&#8217;emissione di un duplicato, senza più l&#8217;apposizione dei tagliandi adesivi. Le prevede lo schema di decreto del ministero delle infrastrutture e dei trasporti che sarà esaminato la prossima settimana dalla conferenza unificata.</p>
<div></div>
<p>La legge n. 120/2010 aveva modificato l&#8217;art. 126 del codice stradale stabilendo che la validità della patente è confermata mediante il rilascio di un duplicato che viene trasmesso per posta al titolare della licenza, con l&#8217;indicazione del nuovo termine di validità. Questa nuova procedura è stata prevista con lo scopo di adempiere alle norme comunitarie, che da un lato vietano di apporre tagliandi adesivi o altro sulla patente di guida, d&#8217;altro lato impongono la graduale e completa sostituzione di tutte le patenti emesse prima del 19 gennaio 2013. Ma per definire in dettaglio le modalità di comunicazione del rinnovo di validità della patente occorre un decreto ministeriale, che peraltro, secondo quanto previsto dall&#8217;art. 21, comma 2, della legge n. 120/2010, doveva essere emanato entro il 12 febbraio 2011. Lo schema di decreto, che attende il parere della conferenza unificata, dispone che, ai fini del rinnovo della patente di guida e della conseguente emissione del duplicato, i medici e le competenti strutture, nonché le commissioni mediche locali, all&#8217;esito della visita medica per la conferma dei requisiti di idoneità fisica e psichica, dovranno trasmettere telematicamente all&#8217;ufficio centrale operativo del dipartimento dei trasporti una comunicazione con i dati, la foto e la firma del titolare della licenza di guida. Il sistema informatico, acquisiti i dati e la documentazione, genererà una ricevuta che il medico provvederà a stampare in carta semplice e a consegnare subito all&#8217;interessato. Questa ricevuta consentirà di circolare sulla strada fino al ricevimento per posta del duplicato della patente rinnovata, comunque non oltre sessanta giorni dalla data del rilascio. Tuttavia, il nuovo decreto, in fase di approvazione, non basterà. Infatti, entro trenta giorni dalla sua data di entrata in vigore dovrà essere adottato un ulteriore decreto per definire in modo completo e più dettagliato tutte le procedure operative.</p>
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		<title>Case, non si bluffa sull&#8217;energia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:20:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Niente trucchi sulla certificazione energetica in campo immobiliare: essa va realmente consegnata in caso di vendita o di locazione della casa e non sarà più possibile aggirare l&#8217;obbligo inserendo nei contratti la clausola con cui l&#8217;acquirente dà atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione in ordine alla certificazione energetica degli edifici. In dirittura [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Niente trucchi sulla certificazione energetica in campo immobiliare: essa va realmente consegnata in caso di vendita o di locazione della casa e non sarà più possibile aggirare l&#8217;obbligo inserendo nei contratti la clausola con cui l&#8217;acquirente dà atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione in ordine alla certificazione energetica degli edifici. In dirittura anche la proroga degli incentivi fiscali (probabilmente fino al 2015) per gli interventi di efficienza energetica (lo sgravio del 55% scade il 30 giugno). No al fai-da-te regionale: la normativa sulla certificazione energetica deve essere il più possibile omogenea.</p>
<p>Calendarizzata la realizzazione di edifici pubblici e privati a energia quasi zero. Le previsioni sono contenute in uno schema di decreto legge ieri all&#8217;esame in preconsiglio dei ministri, con cui il governo corre ai ripari per evitare la procedura di infrazione europea, aperta per l&#8217;elusione della normativa comunitaria da parte del decreto legislativo 192/2005.</p>
<p>VENDITE</p>
<p>E LOCAZIONI</p>
<p>Il testo originario del decreto 192/2005 prevedeva l&#8217;obbligo di allegazione dell&#8217;attestato di certificazione energetica nelle compravendite di interi immobili o di singole unità immobiliari, e della consegna di copia conforme o comunque di messa a disposizione del conduttore in caso di locazione (articolo 6, commi 3 e 4). Il testo originario dell&#8217;articolo 15 sanzionava con la nullità dei contratti le specifiche violazioni degli obblighi di allegazione e consegna. Successivamente il dlgs 311/2006 ha previsto l&#8217;obbligo di allegazione dell&#8217;attestato di certificazione energetica per i trasferimenti a titolo oneroso di immobili già certificati e di consegna di copia dell&#8217;attestato in caso di locazione, ma sempre di immobili già certificati.</p>
<p>Il dlgs 311/2006 ha anche stabilito la sanzione della nullità del contratto per l&#8217;ipotesi di mancata allegazione o consegna di copia, rispettivamente in caso di vendita o di locazione. Nel 2008 il decreto legge 112 ha abrogato sia l&#8217;obbligo di allegazione e consegna (per gli immobili già certificati) sia la sanzione della nullità contrattuale. La situazione è cambiata a decorrere dal 29 marzo 2011, con il dlgs 28/2011: viene specificato l&#8217;obbligo di inserimento nei contratti di una clausola con cui l&#8217;acquirente dà atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione in ordine alla certificazione energetica degli edifici. Per la locazione l&#8217;obbligo della clausola riguarda solo gli immobili già dotati di certificazione energetica. La Commissione europea ha puntato il dito proprio sulla mancata previsione dell&#8217;obbligo effettivo di consegna all&#8217;acquirente o inquilino dell&#8217;attestato di certificazione. Il decreto correttivo in esame generalizza l&#8217;obbligo di consegna dell&#8217;attestato. E aggiunge che per le case in costruzione l&#8217;attestato deve essere prodotto congiuntamente alla dichiarazione di fine lavori.</p>
<p>Il decreto sottolinea però che l&#8217;obbligo di dotare l&#8217;edificio di un attestato di prestazione energetica viene meno se sia già disponibile un attestato in corso di validità, rilasciato conformemente alla direttiva 2002/91/Ce. Tornano anche le sanzioni. Con la riscrittura dell&#8217;articolo 15 del dlgs 192/2005 il decreto legge in itinere punisce, con sanzione amministrativa, la violazione dell&#8217;obbligo di dotare di un attestato di prestazione energetica gli immobili nel caso di vendita o nel caso di nuovo contratto di locazione. La sanzione colpisce solo il proprietario e non l&#8217;acquirente o il locatario.</p>
<p>Questo significa che non si ritorna alla nullità del contratto che rimane in piedi; ma chi ha venduto o locato un immobile non in regola dovrà sborsare fino a 18 mila euro (per le vendite) e fino a 1.800 euro (per le locazioni).</p>
<p>INCENTIVI</p>
<p>Possibile la proroga fino al 2015 dell&#8217;incentivo fiscale del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Sul punto bisognerà aspettare la decisione finale del governo.</p>
<p>UFFICI</p>
<p>Gli obblighi sulla certificazione energetica si applicano ai fabbricati isolati inferiori a 50 metri quadrati, limitatamente agli uffici o assimilabili, purché scorporabili ai fini della valutazione energetica.</p>
<p>EDIFICI A ENERGIA QUASI ZERO</p>
<p>Il decreto prevede che a partire dal 31 dicembre 2018, gli edifici di nuova costruzione utilizzati da pubbliche amministrazioni e di loro proprietà devono essere progettati e realizzati quali edifici a energia quasi zero. E dal 1° gennaio 2021 la regola verrà estesa a tutti gli edifici di nuova costruzione. Rientra nella definizione l&#8217;edificio ad altissima prestazione energetica, con fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo, coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili.</p>
<p>PROFESSIONISTI</p>
<p>Il decreto affida ai progettisti l&#8217;incombenza di inserire i calcoli e le verifiche nella relazione tecnica di progetto attestante la rispondenza alle prescrizioni per il contenimento del consumo di energia degli edifici e dei relativi impianti termici. La relazione deve essere depositata contestualmente alla dichiarazione di inizio dei lavori complessivi o degli specifici interventi proposti. Non si deve fare nessuna relazione in caso di mera sostituzione del generatore di calore dell&#8217;impianto di climatizzazione.</p>
<p>REGIONI</p>
<p>Il decreto sottolinea che la normativa energetica deve essere omogenea i tutta Italia. Rimane alle regioni la possibilità di migliorare la disciplina, ma senza appesantire gli oneri e gli adempimenti amministrativi. Le regioni, ad esempio, possono approvare l&#8217;utilizzo di soluzioni alternative, in relazione a specifiche situazioni di impossibilità o di elevata onerosità degli adempimenti.</p>
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		<title>Banche sotto pressione Guadagni ai minimi ma cresce il patrimonio</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A guardare i conti delle banche italiane di elementi positivi c&#8217;è ne è forse solo uno, la solidità patrimoniale. Si tratta di un elemento importante, anzi fondamentale, nel confronto internazionale, ma unico. Di contro la redditività «è caduta ai minimi storici», avverte il direttore generale dell&#8217;Abi, Giovanni Sabatini, presentando il rapporto 2013 sul settore bancario [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A guardare i conti delle banche italiane di elementi positivi c&#8217;è ne è forse solo uno, la solidità patrimoniale. Si tratta di un elemento importante, anzi fondamentale, nel confronto internazionale, ma unico. Di contro la redditività «è caduta ai minimi storici», avverte il direttore generale dell&#8217;Abi, Giovanni Sabatini, presentando il rapporto 2013 sul settore bancario che raggruppa le cifre dei bilanci dei 39 maggiori gruppi italiani. La bassa capacità di fare reddito è la condizione che «deve essere assolutamente invertita» dice ancora Sabatini spiegando che il <i>roe</i> (<i>return on equity</i>), l&#8217;indice che la misura, al netto delle componenti straordinarie, è sceso allo 0,47% nel 2012 dal 2,38% del 2011 mentre l&#8217;utile consolidato è risultato in calo dell&#8217;80% da 5 a 1 miliardo di euro. Non rettificando le componenti straordinarie, come le svalutazioni di acquisizioni passate (pesate fortemente per il Montepaschi fra gli altri), l&#8217;utile netto consolidato diventa perdita per 1,8 miliardi di euro, con un indice <i>roe </i>negativo per l&#8217;1% contro un livello ottimale, su cui puntare una volta superata la crisi, del 9%. «Le banche continuano a essere pesantemente condizionate dal rischio sovrano e dalla recessione» sottolinea l&#8217;Abi spiegando che il primo rende più costosa la raccolta a lungo termine sui mercati, la seconda rende morosi i clienti, famiglie e più ancora le imprese soprattutto le piccole. Le sofferenze e i crediti comunque deteriorati, sono saliti a 26 miliardi contro i 16,7 miliardi del 2011 e le banche sono diventate prudenti, a volte troppo prudenti, nel dare prestiti che si sono contratti anche nel primo trimestre del 2013 (-2,3% a imprese e famiglie), del resto in linea con quello che succede nel resto d&#8217;Europa forse con la sola eccezione della Germania. Si è ugualmente accentuata la diminuzione delle emissioni di obbligazioni (-8,2%) a fronte di una crescita del 6,6% dei depositi.<br />
Per aumentare la redditività le banche hanno cercato di ridurre i costi di gestione e amministrativi, razionalizzando anche la rete: le spese amministrative sono scese nel 2012 del 2,2%, quelle per il personale del 2,7%. Lo scorso anno i primi 5 gruppi hanno chiuso 912 sportelli facendo uscire dal lavoro quasi 10 mila dipendenti. E ieri il presidente dell&#8217;Abi, Antonio Patuelli incontrando con Sabatini il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini ha proposto di puntare al miglioramento della flessibilità in entrata e alla solidarietà tra generazioni.</p>
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		<title>L&#8217;utile Fs sale a 381 milioni Ntv all&#8217;Antitrust: è dumping</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:12:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal rosso costante al quinto risultato in utile consecutivo. Così le Ferrovie dello Stato archiviano il 2012 con profitti per 381 milioni, dopo i 285 milioni del 2011, con un fatturato intorno agli 8,3 miliardi. E si preparano anche all&#8217;esordio nel mondo dei bond, con un&#8217;emissione da 1,5 miliardi entro l&#8217;anno, la prima tranche per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal rosso costante al quinto risultato in utile consecutivo. Così le Ferrovie dello Stato archiviano il 2012 con profitti per 381 milioni, dopo i 285 milioni del 2011, con un fatturato intorno agli 8,3 miliardi. E si preparano anche all&#8217;esordio nel mondo dei bond, con un&#8217;emissione da 1,5 miliardi entro l&#8217;anno, la prima tranche per l&#8217;estate.<br />
Per l&#8217;amministratore delegato Mauro Moretti, che ha anticipato i dati, un traguardo su cui pochi avrebbero scommesso, tenuto conto, ha voluto sottolineare, che parliamo di «un&#8217;azienda che nella storia d&#8217;Italia ha bruciato un&#8217;infinità di risorse».<br />
Di più. Moretti ha anche ricordato che, al suo arrivo al vertice (nel settembre 2006), l&#8217;azienda «aveva 2,1 miliardi di perdite, su un fatturato di 6,7 miliardi: in sostanza era fallita. Il ministro di allora, Tommaso Padoa-Schioppa, mi disse di non fare terrorismo, ma io risposi che non sapevo da che parte cominciare». Da lì prese il via l&#8217;operazione di risanamento. Culminata con il completamento del progetto Alta velocità nel dicembre 2009.<br />
E a proposito di Alta velocità, proprio ieri Ntv (l&#8217;operatore privato entrato da un anno in diretta concorrenza con i treni Italo sulle tratte superveloci Torino-Milano e Milano-Napoli) ha inviato un esposto all&#8217;Antitrust, lamentando attività di dumping da parte delle Ferrovie dello Stato.<br />
Secondo Ntv il ribasso eccessivo dei prezzi da parte dell&#8217;ex monopolista sarebbe una chiara manovra per stroncare sul nascere la concorrenza: «I prezzi praticati da Trenitalia sulle linee tradizionali sono ben più alti di quelli praticati sulle linee ad Alta velocità, diversamente da quando non c&#8217;era concorrenza, e di recente i prezzi sui vecchi treni intercity sono stati aumentati mediamente del 6%: un comportamento da Robin Hood alla rovescia, che toglie a chi viaggia male, per dare a chi viaggia meglio».<br />
Ma per Moretti è sorprendente che un nuovo entrante chieda all&#8217;incumbent di alzare i prezzi: «I nostri clienti già accusano noi e Ntv di avere prezzi troppo alti. Che facciamo, li aumentiamo ancora?», è stata la risposta del numero uno delle Fs.<br />
Il Garante della concorrenza Giovanni Pitruzzella assicura che l&#8217;esposto «verrà vagliato con attenzione», ma avverte che «c&#8217;è un problema di regolazione e bisognerà vedere chi se ne occuperà tra ministero e l&#8217;eventuale Autorità dei trasporti, se nascerà».</p>
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		<title>Fiat Industrial sceglie la City e Wall Street</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:11:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Meriterebbe riflessioni serie. Si perde nelle dichiarazioni spot. Succede che Fiat Industrial abbia depositato alla Sec, la Consob americana, il prospetto informativo dedicato alla società che nascerà dalla fusione con la controllata Cnh. È il primo passo verso la quotazione. Che sarà quindi a Wall Street (Milano, forse, Borsa secondaria). Questo però si sapeva. Come [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Meriterebbe riflessioni serie. Si perde nelle dichiarazioni spot. Succede che Fiat Industrial abbia depositato alla Sec, la Consob americana, il prospetto informativo dedicato alla società che nascerà dalla fusione con la controllata Cnh. È il primo passo verso la quotazione. Che sarà quindi a Wall Street (Milano, forse, Borsa secondaria). Questo però si sapeva. Come si sapeva che nemmeno la sede legale sarà in Italia: già Cnh aveva base in Olanda, Fi Cbm Holdings Nv (il nome della nuova società, come anticipato ieri dal <i>Sole 24 Ore</i>) la seguirà dalle parti di Amsterdam. I documenti presentati negli Usa non contengono però solo conferme. La novità c&#8217;è, ed è persino più dirompente. Cambia anche la «residenza fiscale». Il gruppo presieduto da Sergio Marchionne intende «fare in modo che la struttura dei manager e organizzativa sia tale» che la <i>newco</i> «venga considerata residente nel Regno Unito sulla base del trattato fiscale» tra Roma e Londra.<br />
Significa che, certo, sulle attività italiane il Lingotto continuerà a pagare le tasse qui. Ma è poca cosa. Anche se nei dintorni di via Nizza assicurano che nei fatti nulla cambierà, se non per gli azionisti, nel suo complesso la società i tributi li verserà alla casse di Sua Maestà la Regina Elisabetta. E si capisce perché. Il <i>tax rate</i> totale a carico della Fiat Industrial con passaporto erariale tricolore è del 36% (il 31,4% solo di <i>corporate tax</i>): tradotto nell&#8217;assegno staccato al Fisco fanno 536 milioni di euro, al netto di altri 28 che se ne vanno per l&#8217;Irap. In Inghilterra, per le imprese, si scende già adesso al 23%, che diventerà 21% nel 2014, che si trasformerà nel 20% dal 2015.<br />
Si dirà che Roma, purtroppo, non è Londra. Che per come sono messi i nostri conti pubblici, ancor più massacrati da una crisi che ha portato la Repubblica a un passo dal default, non c&#8217;è margine di manovra. Vero. Vero anche, anzi soprattutto, che il peso non può essere lasciato solo sulle spalle dei cittadini e delle aziende che non se ne possono andare. E tuttavia. Criticabile quanto si vuole, la scelta di Torino mette a nudo più dei mille quotidiani allarmi alcuni dei mali che soffocano le imprese con spalle meno grandi (cioè quasi tutte). Proprio perciò meriterebbe qualcosa di più di una riflessione e qualcosa di meglio di dichiarazioni-slogan. Almeno ieri, non si è andati molto oltre.<br />
La Fiom grida alla «delocalizzazione», come se all&#8217;estero Industrial spostasse le fabbriche, e nel silenzio degli altri sindacati chiede il solito «tavolo immediato» al nuovo governo». Governo che però, nel caso, dovrebbe parlare con una voce sola. E così (per ora?) non è. Il Pdl, con il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, pur auspicando che al Lingotto ci ripensino e ricordino «la tante risorse dello Stato» ricevute in passato, ammette che un problema generale c&#8217;è: e dunque la decisione «preoccupa», sì, ma non può non «stimolarci a creare le condizioni perché le imprese restino nel Paese, con questa concorrenza non possiamo più reggere». Il Pd, con il vice all&#8217;Economia Stefano Fassina, non pare al contrario avere dubbi: e se ovvio è l&#8217;esecutivo non sia «favorevole a che si scelga la sede fiscale in base alla convenienza», un po&#8217; meno lo è forse sollecitare «regole che limitino la possibilità di lasciare il peso fiscale solo su poveri cristi e piccoli imprenditori». Gran confusione. Appena cominciata.</p>
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		<title>Banca e democratici in difficoltà E a Siena il voto vale doppio</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:10:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Otto candidati sindaci, sedici liste, quasi cinquecento aspiranti consiglieri. Forse un po&#8217; troppi, per un Comune con 53 mila abitanti. Ma anche questa è una faccia dell&#8217;eredità balcanica lasciata dalla tragedia del Monte dei Paschi a Siena, città un tempo opulenta, e oggi ridotta come un ex ricco costretto a chiedere l&#8217;elemosina. L&#8217;ultimo affronto è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Otto candidati sindaci, sedici liste, quasi cinquecento aspiranti consiglieri. Forse un po&#8217; troppi, per un Comune con 53 mila abitanti. Ma anche questa è una faccia dell&#8217;eredità balcanica lasciata dalla tragedia del Monte dei Paschi a Siena, città un tempo opulenta, e oggi ridotta come un ex ricco costretto a chiedere l&#8217;elemosina. L&#8217;ultimo affronto è la retrocessione della squadra di calcio in serie B. Dove ai proprietari, i costruttori Mezzaroma, non mancheranno le difficoltà, senza gli 8 milioni che ogni anno le garantiva il Monte.<br />
E di una cosa si può stare sicuri: dopo le elezioni di domenica e lunedì niente sarà più come prima. Non tanto per lo scontato ballottaggio, che non si verificava dal 1993. Ma questo è niente. Il fatto è che il partito da sempre qui al potere, oggi il Pd, sventrato dallo scandalo Mps e conseguente salasso grillino di 7 mila voti, praticamente non c&#8217;è più.<br />
Se n&#8217;è avuta la dimostrazione alle primarie che hanno incoronato il candidato democratico Bruno Valentini, dipendente (in carriera) del Monte come i tre sindaci che si sono alternati al Comune dal 1989 al 2011, prima dell&#8217;arrivo di Franco Ceccuzzi, silurato dopo un anno da un pezzo del suo partito. Soprattutto, è stato l&#8217;ennesimo scontro nel Pd fra lo schieramento che fa capo al presidente del consiglio regionale toscano Alberto Monaci, ex Dc, dominus della fondazione che controlla il Monte, e il fronte sostenuto dall&#8217;ex segretario diessino Ceccuzzi. I 500 voti che hanno fatto prevalere Valentini su Alessandro Mugnaioli, ex assessore della giunta sfiduciata un anno fa dai margheritini, sono lo strascico di un conflitto insanabile. Mille i motivi: l&#8217;arrivo di Alessandro Profumo alla presidenza della banca, voluto dal sindaco e avversata da Monaci, la gestione «monaciana» della fondazione, reduce da due catastrofici aumenti di capitale per l&#8217;insensata acquisizione per cassa della banca Antonveneta (inizialmente, va detto, approvata anche dall&#8217;ex sindaco), fino alle nomine nella sanità. Una guerra con un esito imprevisto: perché Ceccuzzi, in procinto di riprendersi il Comune, è stato poi costretto in panchina da una inchiesta giudiziaria su un finanziamento del Monte. E ora Siena, sfiancata da un anno di commissariamento, è alla resa dei conti finale.<br />
In ballo c&#8217;è molto più della poltrona del sindaco. Ad agosto si rinnova la fondazione e l&#8217;attuale blocco di potere punta sulla continuità. È già circolato il nome di Giovanni Minnucci, capo del comitato elettorale di Valentini stimatissimo da Monaci, mentre qualcuno ha fatto anche quello dell&#8217;ex manager del Monte, Divo Gronchi. Figura dietro alla quale c&#8217;è chi intravede la sagoma ingombrante del patron della fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti.<br />
Le corazzate, insomma, stanno già manovrando. Il nuovo statuto ridimensiona le prerogative municipali, ma il Comune continuerà ad avere un peso rilevante sulle decisioni strategiche. E non è un dettaglio. Un esempio? Profumo vuole abolire la clausola statutaria che limita al 4% i diritti di voto dei soci diversi dalla fondazione, che però è contraria. Anche perché la sua quota scenderà prima o poi al di sotto del 10% (per coprire i debiti) e l&#8217;estinzione di quella clausola renderebbe realmente scalabile la banca. Non è più tempo di vacche grasse, certo. I soldi sono finiti. Negli ultimi due anni la fondazione ha perso 525 milioni e il patrimonio e sceso a 673. Ma in una città dove i dipendenti della banca sono l&#8217;8% degli abitanti e il Comune occupa quasi 900 persone (in proporzione ai residenti quasi il doppio di Roma) la cosa può avere ancora un senso. Il potere, diceva Giulio Andreotti logora chi non ce l&#8217;ha.<br />
Non è forse un caso che tutti i candidati siano d&#8217;accordo per emarginare Profumo. L&#8217;afferma da sinistra Laura Vigni. La promette da destra Eugenio Neri, sostenuto dal Pdl di Denis Verdini ma espressione di un cartello di liste fra cui Siena Rinasce di Maurizio Cenni, l&#8217;ex sindaco (comunista) dipendente del Monte promosso quadro direttivo, e Nero su Bianco, che fa riferimento ad Alfredo Monaci, fratello di Alberto. Ma la minaccia anche il grillino Michele Pinassi, aspettando l&#8217;arrivo di Beppe Grillo, previsto per domani, in una città dove molti non hanno digerito i suoi commenti al drammatico suicidio di David Rossi. L&#8217;unico a non chiedere la cacciata di Profumo è Alessandro Corsini. Lavora alla compagnia di assicurazione del Monte e della francese Axa, ed è figlio dell&#8217;industriale del caffè Silvano Corsini. Guida una lista civica vicina a Ceccuzzi, ma dopo il patatrac ha deciso di andare avanti per conto suo. Dice che la commistione fra la banca e la fondazione è «inaccettabile»: praticamente un marziano. Per questo molti credono non possa arrivare al ballottaggio.</p>
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		<title>Arriva il decreto Imu ma è a rischio il bonus casa</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il decreto sull&#8217;Imu e il rifinanziamento della cassa integrazione è stato firmato ieri dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma sebbene la riforma delle tasse sulla casa sia solo rinviata, e la soluzione ancora lontana da venire perché oggi i soldi non ci sono, per il governo si apre un nuovo problema, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto sull&#8217;Imu e il rifinanziamento della cassa integrazione è stato firmato ieri dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma sebbene la riforma delle tasse sulla casa sia solo rinviata, e la soluzione ancora lontana da venire perché oggi i soldi non ci sono, per il governo si apre un nuovo problema, forse ancora più costoso da affrontare.<br />
Dal primo luglio l&#8217;aliquota Iva ordinaria aumenterà, come previsto dalla Legge di Stabilità del 2013, di un punto, dal 21 al 22%. E dalla maggioranza è scattato un pressing forsennato sul governo perché scongiuri l&#8217;aumento dell&#8217;imposta sui consumi, che rischia di deprimere ancora di più l&#8217;economia, che quest&#8217;anno ha già messo in cantiere una flessione dell&#8217;1,5%, superiore a quella temuta dall&#8217;esecutivo. Sui rischi dell&#8217;aumento dell&#8217;Iva concordano tutti, anche lo stesso governo guidato da Enrico Letta. Ma il problema è sempre quello, nel bilancio pubblico non ci sono più soldi.<br />
Per cancellare l&#8217;aumento dell&#8217;Iva servono 4 miliardi l&#8217;anno dal 2013, più altri 2 per coprire il mancato gettito della seconda metà del 2013. E se non è stato possibile trovare un po&#8217; di soldi la settimana scorsa per togliere l&#8217;Imu sulle prime case, o su una parte di queste, sembra difficile che il governo possa trovare agevolmente le risorse per scongiurare l&#8217;aumento dell&#8217;Iva in appena un mese e mezzo. Tanto più che sui conti pubblici 2013, che viaggiano sul filo del tetto del 3% di deficit, pendono dei rischi, a cominciare dall&#8217;effetto prodotto dal calo del pil superiore al previsto. Senza contare che ci sono altre incombenze da affrontare.<br />
«Avremo un mese complicato per trovare le risorse che consentano di evitare l&#8217;aumento dell&#8217;Iva. Credo sia opportuno che nel momento in cui si affronta questo problema si abbia chiaro il quadro e l&#8217;insieme delle scadenze, perché la coperta è corta» ha detto il sottosegretario all&#8217;Economia, Pierpaolo Baretta, del Pd. In quegli stessi giorni scadono le detrazioni fiscali del 55% sulle ristrutturazioni edilizie, poco dopo bisognerà provvedere al rifinanziamento delle missioni di pace, poi tornerà al nodo il pettine dell&#8217;Imu. L&#8217;imposta sulla prima casa «non sarà tolta a tutti», ha detto il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, ieri sera in tv a Ballarò. «Io, ad esempio — ha aggiunto — ho un reddito che mi può consentire di pagare».<br />
«Non sarà facile fare tutto e bisognerà scegliere», osserva Baretta. «Il governo deve fare un&#8217;agenda da qui a dicembre». Senza contare troppo sui maggiori margini di manovra che Bruxelles potrebbe concederci una volta chiusa la procedura d&#8217;infrazione per il deficit eccessivo. «Non libera risorse in automatico e il nodo finanziario resta» ammette Baretta.<br />
Nonostante la difficoltà dell&#8217;operazione, il PdL è scattato lancia in resta contro l&#8217;aumento dell&#8217;Iva «che può e deve essere scongiurato», con un «decreto immediato» ha detto il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta. Mentre Maurizio Gasparri propone addirittura di ridurre l&#8217;Iva, dal 21 al 20%. Fortissimo è anche il pressing sul governo delle categorie produttive. Secondo la Confederazione degli agricoltori il rialzo potrebbe comportare un calo ulteriore dei consumi alimentari di 1,5 punti, mentre la Coldiretti sottolinea che nei primi mesi di quest&#8217;anno le vendite sono già scese del 3,8%.<br />
Nel frattempo in Senato è iniziato l&#8217;iter del decreto sui debiti della pubblica amministrazione, dove potrebbe confluire anche il decreto su Imu e Cig. Venerdì il Consiglio dei ministri potrebbe avviare la discussione sui primi provvedimenti a favore del lavoro. Il ministro Enrico Giovannini sta incontrando le parti sociali, ieri banchieri e commercialisti, oggi i sindacati, e prepara un intervento per rendere più flessibile i contratti a termine.</p>
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