Falsificazione assegni: parola alla Cassazione, eppur qualcosa si muove

Il Tribunale di Napoli, con la sentenza n. 4386 del 6 aprile 2017, ha ribadito, in tema di falsificazione di un assegno, che la banca alla quale viene presentato il titolo di credito ha il dovere di pagarlo se l’eventuale falsificazione e/o alterazione dell’assegno non sia rilevabile con la normale diligenza richiesta all’operatore bancario, in quanto non è richiesta più specifica attrezzatura (meccanica o chimica) al fine di un controllo dell’autenticità delle sottoscrizioni.

La sentenza di cui oggi si argomenta, rappresenta l’ennesima pronuncia dell’interminabile diatriba giuridica in merito all’esatta configurazione e ripartizione del risarcimento del danno per l’incasso di un assegno falsificato, tra banca negoziatrice e banca trattaria.

Come noto -basti richiamare il precedente articolo pubblicato su Iusletter il 26 maggio 2017- la questione giuridica è ad un passo da trovare la definitiva soluzione, poiché, con l’Ordinanza interlocutoria n. 12379/2017, della I sezione Civile della Corte di Cassazione, è stata disposta la remissione degli atti al Primo Presidente affinché la parola possa essere lasciata alle Sezioni Unite.

In attesa di ciò, il dott. Ragozini, richiamando la Cassazione n. 22236 del 2011, ha affermato che: “al fine di verificare se vi sia una responsabilità in capo alla banca negoziatrice, come sostenuto da parte attrice, occorre verificare se, tenuto conto del tipo di alterazione dell’assegno, sia possibile evidenziare o meno che una persona di diligenza media, esercente la professione di addetto allo sportello bancario, possa o meno accorgersi, di un fatto ritenuto pacifico tra le parti, ovvero l’alterazione del beneficiario e della cifro in euro dell’assegno negoziato.

Il deposito dell’assegno in fotocopia, non consente tale esame e verifica, né al giudicante, né al consulente tecnico, in quanto, al di là dell’evidentissima alterazione ictu oculi individuabile, quale la sconnessione delle lettere, il diverso carattere delle stesse, evincibile anche dalla fotocopia, per un esame anche tattile, della presenza di lievi abrasioni o altri segni estetici sull’assegno, occorre l’originale del titolo, non presente in atti. La fotocopia dell’assegno in atti di parte attrice non presenta alcuna alterazione grafica tale da poter ritenere in modo univoco sussistente l’alterazione, sicché nessun addebito può rivolgersi alla banca negoziatrice.

Il pagamento di parte della somma di cui all’assegno in esame, avvenuto da parte della banca negoziatrice all’attrice, non può ritenersi confessione, e quindi ammissione della colpa nella negoziazione dell’assegno, ma un obbligo giuridico specifico, assunto in virtù di accordi interbancari, ed in ogni caso dovuto alla correttezza professionale, in ordine alla destinazione di somme, che, solo in un secondo momento la banca negoziatrice ha accertato non spettare al Tizio, ma essere illegittimamente sottratte alla banca attrice.”

Tribunale di Napoli, 6 aprile 2017, n. 4386 (leggi la sentenza)

Giovanni Prestipino – g.prestipino@lascalaw.com

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