Fallisce la società in concordato preventivo inadempiente

Non vi è alcuna preclusione alla dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo che, una volta omologato, non venga eseguito ed emerga una situazione di insolvenza della società.

Una volta che non vi sia adempimento delle obbligazioni concordatarie, si riespande il diritto di ciascun creditore di agire, giudizialmente ed anche esecutivamente, nei confronti della società, non trovando più applicazione il divieto di azioni esecutive e cautelari di cui all’art. 168 l.fall. Tuttavia, il singolo creditore potrà agire “in executivis” soltanto per vedere soddisfatto il credito come riconfigurato in sede di concordato omologato, e ciò a meno che gli effetti del concordato non vengano rimossi dalla risoluzione o dall’annullamento ex art. 186 l.fall.

Nel dibattito giurisprudenziale relativo alla possibilità di agire esecutivamente o far fallire una società inadempiente agli obblighi concordatari si colloca questa interessante sentenza del Tribunale di Nola.

Nella motivazione si legge che, ai fini che qui rilevano, occorre distinguere il profilo della rimozione degli effetti del concordato, la quale è possibile soltanto previa risoluzione o annullamento dello stesso, da quello della soddisfazione dei creditori o dell’emergere dello stato di insolvenza rispetto alla debitoria concordataria, quindi falcidiata, riconosciuta nella proposta di concordato poi omologata. Ad avviso del Tribunale ragionare diversamente significherebbe espropriare i creditori del credito concordatario riconosciuto, perché la soddisfazione, pur nei limiti della percentuale concordataria, rimarrebbe frustrata in caso di inadempimento del piano concordatario e di mancata risoluzione del concordato, la quale esige il grave inadempimento del debitore in concordato da valutare complessivamente rispetto all’intera proposta ed all’intero piano. Analogamente, ove emerga una notizia di insolvenza della società che non riesce a far fronte (non alle originarie obbligazioni, ma) agli obblighi rideterminati in sede concordataria, sarebbe una interpretazione ultronea negare la legittimazione del PM ex art. 7 l.fall. a richiedere il fallimento della società. Compromettendosi definitivamente ed irrimediabilmente la funzione istituzionale di tutela pubblicistica rivestita dalla Procura rispetto all’emergere di situazioni di insolvenza (a fronte del disinteresse del ceto creditorio a richiedere la risoluzione del concordato).

Tribunale di Nola, 17 Marzo 2016, (leggi la sentenza)

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

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