Fallimento e certezza della data

La Suprema Corte ha recentemente ribadito quanto ormai consolidato in tema di rapporto tra scrittura privata non autenticata e data certa, secondo cui “può essere ritenuta la certezza della data nel caso in cui la scrittura formi un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro postale” (Cass., Sez. VI Civile – 5 ottobre 2017 n. 23281).

Detta pronuncia è stata resa in esito ad un giudizio in punto di rilevanza, ai fini della prova della certezza del rapporto, della collocazione del timbro stesso secondo le direttive riportate nella circolare n. 93/2007 di Poste Italiane, recante le disposizioni operative per la corretta apposizione del timbro.

Nel caso di specie, una Banca impugnava il provvedimento emesso dal Tribunale di Vincenza, il quale statuiva l’inopponibilità nei confronti del fallimento di un contratto di conto corrente privo di data certa, stipulato fra lo stesso istituto di credito ed una società successivamente fallita. Spiegata opposizione allo stato passivo, la stessa veniva rigettata dal Tribunale sulla scorta della motivazione per la quale, ai fini dell’effettiva operatività dell’apposizione del timbro postale, la Banca avrebbe dovuto osservare quanto indicato dalla sopra menzionata circolare n. 93/2007 di Poste Italiane.

L’Istituto proponeva ricorso per Cassazione deducendo come la data del contratto di conto corrente fosse desumibile dal timbro postale apposto alla documentazione dei successivi affidamenti e, quindi, provata l’anteriorità alla data della pronuncia della Sentenza di fallimento. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso, sottolineava che “mai la Corte ha condizionato l’operatività del principio così richiamato alla sussistenza di requisiti burocratico-formali di per sé solo insignificanti, quale la collocazione del timbro all’inizio ed alla fine del documento, ovvero sul recto o sul verso di esso. Ciò che esclusivamente rilevante, viceversa, è che la scrittura faccia “corpo unico” col foglio su cui è apposto il timbro (sicché il timbro non rileva, ad esempio, ove si apposto sulla busta in cui è contenuto il documento), di modo che la certezza della data derivante da quest’ultimo possa essere riferita al primo“.

Così pronunciandosi, la Cassazione accoglieva quindi le deduzioni dell’Istituto di credito, ribadendo peraltro un orientamento già precedentemente espresso e puntualizzando il concetto dell’irrilevanza della collocazione del timbro stesso, purché la scrittura costituisca “corpo unico” col foglio su cui è apposto il timbro di data certa.

Cass., Sez. VI Civ., 8 febbraio 2018, ordinanza n. 3046

Paola Cubeddu – p.cubeddu@lascalaw.com

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