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Fallimenti, la riforma è legge

Salvare le imprese. Fintanto che sarà possibile. È questo l’obiettivo politico che ha avuto la forza di compattare tutta l’aula del senato che ieri ha approvato definitivamente con 172 voti a favore e appena 34 contrari la riforma del fallimento, istituto che scompare dall’ordinamento italiano (si veda anche ItaliaOggi del 5 ottobre), sostituito dalla liquidazione giudiziale. Per il guardasigilli Andrea Orlando, che si appresta a istituire una commissione ministeriale (con il ministro del lavoro e quello dell’economia) per l’esercizio della delega prima dello scioglimento delle camere, «la legge ha lo scopo di preservare per quanto possibile il patrimonio imprenditoriale e finanziario di un’impresa, in modo da rafforzare la capacità imprenditoriale complessiva del paese. Allo stesso tempo l’obiettivo è ridurre i tempi». Per il presidente della commissione finanze Mauro Maria Marino è «uno dei punti veramente qualificanti di questo scorcio finale della legislatura, che dimostra ancora una volta la volontà del governo di innovare, riformare e contribuire fattivamente alla crescita del paese».

Alcuni passaggi fondamentali. La procedura si sposta dalla figura soggettiva dell’imprenditore/debitore al tema centrale della insolvenza nella sua accezione di crisi, che deve essere prevista il prima possibile (con una procedura di allerta affidata a un organismo pubblico e terzo) e affrontata garantendo per quanto è possibile e fin dove possibile la continuità aziendale. La delega ruota tutta intorno a questo fulcro.

Per promuovere una maggiore cultura del controllo economico/finanziario all’interno delle aziende si prevede anche l’obbligo di nominare un revisore contabile per le imprese con dieci dipendenti (o 200 milioni di fatturato); per le più grandi sono maggiormente responsabilizzati gli organismi di controllo.

Prima di arrivare alla liquidazione dell’asset patrimoniale, potranno essere esperite le procedure di composizione stragiudiziale della crisi. La riforma delle garanzie permetterà ai creditori chirografari di avere più chance di rientrare nei loro crediti.

La procedura di liquidazione giudiziale dovrà contare su un iter accelerato ma soprattutto su sezioni specializzate nei tribunali capoluoghi di distretto, cioè i tribunali delle imprese. Questo è stato un punto controverso che ha spinto l’aula ad approvare diversi ordini del giorno. Secondo alcuni dati emersi durante la discussione in aula, il carico di lavoro delle sezioni specializzate sta aumentando sempre più. Nel 2016, rispetto all’anno precedente, c’è stato un aumento del 20% di procedimenti in più (il 72% in più rispetto al 2013). I tempi di definizione hanno subito rallentamenti. Nel 2014 il 74% per cento delle cause era concluso in un anno, nel 2016 la percentuale è scesa al 57. Il timore è da una parte l’ingolfamento dei tribunali delle imprese; dall’altra la sottrazione di un presidio giudiziario al territorio. Si aggiunge a questi timori anche la ripartizione di competenze in materia di procedura concursuali tra tribunali distrettuali e tribunali provinciali, con il rischio di creare molta confusione e poca efficienza.

Registro nazionale dei curatori. Altro elemento significativo, in termini di una maggiore trasparenza, è la sottrazione del registro dei curatori ai singoli tribunali a favore di un sistema centralizzato presso il ministero della giustizia, con indicazione dei requisiti di professionalità, indipendenza ed esperienza necessari per l’iscrizione. I poteri del curatore nominato in compenso saranno aumentati.

Procedura di allerta. Il governo disciplinerà una fase preventiva di allerta, volta ad anticipare l’emersione della crisi. È una procedura stragiudiziale e confidenziale di sostegno alle imprese affidata a un apposito organismo di composizione della crisi presso ciascuna camera di commercio.

Concordato preventivo. Circa il 90% dei concordati proposti hanno natura meramente liquidatoria (e, come tali, comportano il dissolvimento dell’impresa). La percentuale pagata in media nei concordati ai creditori non supera il 10%, ma la procedura è complessa e costosa. La riforma dunque circoscrive l’istituto all’ipotesi del cosiddetto concordato in continuità.

Tutela acquirenti immobili da costruire. Maggiore protezione degli acquirenti di immobili da costruire tramite il controllo di legalità da parte del notaio sull’adempimento dell’obbligo di stipulazione della fideiussione, nonché dell’obbligo di rilascio della polizza assicurativa indennitaria.

Esdebitazione. L’imprenditore che sia stato soggetto alla liquidazione giudiziale potrà ottenere la liberazione dei debiti residui.

La riforma prevede anche la revisione della disciplina del concordato preventivo e della crisi dei gruppi societari.

Common. Via Arenula lavora a un market place nazionale per tutti i beni posti in vendita dalle procedure concorsuali ed esecutive.

Claudia Morelli

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