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Fallimenti ai minimi dal 2010 grazie al recupero dell’industria

Soltanto nel 2010 erano stati meno. Per la prima volta da allora i fallimenti semestrali scendono al di sotto delle 6mila unità (-3,6%), consolidando il trend di recupero avviato ormai da tempo. Nei dati rilevati da Cribis, società di business information del Gruppo Crif, è soprattutto l’industria ad offrire il contributo più significativo, riducendo i fallimenti semestrali del 10,7% e avvicinando valori assoluti toccati l’ultima volta nel 2009.
Il miglioramento è deciso soprattutto nel secondo trimestre, che registra per tutti i settori solo 2994 casi, il 6,1% in meno rispetto al periodo corrispondente. Il distacco rispetto ai periodi più cupi della crisi è evidente, se si guarda al terribile secondo trimestre del 2014, quando quasi 4200 aziende furono costrette a portare i propri libri in tribunale.
Anche ora, tuttavia, il gap rispetto ai livelli pre-crisi resta ampio: dai quasi 4600 default del primo semestre 2009 l’impennata è ancora vicina al 30%. Un divario che ormai è stato praticamente chiuso per l’industria, tornata sui livelli di nove anni fa, mentre è ancora ampio altrove.
Guardando al periodo gennaio-giugno, per i servizi siamo ancora a livelli più che doppi rispetto al 2009, il commercio è a +58%, l’edilizia a +41%.
E tuttavia l’inversione di rotta è oggi evidente, visibile in modo corale e trasversale a tutti i settori.
Più frastagliato il quadro in termini regionali, dove le regioni manifatturiere si muovono a velocità diversa. Veneto ed Emilia-Romagna vedono infatti per i default un calo a doppia cifra, mentre Lombardia e Piemonte oscillano attorno alla parità.
Ancora in difficoltà invece Sicilia (+7,9%) e Calabria (+25,2%), che insieme alla Basilicata (qui però i casi sono solo 30) , sono però le uniche regioni a presentare numeri in crescita percentuale ancora significativa.
«Gli ultimi dati rilevati dalla nostra analisi – commenta Marco Preti, amministratore delegato di Cribis – confermano il trend positivo in atto negli ultimi anni, con i fallimenti a giugno 2018 in netto calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo stato di salute delle imprese italiane mostra segnali di ripresa incoraggianti e speriamo che questo trend prosegua in un percorso continuo di miglioramento trasversale per le imprese di tutti i comparti produttivi».
Anche se a livello nazionale i segnali di rallentamento in arrivo dalla produzione e dall’export si intensificano, in generale va osservato che le situazione complessiva dell’economia è ben diversa rispetto al periodo della crisi, come del resto dimostrato dal mood degli imprenditori.
A luglio l’indice di fiducia delle imprese registrato dall’Istat resta sostanzialmente stabile, non distante dai massimi pluriennali attorno a cui oscilla ormai da tempo.
Segnali negativi provengono dal settore dei servizi e del commercio al dettaglio dove l’indice diminuisce, mentre l’indicatore resta stabile nel comparto manifatturiero e fortemente positivo in quello delle costruzioni, dove tocca un nuovo massimo da dieci anni.
Analizzando le componenti, nell’area manifatturiera peggiorano i giudizi sugli ordini per il secondo mese consecutivo mentre migliorano le attese sulla produzione. Nel settore delle costruzioni si registra un deciso miglioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle aspettative sull’occupazione.

Luca Orlando

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