Factoring ed eccezione di incedibilità del credito

Il divieto di cessione del credito, opposto dal debitore ceduto al Factor, costituisce una delle eccezioni più frequentemente affrontate dallo studio nell'ambito del contenzioso in materia di factoring.

La cessione produce la sostituzione di un nuovo creditore al posto del precedente titolare, con la conseguenza che il Factor – alla scadenza del credito o immediatamente in caso di crediti esigibili – può pretendere il pagamento dal debitore ceduto, previa dimostrazione della titolarità del credito (Cass.10.5.2005, n.9761, in Guida al diritto, 2005, n.30, 74; conf. Cass. 19.6.2001, n.8333; Cass. 27.9.1999, n.10668; Cass. 25.7.1997, n.6969; Cass. 1.9.1995, n.575).

Ai fini del perfezionamento della cessione del credito non è necessario il consenso del debitore: quest'ultimo è infatti sempre tenuto a pagare e, quindi, è indifferente la persona del creditore.

Il codice civile esclude tuttavia che possano essere oggetto di cessione i crediti personali, cioè quei crediti che sono strettamente inerenti alla persona del creditore.

A titolo di esempio, si ricordano i crediti per alimenti che, per legge, sono dovuti a chi versa in stato di bisogno. La cessione è inoltre impedita dagli artt. 323 e 378  del codice civile.

A queste ipotesi di esclusione vanno poi aggiunte quelle previste dall'art. 1261 c.c.

L'art. 1260, secondo comma, del codice civile dispone che le parti possano escludere la cedibilità del credito convenzionalmente, ma il patto non è opponile al cessionario se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione.

Il patto con il quale il creditore ed il debitore prevedono che il credito non possa essere ceduto è perfettamente valido, senza che vi sia necessità di verificare la sussistenza di uno specifico interesse del debitore o del creditore a tale pattuizione.

Il divieto di cessione, ove sia inserito nelle condizioni generali del contratto predisposte da uno dei contraenti, deve essere specificatamente approvato per iscritto, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1341 c.c. (cfr., ex plurimis, Trib.Milano, 30 gennaio 1995, in Gius. 1995, 637).

Il patto di incedibilità è opponibile ai terzi che siano venuti a conoscenza della sua esistenza – quantomeno al momento della cessione – e la prova di tale conoscenza deve essere fornita da chi intende contestare il trasferimento del credito, sia esso il debitore o il creditore.

Ai fini dell'opponibilità del patto di incedibilità, è ritenuta dalla giurisprudenza sufficiente anche la prova della semplice conoscibilità del patto medesimo, quando l'ignoranza dello stesso sia dovuta a causa imputabile al cessionario.
In conclusione, soltanto in caso di divieto di cessione per legge (c.d. incedibilità legale) il debitore ceduto può sempre opporre al Factor la relativa eccezione.

Nella diversa ipotesi di incedibilità convenzionale, ai sensi dell’art. 1260 secondo comma c.c., il patto potrà essere invece opposto al cessionario solo e soltanto se il debitore offra la prova che il cessionario medesimo ne era a conoscenza al momento della cessione.

(Francesco Giovanni Pagliari – f.pagliari@lascalaw.com)

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