Facoltà di disporre e richiesta di svincolo? Attenzione ai falsi pegni irregolari

La clausola congegnata nel senso che il creditore “è autorizzato a curare l’eventuale riscossione dei titoli che andranno a scadere e l’eventuale reimpiego degli importi riscossi nell’acquisto di altri titoli” non ha nulla a che vedere con la “facoltà di disporre” di cui all’art. 1851 c.c., in cui il potere dispositivo del creditore – che è garantito dall’acquisizione del diritto di proprietà – non risulta condizionata né da “scadenze” dei titoli, né da loro “riscossioni”, né da eventuali “reimpieghi” o comunque “sostituzione”.

La Corte di Cassazione, con sentenza del 1° febbraio 2018 n. 2503 richiamando il disposto di cui all’art. 1851, del Codice Civile secondo il quale “se, a garanzia di uno o più crediti, sono vincolati depositi di danaro, merci o titoli che non siano stati individuati o per i quali sia stata conferita alla banca la facoltà di disporre, la banca deve restituire solo la somma o la parte delle merci o dei titoli che eccedono l’ammontare dei crediti garantiti”, ha precisato che la clausola che prevede convenzionalmente la facoltà di disporre dei titoli che andranno a scadere mediante riscossione o reimpiego in acquisto di altri titoli non ha nulla a che vedere con la “facoltà di disporre” di cui alla norma citata.

Nel caso di specie, una società finanziaria dopo essere stata ammessa allo stato passivo del fallimento in via chirografaria a fronte di un credito derivante da un’operazione di leasing immobiliare, presentava un’istanza al Giudice Delegato volta a chiedere lo svincolo di due pegni su titoli posti a garanzia del credito insinuato, al fine di procedere con la vendita di tali beni. Il Giudicante, però, rigettava tale istanza e avverso tale decisione la finanziaria presentava reclamo, poi accolto dal Tribunale di prime cure.

Secondo la Suprema Corte, però, il Giudicante avrebbe violato la norma di cui all’articolo 1851 c.c. trattandosi il pegno di titoli costituito dalle parti, nel caso che qui ci occupa, di un semplice pegno regolare.

A conferma di tale tesi la Corte di Cassazione richiama un’ulteriore pronuncia di legittimità (numero 3674 del 17/02/2014) secondo la quale qualora il patto prevede la facoltà del creditore pignoratizio di provvedere in autonomia alla riscossione alla scadenza dei titoli alla scadenza e di impiegare gli importi riscossi nell’acquisto di altrettanti titoli della stessa natura, con l’avvertenza che gli importi riscossi e i titoli con essi acquistati restino soggetti all’originario vincolo di pegno, la riscossione dei titoli alla scadenza (e non la vendita degli stessi in qualsiasi momento) e l’acquisto di titoli della stessa natura rendono evidente la mera surrogazione dell’oggetto di un pegno regolare e non l’attribuzione alla banca della facoltà di disporre dei titoli.

Conseguentemente, una tale previsione convenzionale rimane del tutto incompatibile con il pegno irregolare.

Cass., Sez. I Civ., 01 febbraio 2018, n. 2503

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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