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Facebook delude sui conti e perde 120 miliardi in Borsa

Stime disattese, utenti in calo, ricavi pubblicitari rallentati. Il tutto all’ombra degli scandali. Il giovedì nero di Facebook, col titolo crollato del 19% a 176,26 dollari dopo la trimestrale deludente del giorno prima, è un complicato intreccio di numeri e paure. Che hanno portato a bruciare in poche ore più di 120 miliardi di dollari. Un crollo storico, il più grande mai subito da un’azienda in un solo giorno. Che ha fatto scoprire a Menlo Park di essere un colosso sì, ma dai piedi d’argilla, il suo valore sceso da 619 miliardi a 501: un crollo superiore, insomma, anche al collasso di Intel nel 2000, quando 91 miliardi di dollari svanirono in un giorno. Anche il patrimonio personale di Mark Zuckerberg, padrone del 17 % delle azioni, è stato intaccato: in una notte ha perso 16 miliardi, passando da terzo a sesto uomo più ricco del mondo, fuori dal podio dei Paperoni globali. Anche se in questi mesi, come annunciato a settembre, il fondatore sta vendendo una parte della sua quota. E pazienza se da tempo Zuckerberg parlava di rallentamento cercando di mettere le mani avanti. Il tentativo di ridimensionare le aspettative non è servito. Il fatturato cresce del 42%, il nuovo record di 13,23 miliardi è stato raggiunto: ma – seppur di poco – non sono state centrate le aspettative degli analisti ferme a quota 13,3. L’utile è salito a 5 miliardi. Ma la reazione in Borsa è stata spietata. A terrorizzare gli investitori, svela il Wall Street Journal, sono state soprattutto le ammissioni fatte dalla società durante la conference call: previsioni di perdite di utenti anche nei mesi a venire. E di sostanziosi aumenti delle spese. La causa, manco a dirlo, ruota intorno alla questione sicurezza. Fb ha perso almeno 3 milioni di utenti da quando lo scandalo di Cambridge Analytica è venuto a galla lo scorso marzo: conseguenza delle rivelazioni sui dati sottratti a 87 milioni di profili probabilmente usati per costruire fake news mirate. Che si somma al precedente scandalo delle inserzioni pagate da società russe per influenzare le presidenziali americane, che già costrinsero Zuckerberg a fornire il contenuto di oltre 3mila annunci. Ma a pesare è anche la stretta da parte dell’Ue che il 15 maggio ha introdotto il General Data Protection Regulation, il nuovo regolamento a tutela della privacy col rischio che limitando le informazioni che finora si potevano condividere coi clienti, gli introiti pubblicitari calino. Tutto previsto, prova a rassicurare David Wehner, responsabile finanziario del gruppo: « L’aver offerto più scelta sulla privacy continuerà ad incidere sulla crescita nel 2018. Ma noi guardiamo oltre: le previsioni per il 2019 sono rosee». Anche perché a pesare su questa e sulle future trimestrali sono i costi per tappare le troppe falle nella protezione degli utenti. Dopo l’ammissione di Zuckerberg che la reazione all’interferenza russa «era stata troppo lenta» sono stati stanziati 7,4 miliardi per assicurare che nulla del genere succeda mai più. Ed è stata annunciata l’assunzione di 20 mila nuove persone entro fine anno proprio col compito di rivedere i contenuti sospetti. « Sicurezza e privacy sono la nostra meta e il futuro della nostra crescita » . Sperando di liberare Facebook dall’intreccio, anche social, di numeri e paure.

Anna Lombardi

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