Esecuzione immobiliare: nessun privilegio per le spese del fallimento

Sono prededucibili in sede esecutiva le spese di giustizia che sono strumentali all’espropriazione immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della stessa e, pertanto, in tale sede non possono essere riconosciute le spese esposte dalla Curatela relativamente alla procedura fallimentare.

Questo è il principio di diritto sostanzialmente sancito nell’ordinanza del 24.02.2018 emessa dal Tribunale di Mantova, il quale, uniformandosi al precedente di merito del Tribunale di Aosta (ordinanza del 25.10.2017), si è pronunciato sulla controversia insorta nella fase distributiva tra il creditore fondiario procedente e il fallimento intervenuto nell’esecuzione.

Nella fattispecie, il creditore fondiario contestava il progetto di distribuzione prediposto dal delegato che attribuiva al Fallimento, intervenuto nell’esecuzione, quali spese in prededuzione ex art. 2770 c.c., il compenso del curatore, il compenso del difensore del fallimento e la quota del 5% delle spese generali sul ricavato della vendita.

Il quesito sottoposto al vaglio del giudicante riguardava pertanto il riconoscimento in privilegio delle spese di giustizia fatte valere dalla curatela nell’ambito della procedura esecutiva, non essendovi somme eccedenti da attribuire al Fallimento intervenuto in quanto il ricavato della vendita era incapiente anche per il creditore fondiario.

Il Tribunale Mantovano oltre a ribadire che, ai sensi del secondo comma dell’art. 41 TUB, l’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari può essere iniziata o proseguita dal creditore fondiario anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore e che il curatore ha facoltà di intervenire nell’esecuzione, ha anche riaffermato l’ormai consolidato orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. 17368/2012, in adesione a Cass. S.U. 23572/2004) secondo cui l’assegnazione provvisoria in favore dell’istituto di credito fondiario della somma ricavata dalla vendita forzata dei beni del debitore, nei limiti del proprio credito ipotecario, configura un privilegio ″di carattere meramente processuale″ con il solo limite dell’anteposizione dei crediti per atti conservativi o di espropriazione di cui all’art. 2770 c.c..

Ritiene pertanto il giudicante che ″sono collocabili in privilegio soltanto le spese di giustizia strumentali all’espropriazione forzata immobiliare e rientrano in questa previsione tutte e solo le spese sostenute funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura″.

Poichè nell’ambito della controversia sottoposta alla cognizione del Tribunale, nessuna spesa è stata sostenuta dalla curatela intervenuta nell’esecuzione, nessuna somma spetta al Fallimento.

Recita infatti l’Ordinanza ″…Nessuna delle spese esposte della Curatela rientra in detta categoria, trattandosi di spese tutte sostenute in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori, e quindi senz’altro prededucibili in sede concorsuale, ma non in sede esecutiva in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata di cui si tratta…″.

Tribunale di Mantova, ordinanza del 24 febbraio 2018

Domenico Meddis – d.meddis@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Il Collegio, in sede di reclamo ex art 669 terdecies c.p.c., abbracciando l’orientamento della Cor...

Diritto dell'esecuzione Forzata

L’occupazione illegittima di un immobile altrui comporta un danno per il proprietario dello stesso...

Diritto dell'esecuzione Forzata

L'ordinanza che dichiara la chiusura anticipata della procedura esecutiva per infruttuosità, ai sen...

Diritto dell'esecuzione Forzata