Esecuzione immobiliare: intervento tardivo e non titolato

L’intervento tardivo e non titolato è inammissibile qualora il creditore intervenuto non abbia presentato istanza di accontamento delle relative somme e, nei trenta giorni successivi al deposito dell’atto di intervento, non si sia attivato per procurarsi il titolo esecutivo.

Questo è quanto statuito nella recente ordinanza in commento dal Tribunale di Monza alla luce delle osservazioni avanzate dal creditore procedente al progetto di distribuzione predisposto dal professionista delegato che riconosceva al creditore intervenuto titolo per partecipare alla distribuzione.

In particolare, lo scrivente Studio in qualità di difensore del creditore procedente osservava che il creditore intervenuto non aveva titolo per percepire le somme di cui al progetto di distribuzione, stante l’inammissibilità del suo intervento in quanto fondato su titolo non esecutivo (contratto di mutuo ipotecario privo di formula esecutiva) e tardivo (intervento depositato poco più di un mese prima dell’udienza deputata all’approvazione del progetto di distribuzione, ex art. 596 c.p.c.).

Il creditore intervenuto eccepiva invece la tardività delle predette osservazioni, in quanto le stesse avrebbe dovuto essere avanzate nei venti giorni successivi al deposito dell’atto di intervento.

Ciò premesso si precisa che, ai sensi dell’art. 499 c.p.c., se il creditore non munito di titolo esecutivo interviene nella procedura esecutiva immobiliare prima dell’udienza ex art 569 c.p.c. fissata per la vendita del compendio pignorato, tale intervento è “tempestivo” ed il Giudice fissa l’udienza per la comparizione del debitore e dei creditori intervenuti privi di titolo esecutivo per il riconoscimento/disconoscimento della somma oggetto dell’intervento.

Tuttavia se tale intervento è successivo all’udienza in cui è disposta la vendita e quindi “tardivo”, viene meno la possibilità di attivare lo speciale sub-procedimento di riconoscimento/disconoscimento del credito “non titolato” con l’inevitabile conseguenza che detto credito è disconosciuto e pertanto il creditore ha l’onere di instare per l’accantonamento delle somme ad esso spettanti ipoteticamente, a condizione, però, che lo stesso provi di essersi attivato entro trenta giorni dal disconoscimento per procurarsi il titolo esecutivo.

Sul punto, la giurisprudenza di legittimità è concorde nel ritenere che “in caso di intervento tardivo, oltre il termine di cui all’art. 499, comma 2, c.p.c., del creditore privilegiato che versi in una delle condizioni cui all’art. 499, comma 1, c.p.c., il credito si ha per disconosciuto, restando preclusa l’attivazione del subprocedimento di verificazione regolato dalla norma, senza che da ciò, peraltro, derivi l’inammissibilità dell’intervento stesso attesa la prevalenza della disciplina di cui all’art. 551 c.p.c. ovvero, per le espropriazioni mobiliari presso il debitore e per le espropriazioni immobiliari, degli artt. 528 e 566 c.p.c., sicché detto creditore, per assicurarsi almeno il diritto all’accantonamento in sede di distribuzione, è tenuto a presentare specifica istanza e a dimostrare di aver agito, entro i trenta giorni dalla data dell’intervento tardivo, per conseguire il titolo esecutivo mancante nei confronti dell’esecutato” (Cass. sent. n. 774/2016).

Nel caso di specie, il Tribunale di Monza accoglieva quindi le osservazioni avanzate dal creditore procedente, precisando anzitutto – contrariamente a quando sostenuto dal creditore intervenuto – che queste erano tempestive, in quanto non costituivano oggetto di opposizione agli atti esecutivi, soggette al termine decadenziale di giorni venti dall’atto (e quindi dal deposito dell’intervento), bensì materia di controversia emersa in sede distributiva ex art. 512 c.p.c., svincolata da termini, ed attivabile anche nella fase finale della distribuzione delle somme.

La Corte di merito disponeva pertanto di procedersi alla formulazione di un nuovo progetto di distribuzione che escludesse il creditore intervenuto (pur vantando privilegio ipotecario), stante la mancata formulazione dell’istanza di accantonamento somme e la mancata prova circa l’esperimento dell’azione necessaria, nel termine di trenta giorni dal deposito dell’intervento, per munirsi del titolo esecutivo.

Tribunale di Monza, ordinanza del 12 dicembre 2017

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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