Esecutività dello stato passivo e preclusione della revocatoria fallimentare

In un giudizio avente ad oggetto una revocatoria fallimentare, il Tribunale di Milano ha accolto l’eccezione sollevata da parte convenuta, la quale ha dedotto l’inammissibilità della domanda azionata dal Fallimento attore, in quanto quest’ultimo non aveva formulato eccezione di revocatoria in via breve e neppure l’ eccezione di inefficacia ex art. 64 l. fall. né in sede di progetto di stato passivo né nel giudizio di opposizione allo stato passivo.

Nella fattispecie, il Fallimento attore contestava l’inadempimento della convenuta committente nell’ambito di un contratto di appalto deducendo altresì l’esistenza di un accordo modificativo, nel quale l’appaltatore (società fallita) aveva in precedenza rinunciato, senza corrispettivo, ad ogni pretesa risarcitoria dietro impegno all’esecuzione dei lavori commissionati in tempi più brevi.

Per tali ragioni, parte attrice deduceva la revocabilità del suddetto accordo, ai sensi degli artt. 64 e 67 l. fall.

Costituitasi in giudizio, la società convenuta insisteva per l’inammissibilità della domanda azionata dal Fallimento dal momento che il curatore, in sede di formazione dello stato passivo, si era avvalso dell’accordo di cui sopra per avanzare un’eccezione di compensazione, al fine di paralizzare la domanda di ammissione al passivo della convenuta stessa.

Ebbene, condividendo la difesa della convenuta, il Giudice rigettava le domande attoree ed affermava che: “La domanda di inefficacia/revocatoria è preclusa (così risultando preclusa la conseguente domanda risarcitoria), condividendosi le deduzioni di parte convenuta, per effetto della preclusione pro iudicato conseguente alle determinazioni assunte dalla curatela del fallimento in sede di formazione dello stato passivo, nonché in sede di opposizione ex art. 98 L.F. …… Il curatore del fallimento ha fondato una eccezione di compensazione proprio sul contratto del 21.05.2013, ossia proprio sulla scrittura privata che vorrebbe far dichiarare inefficace o revocare”.

Questo, pertanto, il principio espresso dal Tribunale di Milano: “La preclusione di ogni ragione di inefficacia di un documento di cui il curatore si avvale in sede di stato passivo riposa sul fatto che il curatore, avvalendosi di una scrittura e rendendola opponibile alla massa, subentra in un rapporto contrattuale del fallito o fa valere un diritto del medesimo, non diversamente da un avente causa del fallito. Questa è, ad esempio, la ragione per cui il curatore fallimentare non può agire in revocatoria per far dichiarare inopponibile alla massa l’intervenuta risoluzione di diritto di un contratto di leasing allorquando, in sede di accertamento del passivo, sia stata già definitivamente accolta la domanda di rivendica del bene oggetto del menzionato contratto avanzata dal terzo acquirente (Cass., Sez. I, 4 settembre 2013, n. 20222), come anche, ove il curatore fosse subentrato in un contratto, non può poi ottenerne la revocatoria in via ordinaria, perché subentrando in un contratto ne diviene parte e non può più agire a tutela della massa invocandone la revocatoria come terzo”.

Tribunale di Milano, sentenza del 7 marzo 2018

Ottavio Continisio – o.continisio@lascalaw.com

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