Esdebitazione sì o no?

La risposta arriva dalla Corte di Cassazione che, di recente, è stata chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di esdebitazione formulata da un fallito, al quale sia il Tribunale che la Corte di Appello l’avevano, in precedenza, negata.

Nel caso di specie un socio accomandatario di una società fallita, il cui fallimento era oramai chiuso, assumendo che ne ricorressero i presupposti, propose istanza di esdebitazione ex art. 142 L.F. All’esito del relativo procedimento, il Tribunale di Milano dichiarò inammissibile il ricorso per l’insussistenza del requisito di cui all’art. 142 L.F., comma 2, secondo il quale “l’esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati soddisfatti neppure in parte i creditori concorsuali”.

Dello stesso parere la Corte di Appello milanese che affermò la fondatezza del provvedimento precedentemente emesso dal Tribunale.

Il fallito propose, allora, un ricorso per Cassazione, e la Corte, all’esito dell’udienza di discussione, dispose la trasmissione degli atti al Presidente che, a sua volta, rimise la decisione della causa alle Sezioni Unite.

Le Sezioni Unite, con sentenza del 18 novembre 2011 n. 24214, cassarono con rinvio il decreto impugnato affermando che “in tema di esdebitazione, il beneficio della inesigibilità verso il fallito persona fisica dei debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti richiede, ai sensi dell’art. 142, comma 2, l. Fall., che vi sia stato il soddisfacimento, almeno parziale, dei creditori concorsuali, dovendosi ritenere realizzata tale condizione …anche quando taluni di essi non siano stati pagati affatto, essendo invero sufficiente che, con i riparti almeno per una parte dei debiti esistenti, oggettivamente intesi, sia consentita al giudice di merito, secondo il suo prudente apprezzamento, una valutazione comparativa di tale consistenza rispetto a quanto complessivamente dovuto”.

La Corte di Appello di Milano, adita dal fallito, in sede di rinvio respinse nuovamente la richiesta di esdebitazione, adducendo, questa volta che “la parzialità del soddisfacimento dei creditori concorsuali, da rapportarsi al numero complessivo dei creditori e di molto inferiore al 30% dell’esposizione totale, comunque non ne consentisse l’accoglimento”.

Avverso tale decisione, fu proposto ricorso in Cassazione, e quest’ultima, definitivamente pronunciandosi con l’ordinanza n. 7550/2018, oggi in esame, evidenziando che “la già citata pronuncia resa da Cass. S.U., n. 24214 del 2011 – a cui i principi avrebbe dovuto necessariamente uniformarsi il giudice di rinvio – ha privilegiato la tesi dell’interpretazione estensiva del novellato art. 142 l.fall., assumendo, in estrema sintesi, quanto alla portata ed ai limiti del presupposto oggettivo per il riconoscimento dell’esdebitazione…che tale istituto appare, nelle sue linee portanti…ispirato ad un indubbio favore debitoris, onde l’insolvenza viene percepita non più come una grave ed irrimediabile capitis deminutio imprendoriale, bensì come uno dei possibili esiti dell’attività economica svolta, inidonea, di per sè sola, a determinare la definitiva scomparsa dell’imprenditore dalla scena del mercato, con ineludibile dispersione delle esperienze da questi acquisite” , ha accolto il ricorso del fallito cassando il decreto impugnato.

Il fallito ha, dunque, diritto all’esdebitazione anche se i creditori rimangono in parte insoddisfatti.

Pertanto, per concedere il beneficio dell’esdebitazione all’imprenditore fallito, gli organi fallimentari dovranno sempre considerare la condotta complessivamente tenuta dallo stesso, e ciò, indipendentemente dal requisito oggettivo dell’avvenuto soddisfacimento, anche parziale, delle ragioni di credito di ciascun creditore.

E allora, che esdebitazione sia!

Cass., Sez. I Civ., 27 marzo 2018, ordinanza n. 7550

Antonella Mafrica – a.mafrica@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Il Tribunale di Milano ha confermato la possibilità di risoluzione della procedura di concordato pr...

Crisi e procedure concorsuali

La Corte di Cassazione, richiamando il proprio orientamento ormai consolidato, ha stabilito che il d...

Crisi e procedure concorsuali

La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul tema dell’applicabilità della previsione di ...

Crisi e procedure concorsuali