Escussione del pegno irregolare e compensazione ex art. 56 L.F.

In tema di revocatoria fallimentare di rimesse bancarie, per la qualificazione del pegno come irregolare non osta la previsione pattizia che subordina la facoltà della Banca di vendere i titoli al fatto che il debitore sia inadempiente.

Con la sentenza in commento, Il Tribunale di Treviso ha ritenuto infondata la domanda proposta dal Curatore di un Fallimento, il quale chiedeva al Tribunale di dichiarare l’inefficacia di un pagamento incamerato da una Banca, mediante l’escussione di un pegno su deposito titoli.

La Banca convenuta contestava che, nel caso di specie, l’atto di escussione della garanzia non fosse revocabile, considerato che l’atto costitutivo del pegno prevedeva la facoltà per l’Istituto, in caso di inadempimento, di vendere i titoli e di utilizzare il ricavato per ripianare lo scoperto sul conto corrente. Infatti, la Banca aveva provveduto ad incamerare il controvalore dei titoli ai sensi dell’art. 56 l.f., riducendo in tal modo l’esposizione debitoria della società poi fallita.

Il Tribunale, dato atto delle circostanze incontestate dell’esistenza della garanzia assistita da patto di compensazione e dell’inadempimento dell’obbligazione garantita, motivavano la loro pronuncia chiarendo inizialmente la natura della garanzia oggetto del caso in esame.

La caratteristica essenziale del pegno irregolare è che oggetto del pegno è un bene considerato fungibile per natura o per il quale sia stata conferita al creditore la facoltà di disposizione. Con la conseguenza che la proprietà del bene dato in pegno invece che rimanere, come di regola, in capo al datore del pegno, passa immediatamente al creditore pignoratizio (cfr. Cass., n. 16618/16).

Nel caso di specie alla Banca era stato espressamente conferito il potere di disporre dei titoli dati in garanzia. Di talché il Tribunale ha qualificato la garanzia quale pegno irregolare con conseguente possibilità di compensazione ex art. 56 l.f. con il credito da essa vantato nei confronti del correntista.

Il Giudice, inoltre, ha specificato che a tale qualificazione non osta la previsione contrattuale che subordina la facoltà della Banca di vendere i titoli al fatto che la società sia inadempiente.

In tal senso si è di recente pronunciata la Corte di Cassazione affermando che: “il creditore garantito acquisisce la somma portata dal titolo o dal documento, che dovrà restituire al momento dell’adempimento, o in caso d’inadempimento, dovrà rendere per quella parte eccedente l’ammontare del credito garantito, determinata in relazione al valore delle cose al tempo della scadenza del credito garantito” (Cass. n. 7563/2011).

La stessa giurisprudenza di legittimità ha, inoltre, affermato che lo strumento tipico di realizzazione della garanzia pignoratizia va individuato proprio nella compensazione che opera quale modalità sostitutiva del congegno satisfattivo del pegno regolare, strutturalmente inapplicabile al pegno irregolare (v. ex multis Cass. n. 5111/2003; Cass. n. 93067/2006; Cass. n. 26154/2006).

Pertanto il Tribunale di Treviso, considerato la legittimità dell’escussione della garanzia, ha accertato l’inesistenza di rimesse revocabili e rigettato la domanda revocatoria proposta dal Fallimento.

Tribunale di Treviso, 27 luglio 2017, n. 1717 (leggi la sentenza)

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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