Escluso il concorso di colpa del cliente se il promotore finanziario infedele ha agito con dolo

Sentenza n. 10375, 23 luglio 2013

Con sentenza n. 10375 del 23 luglio 2013 il Tribunale di Milano – in composizione collegiale nell’ambito di un giudizio promosso con l’ex rito societario – si è pronunciato in punto di responsabilità dell’intermediario finanziario per il risarcimento delle somme sottratte al cliente dal promotore finanziario infedele.

La controversia viene incardinata dal cliente nei confronti dell’intermediario e del promotore finanziario incaricato dell’esecuzione degli ordini di investimento e dell’attività di consulenza, per vedere accertata la responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, in ragione dell’illecita distrazione del patrimonio affidato in gestione nel contesto di un rapporto di deposito e investimento acceso nel 2002.

La sentenza in commento assume rilievo in ordine all’ambito applicativo del disposto di cui al primo comma dell’art. 1227 cod. civ. in tema di concorso di colpa del danneggiato nella produzione dell’evento, idoneo a diminuire il risarcimento secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate.

Si è osservato, infatti, che la rispettive condotte colpose del danneggiante e del danneggiato possono essere comparate, considerato che entrambi avrebbero dovuto osservare regole di prudenza e la comparazione tra le stesse può portare a “valutare la percentuale della colpa che grava su ciascuno, con correlata equa quantificazione dell’importo da risarcire”.

I giudici di merito hanno tuttavia rilevato che, nel caso di specie, l’azione del danneggiante era connotata da dolo e, pertanto, hanno ritenuto che “la comparazione tra il dolo di colui che commette un reato al fine di trarne profitto per sé o per altri e (l’eventuale) colpa di colui che in qualche misura agevola la commissione del reato in suo danno aderendo a richieste provenienti dallo stesso danneggiante non può tradursi in effettiva incidenza causale della sua condotta sul danno e quindi in una diminuzione del suo diritto al risarcimento ai sensi dell’art. 1227 c.c. (che opera proprio a livello di con-causalità)

Il Collegio ha, dunque, concluso che la “limpida sussistenza di una condotta truffaldina dell’autore degli atti illeciti e delle condotte artificiose rende per definizione inesistente un concorso di colpa (o meglio di causa) della vittima, pena la messa in discussione del suo essere vittima del reato di truffa”.

Il Tribunale adito ha, inoltre, escluso – ai fini del concorso rilevante ai sensi dell’art. 1227 cod. civ. – la rilevanza di condotte omissive, quale l’omissione di controllo degli estratti conto da parte del cliente derubato, osservando che l’invio degli stessi risponde ad un’esigenza di trasparenza dell’operato dell’intermediario professionale, senza tuttavia comportare in capo al cliente un onere di accortezza in funzione della prevenzione di reati da parte di un promotore infedele.

23 aprile 2014

(Carmela Prencipe – c.prencipe@lascalaw.com )

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