ESAs: pubblicato un progetto per la mitigazione del rischio di riciclaggio nei gruppi

Il 6 dicembre 2017, il Comitato Congiunto delle Autorità di vigilanza europee (EBA, ESMA e EIOPA) (le “ESAs”) ha pubblicato il proprio progetto di norme tecniche di regolamentazione (“RTS”) sulle modalità con cui le banche e gli intermediari finanziari dovrebbero gestire i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo a livello di gruppo, nelle ipotesi in cui la normativa di un Paese terzo non consenta l’applicazione – da parte delle succursali o filiali stabilite in tale Paese – delle policies e delle procedure del gruppo societario, come invece previsto dall’art. 45(1) e dall’articolo 45, paragrafo 3, della Direttiva (UE) 2015/849.

Secondo quanto espresso nel report, il criterio per adottare una adeguata mitigazione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo risiede nell’implementazione di idonee policies e procedure a livello di gruppo.

In tale prospettiva, viene pertanto richiesto alle banche e agli intermediari finanziari che si trovino ad operare in un Paese terzo, di:

  • – svolgere una valutazione del rischio di riciclaggio e del finanziamento del terrorismo risultante per il gruppo, registrare tale valutazione, tenerla aggiornata e conservarla e condividerla con l’Autorità di vigilanza competente;
  • – assicurare che i rischi individuati si riflettano in maniera appropriata nelle policies e nelle procedure del gruppo;
  • – ottenere dal “senior manager” l’approvazione, a livello di gruppo, delle policies e delle procedure;
  • provvedere a porre in essere programmi di formazione per il personale interessato di un Paese terzo, in maniera tale da consentire loro di identificare gli indicatori di rischio.

Non solo, il documento disciplina la “disclosure of information related to suspicious transactions”.

In particolare, qualora la legge di un Paese terzo impedisca la condivisione di informazioni tra le succursali, le filiali e le controllate stabilite in detto Paese, con le altre entità del gruppo, le banche e gli intermediari finanziari dovrebbero comunque:

  • – informare l’Autorità di vigilanza dello Stato membro d’origine senza ritardo e, in ogni caso, entro 28 giorni dall’identificazione del Paese terzo, con riguardo: (i) al nome del Paese terzo e (ii) come l’implementazione della legge del Paese terzo impedisca o restringa la possibilità di condividere informazioni;
  • – richiedere alla succursale, filiale o controllata di fornire rilevanti informazioni al senior manager della banca o dell’intermediario finanziario, in maniera tale da valutare i rischi associati con l’operazione, nonché l’impatto che l’operazione stessa abbia a livello di gruppo, come ad esempio: (i) il numero di segnalazioni sospette riportate nello stesso periodo e (ii) i dati statistici aggregati che forniscano una panoramica sulle circostanze che hanno dato origine alla segnalazione.

Qualora le banche e gli intermediari finanziari non possano gestire i rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo mediante l’adozione di apposite misure di mitigazione, dovrebbero chiudere tutte le operazioni fornite dalla succursale, filiale o controllata stabilite nel Paese terzo.

Le banche e gli intermediari finanziari dovrebbero, altresì, determinare l’estensione di ulteriori misure per mitigare le aree più sensibili ai rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, nonché essere in grado di dimostrare alle Autorità di Vigilanza che detta estensione di ulteriori misure è appropriata in relazione ai rischi individuati.

Claudio Saba – c.saba@lascalaw.com

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